(foto: Ap/LaPresse)

Manca meno di un mese all’apertura del processo per esercizio abusivo della professione medica contro Adriano Panzironi, il guru della contestata dieta Life 120. E in vista della prima udienza, in calendario il 3 marzo al tribunale di Roma, il giornalista sta arruolando i suoi adepti come testimoni.

Al culmine di una giornata evento dedicata alla dieta, il Life 120 day, il 6 febbraio, con tanto maratona televisiva e, dicono gli organizzatori, 500 cene lungo lo Stivale (da Roma a Milano, con proteine a gogo e niente carboidrati), Panzironi ha fatto arrivare un messaggio a quello che ha ribattezzato “popolo Life 120”. Una lettera che, dopo l’esaltazione dell’emancipazione dalla “medicina dogmatica” e una citazione di Ippocrate, è andata dritto al punto: chiedere ai suoi seguaci di iscriversi alla lista dei testimoni che la difesa intende depositare al processo.

La nostra difesa si baserà sulle testimonianze delle migliaia di persone del popolo Life 120”, recita il messaggio che Panzironi ha diffuso: “Poche decine di persone saranno effettivamente chiamate a testimoniare, ma è importante depositare una lista testimoniale composta di migliaia di nomi per influenzare positivamente il giudice che sarà chiamato a presiedere il processo”.

La tesi dell’accusa

Dopo la denuncia nel 2018 da parte dell’Ordine dei medici di Roma e le indagini dei Nas, lo scorso ottobre arriva il rinvio a giudizio per Panzironi e per il gemello Roberto, che con lui tira le fila della galassia Life 120. Nessuno dei due, si sa, è medico o dietologo. Ma ora toccherà a un giudice stabilire se i contenuti dei libri scritti da Panzironi, a cominciare da Vivere 120 anni, il programma tv autoprodotto e diffuso nelle emittenti locali, Il cercasalute, e gli integratori a marchio Life 120 sconfinano nel perimetro di una professione soggetta a rigide regole, quale è quella del medico.

L’accusa ritiene che solo un medico possa scrivere libri o partecipare a trasmissioni televisive che abbiano come tema la salute e la medicina – ha scritto Panzironi ai suoi -, oltre al fatto che non riconosce le capacità curative del Life 120, considerandolo come uno stile di vita privo di validità scientifica”. Affermazione, quest’ultima, che Panzironi si guarda bene dal fare fuori dai circuiti ristretti dei suoi seguaci, visto che sotto gli spot dei suoi integratori specifica: “L’integrazione non ha efficacia terapeutica né natura curativa”.

Non può essere, tuttavia, un tribunale a validare la contestata dieta Life 120, come sembra suggerire tra le righe la lettera di Panzironi. Il giudice non è in aula per stabilire se le persone che attribuiscono al regime alimentare a base di proteine e integratori la guarigione dalle più disparate malattie, anche gravi (e che il guru vuole chiamare a testimoni), stanno bene per effetto dei suoi consigli. Quello, semmai, è compito dei medici. Il processo dovrà invece definire se, con il metodo Life 1020, Panzironi ha esercitato la professione medica pur senza averne i titoli. E compiendo perciò, come sostiene l’accusa, un abuso, che può costare fino a tre anni di reclusione.

Le altre grane

Il processo è l’ennesima tegola sul guru della contestata dieta. Lo scorso settembre l’Autorità garante della concorrenza e del mercato (Agcm) ha sanzionato per 290mila euro complessivi tre società della galassia Panzironi: Life 120 Italia, Welcome time elevator (editore dei libri) e l’emittente Teleuniverso, che controlla il canale su cui vengono trasmessi i programmi di cui il giornalista, sospeso dall’Ordine del Lazio, è protagonista.

Mentre a marzo la scure dell’Autorità garante delle comunicazioni (Agcom) si è abbattuta sul format per eccellenza di Panzironi, Il cercasalute: 260mila euro di multa a Life 120 Channel per aver “trasmesso informazioni pubblicitarie potenzialmente lesive della salute degli utenti”. A novembre, infine, l’ultima denuncia. Contro Panzironi si scagliano la Società italiana di diabetologia (Sid) e l’Associazione medici diabetologi (Amd).

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