I prossimi anni saranno i più complessi ma anche i più sfidanti per i grandi player dell’industria farmaceutica e biotecnologica globale. Secondo i dati dell’Organizzazione mondiale della sanità (Oms), infatti, entro il 2050 la popolazione over sessanta si attesterà su un totale di 2 miliardi di persone, uno scatto in avanti considerevole se si pensa che gli ultrasessantenni erano 900 milioni nel 2015. A cambiare sarà il profilo dei paesi interessati dal fenomeno ageing (che inizierà a impattare più fortemente anche su quelli low- and middle- income) e inoltre, se si guarda a singole patologie come il diabete o l’Alzheimer, le proiezioni al 2050 prospettano un aumento progressivo del numero dei pazienti totali affetti.

La condizione di milioni di persone sul pianeta dipenderà da quanti e quali progressi saranno fatti dai ricercatori all’opera nei laboratori in tutto il mondo. Una sfida che chiama in causa anche Lilly Italia, l’affiliata nel nostro paese dell’azienda Eli Lilly and Company, fondata nel 1876 negli Stati Uniti dal colonnello Eli Lilly: attualmente è presente con i suoi prodotti in oltre 120 paesi, conta 38 mila addetti su scala mondiale e possiede facilities per la ricerca e lo sviluppo in otto paesi.

Indianapolis, dove è presente la casa madre del gruppo, è decisamente lontana da Sesto Fiorentino, dove ha sede dal 1959 la filiale italiana e anche l’innovativo stabilimento destinato alla produzione di insulina da DNA ricombinante e antidiabetici per i Paesi europei ed extraeuropei (un ampio processo di riconversione, anche sul fronte degli investimenti e della riqualificazione degli addetti, è cominciato oltre dieci anni fa; in precedenza nel medesimo hub si producevano antibiotici, ndr). Il know how dell’azienda però non cambia, così come i principi su cui lavora, focalizzando i suoi sforzi sul fronte delle bio-medicine, del diabete, dell’oncologia.

L’attività di Lilly Italia è cominciata sessant’anni fa, un traguardo che invita a riflessioni sul futuro oltre che occasione di festeggiamento da cogliere. L’evento “Lilly Italia, da 60 anni insieme, per la vita” si svolgerà nella sede del gruppo a Sesto Fiorentino e vedrà Wired media partner. Si discuterà di innovazione e sostenibilità, con un occhio al welfare; di settore farmaceutico e brand reputation; di valore delle aziende multinazionali. Saranno a Sesto Fiorentino, Andrea Lipparini, professore ordinario di Gestione dell’Innovazione presso Unibo; Ketty Vaccaro, responsabile dell’area salute e welfare della Fondazione Censis; Nello Martini, presidente Fondazione ReS (Ricerca&Sviluppo) e Kenneth Custer, vicepresident Next Generation Research&Portfolio Strategy Eli Lilly and Company.

Migliorare la vita delle persone, e contribuire all’accelerazione dei progressi della medicina grazie all’innovazione, resta quindi la missione del gruppo a livello italiano (dove conta 1.068 addetti di cui 700 nel segmento manufacturing) e internazionale. L’azienda fu voluta da Eli Lilly, all’epoca della fondazione, per produrre medicine affidabili e per contrastare quei fenomeni tipici della quack medicine, il ricorso a rimedi inaffidabili e fraudolenti, molto diffusi negli States. I tempi sono radicalmente cambiati ma, complici anche disinformazione e fake news, i fatti dimostrano che la chiave di lettura del colonnello unionista Lilly è ancora valida.

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