(foto: F.Costantini 2017/Iit)

Il progetto iRonCub, che ha l’obiettivo di costruire il primo robot umanoide in grado di volare, è valso al 34enne Daniele Pucci dell’Istituto italiano di tecnologia di Genova (Iit) il premio della rivista del Massachusetts Institute of Technology (Mit) come uno dei 35 giovani innovatori più promettenti d’Europa. Il robot bambino iCub si colloca così fra i più recenti e avveniristici progetti nell’ambito della robotica umanoide aerea.

Insegnare a dei robot a volare può essere utile per poterli impiegare in operazioni di soccorso o emergenza quando, ad esempio, si verificano calamità naturali come terremoti o alluvioni. Come si spiega sul sito del progetto, l’obiettivo è quello di combinare le funzionalità manuali al movimento terrestre su due piedi e quello aereo “per eseguire ispezioni all’aperto e spostarsi da un edificio all’altro”. Per farlo, l’approccio della robotica umanoide aere è quello di dotare il robot di un turbine a getto.

Nato a Velletri nel 1985, Pucci si è laureato nel 2009 in ingegneria dei sistemi di controllo nell’Università Sapienza di Roma. Dopo il dottorato in Francia, dal 2013 lavora nell’Iit, dove, dal 2017, il responsabile della linea di ricerca Dynamic Interaction Control (Dic). Il premio, ha detto, “rappresenta la conferma che la direzione intrapresa dal nostro laboratorio riguardo la robotica umanoide aerea è promettente seppur futuristica”. Come spiega la rivista, il team sta attualmente testando il progetto senza smettere di porsi interrogativi sulle sfide future come il controllo del corpo durante il volto. “L’italiano” – si legge – “contempla altri usi, come la manutenzione di cavi ad alta tensione e il trasporto di materiali da costruzione nei cantieri”. Non solo, il raggiungimento di questo obiettivo potrebbe consentire al robot volante di far arrivare cibo o medicinali, come vaccini, in zone remote o dopo catastrofi.

Al momento iCub è la piattaforma di ricerca sulla robotica umanoide più diffusa al mondo. Una piattaforma open source a livello di hardware e software che vede uno scambio e una condivisione continua degli aggiornamenti sviluppati in Italia, al Iit di Genova, con la comunità di ricercatori sparsi in quasi tutti i continenti. Il robot finora sviluppato sa rialzarsi se cade, mantiene l’equilibrio se spinto e cammina quando teleoperato (di fatto riproduce da lontano e all’istante i gesti compiuti da un umano). Il volo è così l’ultima frontiera. “Senza l’entusiasmo del mio team e il loro coraggio sarebbe impossibile tentare di trasformare un’idea in una soluzione funzionante ed operativa al servizio dell’essere umano”racconta il giovane vincitore – “Il nostro vero motore è l’immaginazione”.

Un altro italiano selezionato

Fra migliaia di innovatori concorrenti, la rivista premia anche un altro italiano: Francesco Petrini, che lavora in Svizzera, dove è amministratore delegato della startup SensArs del Politecnico di Losanna. Trentatré anni, si laureato come Pucci in Ingegneria strutturale all’università La Sapienza e in Svizzera ha perfezionato le ricerche nel settore delle protesi di nuova generazione che riescono a connettersi col sistema nervoso, inviando informazioni sul movimento grazie a elettrodi inseriti direttamente nei nervi.

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