L’istituto per le malattie infettive Lazzaro Spallanzani (foto: Andreas Solaro/Afp via Getty Images)

Anche in Italia si è compiuto un passo importante per capire il nuovo coronavirus. All’Istituto nazionale malattie infettive Lazzaro Spallanzani di Roma, dove sono stati ricoverati i primi due pazienti affetti dal coronavirus nel nostro Paese, i ricercatori sono riusciti a isolare e sequenziare il 2019-nCoV, responsabile dell’epidemia che ha raggiunto oltre 17mila casi di contagio e 362 decessi, facendo così un importante passo verso la realizzazione di un vaccino efficace (precisiamo fin da subito che non sono stati né i soli né i primi a riuscire nell’impresa).

Ad annunciarlo durante una conferenza stampa sono stati il ministro della Salute ed il direttore scientifico dell’Inmi Giuseppe Ippolito. “Un passo importante per tutta la comunità scientifica che consentirà di accelerare la ricerca su questa malattia. L’Italia ha uno dei servizi sanitari migliori al mondo e oggi lo ha nuovamente dimostrato”, ha riferito Speranza. “Ora i dati saranno a disposizione della comunità internazionale. Si aprono spazi per nuovi test di diagnosi e vaccini. l’Italia diventa interlocutore di riferimento per questa ricerca”, ha aggiunto Ippolito.

Sebbene molti giornali abbiano parlato di grande impresa italiana, va precisato, che non è una prima mondiale. Già i ricercatori cinesi erano riusciti a identificare e sequenziare il nuovo virus. Non solo: come vi avevamo raccontato, l’isolamento e il sequenziamento era stato effettuato anche dai ricercatori dell’Istituto Pasteur, in Franca, e dai ricercatori dell’australiano Peter Doherty Institute for Infection and Immunity di Melbourne, che erano riusciti alcuni giorni fa a far crescere in laboratorio una versione del nuovo virus cinese. Il primo a essere stato ricreato al di fuori della Cina. Il team di ricercatori, poi, ha condiviso il proprio campione, ricreato a partire da un paziente infetto, con l’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) nella speranza di accelerare ulteriormente il processo di sviluppo di potenziali vaccini.

Aver isolato il coronavirus è comunque un passo fondamentale per la ricerca, in quanto permetterà di capire se si sta modificando (ricordiamo che i virus, a causa di mutazioni genetiche, sono responsabili di nuove malattie infettive). Conoscere il virus, quindi, potrà permettere non solo di realizzare test diagnostici e testare farmaci in grado di trattarlo, ma anche di sviluppare vaccini che siano efficaci. “L’isolamento virale, effettuato anche in Italia dallo Spallanzani permette di sequenziare il virus e confrontarlo con i ceppi già isolati anche in Cina e al di fuori della Cina in Paesi come Francia e Australia per valutare eventuali mutazioni”, spiega Giovanni Rezza direttore del Dipartimento malattie infettive dell’Iss. “In generale, l’isolamento del virus può aiutare a mettere a punto i metodi diagnostici, testare l’efficacia di molecole antivirali conosciute e identificare e potenziare eventuali punti deboli del virus al fine di consentire lo sviluppo di strategie terapeutiche e identificare eventuali target vaccinali”.

Secondo quanto riporta l’ultimo bollettino diffuso dallo Spallanzani, le condizioni cliniche della coppia cinese positiva all’infezione da coronavirus sono in continuo monitoraggio e sono discrete. Per quanto riguarda le 20 persone che hanno avuto contatto con loro continuano a essere monitorate, ma sono tutte in buone condizioni generali e la loro salute non desta preoccupazioni. Al momento nell’ospedale sono ricoverati 23 pazienti provenienti da zone della Cina interessate dall’epidemia.

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