Redatto da Oltre la Linea.

Hollywood è pervasa dall’odio razziale per gli uomini bianchi, niente di nuovo, nessuna novità. Case cinematografiche americane ed emittenti televisive si sono da tempo piegate alle logiche del politicamente corretto subendo ricatti da movimenti come quello del MeToo o dalle lobby del movimento LGBT. Eppure una rapida occhiata a incassi e ascolti sembrerebbe confermare l’opinione contraria della maggioranza della popolazione.

Ultimo caso in ordine cronologico è quello che riguarda la saga del cartone animato Disney Pixar dedicato ai giocattoli ovvero Toy Story. La casa produttrice non ha esitato ad accogliere l’istanza femminista che ha chiesto la rimozione da una scena del “dietro le quinte” posta in coda ai titoli del secondo film in cui un personaggio maschile prometteva una parte a due bambole barbie per via della loro avvenenza.

Scena sessista, Disney pronta a scusarsi e a giurare che l’immagine verrà eliminata dalle future programmazioni. Quando a far pervenire una protesta ufficiale per via di una scena nel quarto capitolo della saga attualmente nelle sale è stata l’associazione One Millions Mom ecco alzarsi il polverone mediatico con tanto del solito epiteto omofobo affibbiato a chi non ha gradito la scena di due madri (o genitori 2) che accompagnano un bambino a scuola.

L’odio razziale di Hollywod contro Achille

A parlare, per kolossal come la Disney, sono gli incassi e Toy Story con buona pace dei contestatori ha concluso la propria saga con un successo sia nel continente europeo che negli Stati Uniti prima che le polemiche entrassero nel vivo. Accadrà lo stesso con l’action movie della Sirenetta?

In questo caso l’odio razziale verso i bianchi è stato palesato già nella scelta della protagonista: la sirenetta danese sarà, infatti, la cantante afro Halle Bailey (perché non Rihanna a questo punto che ha tinto già più volte i capelli di rosso proprio come Ariel resta un mistero). Ovviamente la scelta senza alcun motivo logico è facilmente ascrivibile al sovvertimento in atto da parte di Hollywood iniziato con la scelta di David Gyasi, attore britannico di colore, per il ruolo di Achille nella serie tv Troy.

L’odio razziale di Hollywood contro i bianchi
Achille nero nella trasposizione britannica della saga di Omero

Se per la Sirenetta si dovrà attendere il riscontro nelle sale a fare i conti immediatamente con il pubblico sono proprio le serie tv. Detto di Troy stroncata dalla critica e salvata dall’essere programmata per includere tutti gli avvenimenti scritti da Omero in un’unica stagione è già risultata un flop la versione ispanica e femminista del telefilm “Streghe”.

Nonostante non abbia brillato negli Stati Uniti la nuova versione è stata confermata per una seconda stagione mentre in Italia ha subito una debacle che ha costretto il nuovo direttore di Rai 2 a sospenderne subito la messa in onda. Gli ascolti dei primi tre episodi sono risultati lontani anni luce non solo dall’originale “potere del trio” ma anche dall’audience medio del canale televisivo.

Flop del politicamente corretto

Nella società turbocapitalista che hanno aiutato a creare anche le star cinematografiche, sempre pronte ad attaccare i Trump di turno con discorsi buonisti (si veda Robert De Niro, Tom Hanks e gli altri), l’unico valore reale di merci e persone è il loro corrispettivo in guadagno economico. Allora la soluzione per i populisti che davanti la tv o in una sala cinematografica intendono solo divertirsi e lasciarsi alle spalle i problemi quotidiani per un paio di ore è il boicottaggio.

Quando film e serie tv strampalati per cast e trama otterranno magri risultati al botteghino o non faranno vendere gli spazi pubblicitari allora anche i kolossal come la Disney dovranno adeguarsi ai gusti degli spettatori, è la logica del mercato!

(di Luca Lezzi)

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