(foto: Peggy e Marco Lachmann-Anke via Pixabay)

Covid-19 può lasciare strascichi anche importanti, dopo la guarigione, da stanchezza persistente a dolore al petto, da affanno a sintomi neurologici e non solo. Si chiama long Covid ed è diffuso e studiato da vari gruppi in tutto il mondo. Oggi una nuova conferma del problema arriva uno studio condotto dall’università di Ginevra, che ha approfondito il tema e ha svelato che anche persone giovani e prima perfettamente in salute possono avere sintomi molto protratti nel tempo. La ricerca, pubblicata sugli Annals of Internal Medicine, ha stimato che circa un terzo dei pazienti che hanno ricevuto un test positivo per Sars-Cov-2 continuano ad avere sintomi anche dopo 6 settimane, una volta dichiarati guariti (negativi al virus).

Long Covid, lo studio

Il gruppo di medici e epidemiologi svizzeri ha analizzato i dati di 700 persone con test positivo per Sars-Cov-2 (anche asintomatiche), di età media pari a 43 anni, che al momento della diagnosi non erano in condizioni gravi, tali da dover richiedere il ricovero. Di questi circa il 70% non aveva fattori di rischio particolari, ovvero patologie o condizioni precedenti associate a una maggiore probabilità di avere Covid grave o di andare incontro a decesso. I pazienti sono stati monitorati con follow-up in diversi momenti, in maniera molto assidua all’inizio e poi alla fine in un periodo compreso dai 30 ai 45 giorni dalla comparsa del primo sintomo.

Uno su tre ha sintomi persistenti

Dall’indagine emerge che circa un terzo delle persone coinvolte ha continuato ad avere uno o più sintomi anche dopo sei settimane dalla diagnosi. Lo studio non è andato oltre i 45 giorni di follow up per cui attualmente non siamo a conoscenza della durata totale dei sintomi e di quando sono eventualmente scomparsi. I sintomi che permanevano più a lungo sono stanchezza (nel 14% dei casi), affanno (9%) e perdita dell’olfatto e del gusto (12%), problemi diffusi e marcati che gli esperti ritengono con buona probabilità comunque transitori seppure prolungati. In più dopo 6 settimane il 6% ha riferito di avere ancora tosse e il 3% mal di testa.

Il medico spesso non riconoscere il problema

Oltre ai disturbi fisici del long Covid, molti sono preoccupati del protrarsi della situazione e si chiedono quanto durerà o se sarà permanente – domande per cui non abbiamo ad oggi risposte certe al 100% anche se l’auspicio è che si tratti di problemi temporanei. In questo scenario l’ascolto della persona diventa ancora più importante, anche e soprattutto da parte del medico.

La persistenza dei sintomi deve essere riconosciuta, rimarcano gli autori, al fine di legittimare le preoccupazioni dei pazienti – che non devono essere considerate eccessive o fuori luogo – e per ottimizzare la loro presa in carico.

“Questo richiede una campagna d’informazione nel pubblico e fra gli operatori sanitari, ma anche, in maniera più ampia, fra i lavoratori delle compagnie d’assicurazione e in generale la società”, scrivono i ricercatori di Ginevra. “Tutti devono essere consapevoli che persone prima in salute possono essere colpite dal Covid-19 anche a distanza di settimane o mesi dopo l’infezione. Per questo la prevenzione è di essenziale importanza”. Attualmente gli scienziati stanno conducendo una ricerca che valuta l’eventuale impatto dei sintomi dopo 3, 7 e 12 mesi dall’infezione. Ancora non ci sono risposte a lungo termine sul long Covid, ma la sperimentazione procede.

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