Redatto da Oltre la Linea.

“Per la prima volta una donna, per la prima volta una nera, per la prima volta una lesbica eletta sindaco di Chicago. Un voto che passa agli annali”, dice Enrico Mentana. “Chicago fa la storia” dice Repubblica. Si parla di Lori Lightfoot, neosindaco della città americana.

Ora, chiunque segua un minimo approfonditamente la politica sa bene che una delle strategie cardine dei partiti per far eleggere candidati “sicuri” sia quella di presentarli nelle circoscrizioni tradizionalmente vicine al proprio simbolo. In Italia ad esempio, sappiamo bene che per le cosiddette regioni “rosse” una candidatura nelle file del PCI prima e dei PDS, DS e PD poi significava avere possibilità pressoché certe di vittoria.

Non dovrebbe essere necessiaro nemmeno farlo presente, ma evidentemente in certi casi diviene impossibile passare oltre.

Chicago, guarda un po’, è un feudo del Partito Democratico dal 1931. L’ultimo repubblicano eletto è infatti William Hale Thompson, il cui mandato è iniziato il 3 novembre 1927 e terminato lo stesso giorno del 1931. Da Anton Cermak in poi, entrato in carica come rappresentante dei “blu” il 7 marzo 1931, la città del vento ha avuto come primi cittadini solo democratici.

Mentre Open, Repubblica e Huffington Post celebrano la vittoria della “prima sindaca nera e lesbica” (il che ci può anche stare dal loro punto di vista, sia chiaro), si fermino a riflettere sul fatto che la sua elezione è stata decisa anzitutto dal partito, che ha candidato la donna in un municipio praticamente già assegnato, prima di stappare lo champagne e di trasformare in rivoluzione ogni rutto. Grazie.

(di Stelio Fergola)

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