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Stando alle parole di Tedros Adhanom Ghebreyesus, a capo dell’Organizzazione mondiale della sanità (Oms), un team di dieci scienziati ha ricevuto l’incarico di andare a fondo della questione coronavirus: dove e quando è nato esattamente Sars-Cov-2? E come è avvenuto il salto all’essere umano? Diverse le ipotesi, ma la verità rimane ancora avvolta dal mistero, e svelarlo non è affatto scontato.

È passato giusto un anno da quando dalla Cina si è diffusa al mondo la notizia di un nuovo virus responsabile di strane polmoniti. Ma che quella prima segnalazione corrisponda al vero punto di inizio (geografico e temporale) dell’epidemia è tutto un altro paio di maniche. Molti ritengono che quello che di lì a poco si è rivelato essere il nuovo coronavirus Sars-Cov-2 circolasse già da diverso tempo – un’ipotesi sostenuta da alcune indagini che hanno trovato tracce del virus nelle acque reflue e nei campioni di sangue prelevati prima dello scoppio dell’epidemia. Tuttavia le evidenze non sarebbero sufficienti né abbastanza forti da costituire una prova.

Lo strumento che finora ha fornito (e probabilmente continuerà a fornire) più informazioni è l’analisi genetica del coronavirus, che permette di ricostruire l’evoluzione del patogeno individuando cluster associabili a un tempo e un luogo specifici e anche di capire meglio le sue dinamiche di trasmissione.

L’analisi del genoma virale ha consentito di dire che Sars-Cov-2 è un virus di origine animale, non disegnato a tavolino in laboratorio. Probabilmente è l’evoluzione di un coronavirus dei pipistrelli saltato all’essere umano attraverso un ospite intermedio, forse il pangolino. Ma ancora siamo nell’ambito delle ipotesi, e il team dell’Oms dovrà cercare di venirne a capo, prendendo magari in considerazione altre possibilità alla luce delle conoscenze che abbiamo acquisito nel corso di questi 12 mesi. Oggi infatti sappiamo che alcuni mustelidi, per esempio furetti e visoni, sono molto suscettibili al coronavirus e hanno recettori Ace-2 simili a quelli dell’essere umano.

Un altro punto su cui gli scienziati dovranno fare chiarezza è il possibile ruolo dell’Istituto di virologia di Wuhan, perché – ha commentato Etienne Simon-Loriere dell’Istituto Pasteur di Parigi all’agenzia di stampa francese Afp – non è ancora possibile escludere del tutto l’idea che nei laboratori cinesi si stesse studiando il virus e che questo sia accidentalmente sfuggito. Eventualità che la Cina esclude in modo categorico, ma che è stata cavalcata e estremizzata a fini politici dall’amministrazione Trump. Sul tema è intervenuto di nuovo Ghebreyesus chiedendo ai governi e ai media di smettere di politicizzare la questione.

Ricostruire la storia naturale di questa pandemia è essenziale perché non si ripeta in futuro, per prendere precauzioni perché non nascano altri Sars-Cov che possano mettere in ginocchio il mondo. Ma è un’operazione niente affatto facile, anzi è uno dei più grandi rompicapo che un epidemiologo possa sperare di risolvere.

I primi esperti incaricati dall’Oms si sono recati in Cina per cominciare i lavori a luglio scorso, ma l’organizzazione non ha ancora chiarito come proseguiranno le indagini, quante persone potranno partire per la Cina e quando.

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