Sistemi di allarmi automatizzati, big data per rilevare anomalie: no, non si tratta di tecnologia per evitare problemi in una centrale nucleare, ma di asset utili per stroncare l’odioso fenomeno del match-fixing. Nell’ambito della presentazione al pubblico del dodicesimo Rapporto di comunità, lo scorso 4 luglio Lottomatica ha parlato anche degli strumenti con cui combatte il fenomeno che danneggia la credibilità dello sport e gli stessi scommettitori (la tappa nell’area quotisti per parlarne era parte di un tour riservato alla stampa che comprendeva anche una visita alla control room per i sistemi centrali e all’area Soc per la sicurezza di prodotti e transazioni).

Grazie alla tecnologia, è più facile capire se eventi anomali stanno condizionando il normale andamento di partite e scomesse. È chiaro che i grandi eventi dello sport globale, da Wimbledon ai mondiali, fanno fioccare puntate massicce ma se il volume delle stesse cresce in maniera sproporzionata su eventi da terza categoria, in senso letterale, qualche dubbio sorgerà: in tal caso un sistema d’allarme automatizzato suonerà nella controll room sugli schermi collegati. Spazio anche ai big data, per analizzare la mole di informazioni che si genera sulle quote, alla ricerca quindi di quei significativi betting patterns da cui ricavare indizi, e per effettuare confronti con benchmark di mercato e serie storiche di eventi sportivi per individuare i match a rischio, anche ai fini della sospensione delle giocate.

Se il compito della tecnologia è apportare disruption, ma anche cambiamento culturale, il mondo del betting sembra prestarsi bene: il fenomeno delle partite combinate nasce per più fattori, compreso il volume ridotto di soldi che girano nelle categorie minori, ma anche l’idea di impunità fa la sua parte (non mancano tuttavia fenomeni recenti che dimostrano come le cattive pratiche tocchino anche i campionati maggiori, come confermato dalla Operación Oikos, il caso scoppiato a fine maggio nell’ambito della Liga spagnola). Un tema che naturalmente non riguarda solo il calcio, ma numerose altre discipline, dal tennis al basket (nel 2018 il presidente della federazione italiana Petrucci aveva chiesto di agire per stoppare i match ad alto rischio, dopo i segnali negativi arrivati dalle gare di basket dei campionati giovanili, match quindi con giovanissimi in campo). Non meno rilevanti, lontano dai confini italiani, anche i ricorrenti scandali che colpiscono il mondo del cricket, sport lontano dalla cultura italiana, ma cardine culturale del Commonwealth.

Tuttavia, secondo Andrea Pisano, responsabile della sala trading di Lottomatica, “oggi gli eventi anomali registrati sono veramente pochi. Le partite truccate ci sono ancora, di solito passano dai circuiti delle scommesse illegali o non regolamentati”.

Come confermato più in generale nel suo discorso durante la presentazione del  rapporto, dall’amministratore delegato di Lottomatica Fabio Cairoli, “la forte spinta alla innovazione ha condotto l’azienda ad intraprendere un percorso di “digital transformation” per rimanere al passo con il mercato, ma soprattutto per evolvere il modello di business e rinnovare l’approccio culturale. La trasformazione digitale, quindi, ha rappresentato e rappresenta tuttora l’opportunità di valorizzare in modo coraggioso e innovativo il ruolo delle reti distributive e di proporre soluzioni, prodotti e servizi all’avanguardia”.

 

The post Lottomatica, guerra al match fixing grazie alla tecnologia appeared first on Wired.



Leggi l’articolo su wired.it