Redatto da Oltre la Linea.

«La parola evasione che dà tanto fastidio ai materialisti storici, significa scappare da qualche cosa. L’avventura è cercare qualche cosa, che può essere bella o pericolosa, ma che vale la pena di vivere…» Hugo Pratt rispose con queste parole al suo editore francese, legato al Partito Comunista, quando questi decise di licenziarlo, tacciandolo di libertarismo. Parole belle, profonde, che sarebbero benissimo state adatte anche alla sua creazione meglio riuscita, il marinaio Corto Maltese.

Cos’è infatti Corto Maltese se non l’essenza stessa dell’avventura, della vita vissuta fino in fondo? Marinaio, avventuriero, pirata, maltese di nascita e cittadino del mondo per scelta, Corto è riuscito a rappresentare, per svariate generazioni, l’antieroe più eroico possibile, nel quale tutti sognavano di immedesimarsi; o per lo meno tutti sognavano di aver l’occasione di viaggiare con lui, per i mari del Pacifico o nei deserti della Mongolia. Il personaggio prattiano, avventuriero cartaceo, ha intrecciato le sue vicende con avventurieri realmente esistiti (Gabriele d’Annunzio, Butch Cassidy, Roman Von Ungern-Stenberg e via dicendo), grazie ai quali le sue storie hanno ottenuto una concretezza e una bellezza difficilmente raggiunta da altri fumetti.

L’ultimo marinaio Corto Maltese, eroe romantico

Tuttavia, ciò che realmente ci piace di Corto Maltese, ciò che ha fatto la sua fortuna, è il suo essere un antieroe per scelta, molto lontano dai canoni dei protagonisti delle storie a lui contemporanee. Sa essere cinico, a volte anche debole, non ha problemi ad amare con tutto sé stesso. È un uomo qualunque, che riesce a essere straordinario proprio in virtù delle sue debolezze, che sono poi le debolezze di tutti noi.

Corto Maltese perenne avventuriero

Corto nasce a La Valletta (Malta), nel 1887, da un marinaio della Cornovaglia e dalla Niña di Gibilterra, una gitana di Siviglia. Il resto della vita va ricostruito leggendo le sue avventure, che Pratt ha disseminato di indizi circa la sua storia passata. Di lui, per lo meno, possiamo dire che ha visto la Cina, il Giappone e la Russia, il Sud America e l’Italia, l’Irlanda, il Medio Oriente e quasi ogni altro luogo del globo laddove un uomo possa trovare una bella donna o un’avventura.

Lo stesso Hugo Pratt non poteva dire di aver avuto una vita monotona: in Africa Orientale, durante la Seconda Guerra Mondiale, fu addirittura imprigionato in un campo inglese. Aderì poi alla Repubblica Sociale Italiana, arruolandosi nella Decima Mas, ma si trattò di una breve esperienza, che il futuro fumettista presto abbandonò per allontanarsi dalla guerra e dalla politica.

L’avventura fu sempre la sua principale passione: fin da piccolo sognava il Far West, indiani e cow-boy sui banchi di scuola. «Hugo, tu pensi troppo agli indiani! Non studi mai, come puoi andare bene?» Furono queste le parole con cui un professore rimproverò un Hugo Pratt appena tredicenne. Aveva ragione, ma Pratt non smise mai di pensare a quegli indiani, regalandoci alcune delle più belle storie della frontiera, da Wheeling fino a Tutto ricominciò con un’estate indiana, realizzata assieme al grande amico di sempre Milo Manara.

L’ultimo marinaio Corto Maltese, eroe romantico
Giovanissimo Hugo Pratt con il padre in Afria Orientale Italiana

È stata questa la grande fortuna di Pratt, ma anche di tutti i disegnatori e scrittori come lui: la possibilità di poter dar vita ai propri sogni, alle proprie passioni. Pensava agli indiani e riuscì a rappresentarli meglio di chiunque altro. Pensava all’avventura e riuscì a rappresentare l’avventura per antonomasia, ovvero Corto Maltese. Probabilmente, lo stesso Pratt, tracciando la prima bozza del suo personaggio più riuscito, non avrebbe mai immaginato la grande fortuna che avrebbe avuto quel marinaio dall’aria furba e dall’orecchino d’oro. Corto è diventato il protagonista di quasi una trentina di avventure, parecchie delle quali trasportate poi sullo schermo come cartoni animati, è stato il soggetto di uno spettacolo teatrale e vanta addirittura due statue a lui dedicate. Statue che purtroppo il suo creatore non ebbe mai l’occasione di ammirare.

Hugo Pratt infatti muore il 20 agosto del 1995, a Losanna, circondato dall’affetto e dal dolore degli amati lettori. E Corto Maltese? Qualcuno lo dà per morto in Spagna, durante la Guerra Civile. Ma si tratta solo di voci, probabilmente infondate. D’altronde è lo stesso Pratt a dirci quale sia stata la fine del suo personaggio: «Corto Maltese non morirà. Corto Maltese se ne andrà perché in un mondo dove tutto è elettronica, è calcolato, tutto è industrializzato, non c’è posto per un tipo come lui.»

 

(di Andrea Tabacchini, da Sole e Acciaio – giornale universitario)

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