Grazie a tecnologie più complesse, a partire dall’intelligenza artificiale, un giorno riusciremo a gestire meglio anche fasi della vita improntate al lutto e al dolore, come la morte di un genitore? Nel video sopra il giornalista James Vlahos racconta come e perché, dopo la morte del padre nel febbraio 2017, ha deciso di creare ciò che, con un po’ di ironia sdrammatizzante, potremmo definire dadbot, per continuare a sentire la presenza del padre nella sua vita.

Vhalos in precedenza aveva registrato la voce del papà, a cui aveva fatto raccontare tutta la sua vita. Ha deciso quindi di trasformare il materiale vocale in suo possesso – trascrivendolo – e ha poi creato un chatbot, cioè un algoritmo istruito a rispondere automaticamente agli input dell’utente, con il programma Pullstring. Vhalos ha anche eseguito l’upload di file vocali, per poter continuare ad ascoltare il padre che suona e canta le sue canzoni preferite.

A volte il chatbot riesce davvero a ricreare la presenza del genitore, e la sua attitudine retorica; in altri casi è molto meno semplice accettare che lo strumento non sappia rispondere alle domande che un figlio si pone. Ma quel che conta è il pensiero, e il fatto che la tecnologia sia riuscita a dare conforto a una persona in un momento così difficile della vita.

Vahlos ha successivamente fondato la piattaforma Hereafter, per continuare a scommettere sulla sua intuizione.

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