Redatto da Oltre la Linea.

Il Movimento 5 Stelle è nella posizione migliore e non lo sa. O almeno non dà segni di saperlo. Del resto, la sua storia lo insegna: la vertiginosa crescita del passato, da proiezione anarcoide del blog di un comico a prima forza parlamentare italiana, è avvenuta non solo per merito, ma soprattutto nonostante i demeriti, o per meglio dire i limiti, del suo personale politico raccolto senza filtri dagli arrabbiati di ogni provenienza. La beata incoscienza è un po’ un marchio di fabbrica. Un vizio genetico che gli è costato il crollo di consensi nel breve volgere di un anno, quando alla prova del governo hanno dimostrato, buone intenzioni a parte, tutta la loro inadeguatezza nel saper giocare al gioco spietato della politica.

Tuttavia, la mossa di Matteo Salvini di far saltare il banco, facendo tornare in pista il Pd pronubo quel Renzi che controlla ancora buona parte dei gruppi parlamentari Dem, ha reso nuovamente spendibile la carta migliore in mano a Di Maio e soci: l’equidistanza del Movimento rispetto sia alla destra che alla sinistra. La possibile riapertura del “forno”, come si dice in gergo, di una collaborazione questa volta da stipulare con il Partito Democratico, è una pistola carica che i 5 Stelle possono poggiare sul tavolo per far tornare la Lega a più miti consigli. Neutralizzandone in sostanza il potere di ricatto sulla tramortita alleanza gialloverde. Anzi, per essere esatti, ritorcendogliela contro.

M5S e e governo: le ipotesi

Vediamo le ipotesi sul tappeto. Le elezioni entro l’anno sarebbero un bagno di sangue. Sostenere assieme al Pd e a Leu un governo istituzionale di scopo che si assuma la responsabilità della manovra finanziaria, con il devastante incremento dell’Iva (l’idea di Cacciari: riesumare il contedracula Carlo Cottarelli) sarebbe nè più né meno un suicidio, per i grillini. Vero che questa maggioranza si è già formata in Europa per l’elezione della conservatrice Van der Leyen a capo della Commissione, ma a questo episodio, pur simbolicamente importante, si è dato troppo peso per gli equilibri nostrani: a Bruxelles il M5S aveva l’urgenza problematica di non farsi tagliar fuori dai giochi, isolato com’è nelle famiglie partitiche dell’europarlamento, e ha appoggiato l’orrore del momento.

Gli italiani non si curano mediamente di ciò che succede lassù, mentre, per lo meno quelli che hanno votato 5 Stelle, sarebbero assaliti in massa da un conato di vomito ad un accordo qualsivoglia con il partito fino a ieri definito “di Bibbiano”, con dentro, e per giunta a dettar la linea, il resuscitato Renzi, la rinverginita Boschi, il ringalluzzito Delrio e compagnia ritornante. Peggio, molto peggio ancora ancora la soluzione hard preferita da questi zombie: un governo di legislatura, un patto d’acciaio la cui spudoratezza è pari soltanto alla loro assenza di un minimo, ma proprio di un minimo di coerenza. A parti rovesciate, il Movimento commetterebbe lo stesso errore fatto con il Carroccio: pur essendo il più forte nei numeri, si farebbe condizionare dal partner più piccolo facendosene dissanguare. Senza contare il vassoio d’argento offerto al leader leghista, che potrebbe crescere ancora ritagliandosi il ruolo ideale di capo indiscusso dell’opposizione di centrodestra all’inciucio giallorosso.

Perché Grillo spinge per un governo con il Pd?

Perchè allora Grillo spinge per un governo M5S-Pd? Per punto d’onore contro Salvini? Può darsi sia questo. Ma non solo questo. Il vecchio Beppe sa bene che se il M5S affrontasse le elezioni a breve, dimezzerebbe i consensi. E fin qui, ci arrivano tutti. Ma quel che sa meglio di chiunque altro, assieme a Casaleggio (il cui padre ha avuto un ruolo fondamentale in tutta la fase d’ascesa del Movimento, ma trasferito nel figlio, dinasticamente, è diventato ormai insostenibile) è che le truppe pentastellate non reggerebbero l’urto di lasciare il potere adesso, perché non hanno mai voluto, e non vogliono neppure ora, strutturarsi in modo da selezionare una classe di eletti, amministratori e governanti con le doti necessarie alla dura guerra del palazzo: immaginazione, prontezza, inventiva, lungimiranza, dosaggio di tattica e strategia, spessore culturale, abilità nell’analisi sociale.

In pratica, una batosta ora farebbe correre il rischio dell’estinzione, data la conclamata incapacità di adeguato ricambio nel reclutamento di uomini all’altezza. Primum vivere, insomma. Ovvero sopravvivere. In realtà così il problema genetico dei 5 Stelle sarebbe solo rimandato. Ma piaccia o meno, senza i 5 Stelle che fanno da variabile scardinatrice del tradizionale assetto destra-sinistra, una sorta di centro sregolatore del sistema partitico, si tornerebbe dritti all’antico. Il guaio vero, semmai, è che l’antico ce lo ritroviamo ancora troppo nel nuovo, nell’oggi, visto che nè il M5S nè tanto meno la Lega sono, presi singolarmente, realmente nuovi, creativamente distruttivi. La minestra è comunque riscaldata. Ha solo un sapore leggermente diverso rispetto al ventennio precedente, perchè qualche ingrediente, compreso il caos di questi giorni, era imprevedibile fino a qualche anno fa.

Detto questo, cioè detto che il M5s è una forza poco più che riformista con qualche buona intuizione (nel sociale, soprattutto), la sua funzione storica di impedire che si richiudano del tutto i cancelli di Mordor resta comunque valida, sebbene sempre più ristretta. Ecco allora cosa potrebbe e – secondo chi scrive – cosa dovrebbe fare il Movimento se sfruttasse il proprio vantaggio competitivo: far dimettere Giuseppe Conte, evidenziare con tutti i crismi ufficiali e istituzionali l’isolamento in cui si è cacciata la Lega durante le trattative nel periodo di perlustrazione quirinalizia, rendere pan per focaccia al cinismo renziano imbastendo un finto negoziato con il Pd per farlo fallire – i presupposti ci sono tutti, c’è solo l’imbarazzo della scelta – e indurre così Salvini a tornare alla casella di partenza, incolpandolo com’è sacrosanto di un azzardo che ha fatto perdere tempo all’Italia, facendogli perdere anche un po’ di faccia e quindi quel tanto di potere contrattuale che aveva conquistato con il successo alle elezioni europee, dando vita a un Conte-bis in cui uscirebbero rafforzati loro, i grillini (in cui sarebbe il caso che Di Battista prendesse il posto di Di Maio come capo politico), e andare sperabilmente ad un tragico ma salutare scontro con l’Ue sui conti, condividendone i dolori con un Salvini cosparso di cenere.

E’ un piano indubbiamente non privo di rischi, e conoscendo la propensione tafazziana dei 5 Stelle, non scommetteremmo noi stessi un nichelino che così andrà domani in parlamento. Ma non ci pare di vedere vie d’uscita migliori, sempre che si voglia salvare una formula, quella gialloverde, che era e rimane la peggiore di tutte eccetto tutte le altre.

(di Alessio Mannino)

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