Redatto da Oltre la Linea.

Maestro Franco, addio. Vai via in un giorno d’estate, caldo ma ancora non afoso. Vai via per sempre dalle nostre vite.

Fuggi, dopo averci lasciato in eredità un tesoro fatto di sensibilità, di gusto estetico, di profondità umana, di cultura.

Muori, Maestro, dopo averci cantato gli struggenti amori di Romeo e Giulietta, la pietà suprema e misericordiosa del salvatore Cristo, la conversione di un piccolo uomo come San Francesco in sacro patrono d’Italia.

Ci lasci dopo averci mostrato le straordinarie capacità di attore drammatico di Mel Gibson nel tuo sottovalutatissimo Amleto.

Ma nella tua carriera hai esaltato tanti artisti, da Robert Powell, a Placido Domingo, Olivia Hussey. Perché la qualità di un grande regista è anzitutto far rendere al massimo i suoi attori. E tu ci sei riuscito.

Te ne vai dopo averci dato testimonianza della tua profonda onestà intellettuale anche quando si sono trattati temi politici, e non ci dimentichiamo di quando esprimesti scetticismo sui gay pride, sulla tua complicata esistenza di cattolico omosessuale, sulle contraddizioni, sulle fragilità che fanno parte della vita di ognuno di noi.

Per la solita retorica sedicente cinefila sarai l’ennesimo “ultimo Maestro” ad andarsene. In un Paese che di Maestri, nonostante tutto, continua a produrne.

Addio, Franco. Non ti dimenticheremo mai e ci mancherai da morire. Il tuo San Francesco canta, nella sua umile parrocchia di campagna, anche le tue lodi.

(di Stelio Fergola)

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