Anche l’innovazione torna in fiera e in presenza: dall’8 al 10 ottobre gli appassionati di tecnologia potranno ammirare prototipi, concept e idee nei 240 spazi espositivi della Maker Faire 2021. L’appuntamento romano, che torna dal vivo pur non rinunciando anche al canale digitale, sarà di scena nell’area dell’ex Gazometro Ostiense, una struttura di archeologia industriale che ha saputo diventare iconica in una città dove altri siti dominano il paesaggio.

E se in passato il futuro era atteso come migliore, oggi, complice anche la pandemia ci si limita al massimo a pensarlo diverso. Ma in che modo e in che tempi? La manifestazione stessa darà qualche risposta, a partire dalla conferenza di apertura, in programma il 7 ottobre, che enuncia anche il tema di questa edizione: “Fast Forward – The Future In The Making”.

La dimensione dal vivo si interfaccerà anche con quella digitale, con un flusso di interventi e racconti che dalla fiera arriveranno a chi guarda sulla piattaforma dedicata (un canale principale sarà live, altri saranno tematici). La fiera, come enuncia anche il nome, è la casa degli innovatori e dei maker e, nei suoi stand e spazi espositivi, rivelerà le innovazioni destinate a cambiare l’agritech, il food tech, il digital manifacturing, la robotica, la mobilità, ecc.

Per i più esperti e appassionati, la fiera è il contesto per comprendere anche lo stato dell’arte dell’innovazione italiana, grazie alla presenza dei principali gruppi di ricerca di determinati settori; grazie al racconto di iniziative che incidono su determinate dinamiche (es, trasferimento tecnologico); grazie alla possibilità di toccare con mano gli sviluppi concreti a cui stanno lavorando le aziende, nel settore dell’artificial intelligence.

Non solo luogo di esposizione però: la contaminazione di competenze e visioni è fondamentale e quindi  Maker Faire è anche ecosistema per  scambi  tra attori diversi, grazie anche a webinar, workshop e conferenze: una dimensione dove possono quindi dialogare innovatori ma anche atenei, enti di ricerca, scuole (protagonisti anche delle call lanciate per l’occasione). Uno scambio a cui sono chiamati anche i partecipanti virtuali, che potranno ad esempio chattare con i maker e gli espositori, ma anche assegnare like, porre domande, condividere contenuti e quindi interagire dal vivo.

Il Gazometro stesso finirà per destare l’attenzione di chi sarà alla Maker Faire perché è un luogo storico ma anche proiettato nel futuro. Eni, partner della manifestazione (che è promossa dalla Camera di Commercio di Roma), è infatti al lavoro per il recupero delle aree industriali. All’interno dell’area Gazometro Ostiense si trova il quartier generale di Joule, la scuola di impresa che Eni ha lanciato per chi vuole creare business vincenti, meglio se sostenibili e circolari.

Eni, che ospita quindi la manifestazione nei suoi spazi di Roma, nell’area ex Gazometro, sarà anche presente con una installazione diffusa, che contribuirà a raccontare la trasformazione del luogo ma anche le sfide della transizione energetica e delle tecnologie utili a questa conversione.

Quest’area della capitale, simbolo di una industria basata sui combustibili fossili, ora punta a diventare  un perimetro innovativo, dove si affiancano realtà diverse ma votate idealmente agli stessi obiettivi. La scuola Joule  ma anche Zero, l’acceleratore clean-tech della rete nazionale di Cassa Depositi e Prestiti (CDP) di cui Eni è main  partner. In un contesto simbolo del mondo di prima, in futuro approderanno le sperimentazioni per la nuova energia della compagnia, che si interfaccerà con altre realtà, le stesse, morfologicamente parlando, che saranno presenti anche all’evento (imprese, start up, PMI, università e centri di ricerca).

 

 

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