malaria
(foto: Getty Images)

La malaria è un problema globale. I casi sono in aumento e continueranno a esserlo per via dei cambiamenti climatici in atto. Una piaga a cui – come sottolinea anche l’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) – si deve porre un argine. Le strategie storiche perdono terreno sulle zanzare che trasmettono il parassita che causa la malattia, ma ora potrebbe esserci una nuova arma al nostro arsenale. I ricercatori della Colorado State University hanno appena pubblicato sulla rivista Lancet i primi risultai di un nuovo approccio farmacologico per il controllo della malaria: la somministrazione ripetuta di ivermectina sembra ridurre in modo significativo gli episodi malarici nei bambini al di sotto dei 5 anni nei villaggi in cui è stato distribuito il trattamento. E gli effetti collaterali sono trascurabili.

Sangue tossico
Come spiega l’autore dello studio Bryan Foy, “L’ivermectina riduce i nuovi casi di malaria rendendo il sangue di una persona letale per le zanzare che se ne nutrono. Uccidendo i vettori di malattia, si riduce la probabilità di infezione di altre persone”.

In realtà l’ivermectina non è una nuova scoperta. Il principio attivo è già utilizzato per trattare altre infezioni da parassiti, tra cui, per esempio, quelli che causano la scabbia. Tuttavia gli studi sull’ivermectina come strumento per il controllo della malaria sono abbastanza recenti e molti sono ancora in corso.

Lo studio
Quello della Colorado State University è la prima ricerca su un (relativamente) ampio campione di popolazione a dare risultati.

Gli esperti hanno coinvolto in uno studio durato 18 settimane 8 villaggi della regione meridionale del Burkina Faso. In quattro di questi centri abitati alle persone (in totale 1447, età media 15 anni) è stata somministrata per via orale una dose di ivermectina ogni 3 settimane, mentre negli altri 4 villaggi è stata distribuita solo una dose del farmaco all’inizio dello studio.

Per capire se l’effetto dell’ivermectina fosse quello atteso (cioè uccidere le zanzare e ridurre le probabilità di trasmissione della malattia), i ricercatori hanno valutato l’incidenza degli episodi di malaria nei bambini residenti nei villaggi coinvolti nello studio durante le 18 settimane. Un’infermiera visitava regolarmente i bambini, annotandone il quadro clinico e confermando eventualmente la diagnosi con esami del sangue specifici.

Dai dati raccolti è emerso che nei villaggi in cui la popolazione aveva ricevuto il trattamento con ivermectina i bambini avevano avuto meno episodi malarici (648 episodi su 327 bambini sotto i 5 anni) rispetto ai bambini di controllo degli altri villaggi (647 episodi su 263 bambini). Una riduzione statisticamente significativa secondo gli esperti.

Prospettive future
Come sottolineato in un commento sulla stessa rivista Lancet, la ricerca della Colorado State University è un primo risultato importante: il campione di popolazione è ancora troppo ridotto per trarre conclusioni definitive, ma i dati sono promettenti e la nuova strategia, combinata agli strumenti già in uso, potrebbe fornire un supporto concreto per il controllo della malaria. Attualmente sono in corso 23 sperimentazioni nel mondo e presto (forse già entro il 2020) ci saranno dati più consistenti sui quali riflettere e, si spera, sviluppare una strategia sempre più efficace.

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