Redatto da Oltre la Linea.

Usualmente, all’interno del panorama italiano, gli elettori e tutti coloro che si approcciano – con dedizione, passione ed impegno – al mondo politico ed a ciò che lo contraddistingue, sono perfettamente consapevoli che sia difficile, a livello contingente, pretendere la totale franchezza da parte degli esponenti delle varie forze. Strategie machiavelliche, parole infingarde, delucidazioni ed ipocrisie sono all’ordine del giorno: e non soltanto sul suolo dello Stivale, ma ovunque (tutto il mondo è paese). Del resto, si può e si deve essere «golpe e lione»: per guerreggiare e per mercanteggiare, a seconda delle occorrenze e delle opportunità.

Per questo motivo, una sincerità lapalissiana e totale può alle volte costituire una sorpresa. Tuttavia, nel momento in cui questa stessa sincerità venga in essere come elitista, snob, finanche aristocratica e demofobica, allora la sorpresa è doppia. Ma, con essa, doppio è anche il ringraziamento da parte degli elettori: perché comprendere chi li disprezza è sicuramente un buon metodo con il quale evitare rappresentanti di tal fatta.

È quanto si è potuto osservare con un’intervista della deputata del Partito Democratico – e già ministro sotto il governo Renzi – Maria Elena Boschi, ad un suo recente intervento a SkyTg24, risalente al 18 agosto 2019. Una dichiarazione riportata e condivisa sui social soprattutto da molti esponenti e (suoi) avversari politici, quali uomini e donne di Lega, di Fratelli d’Italia e via discorrendo. E non a torto: infatti, le parole della parlamentare toscana non possono non destare scandalo, per ciò che dietro queste stesse parole traspare.

«Siamo disponibili se ci saranno le condizioni, cioè se le altre forze politiche in Parlamento vorranno seguire questo percorso. E se il Presidente della Repubblica riterrà che si possa avviare questo nuovo percorso, rimboccarci le maniche ed affrontare le sfide di una legge di bilancio sicuramente difficile. […] Io continuo a pensare che il MoVimento 5 Stelle sia composto da persone incompetenti e incapaci che ci hanno portato dove siamo oggi. Però io tra trovarmi Salvini premier per i prossimi cinque anni – che può decidere il prossimo Presidente della Repubblica che può decidere i vertici delle Forze Armate, che potrebbe avere addirittura i numeri per cambiare da solo la Costituzione -, preferisco cercare una soluzione diversa che consegnare il Paese alla destra per i prossimi cinque anni. Lo dico sinceramente».

La traduzione dal politichese franco è presto fatta: sarei disposta persino ad andare insieme agli zoticoni incapaci dei 5 Stelle, votati da una massa di para-fascisti ignoranti, pur di non vedere Salvini in auge, a sua volta votato da veri e propri fascio-razzisti senza competenze. Il linguaggio appena adoperato è volutamente iperbolico ed esagerato, e non corrispondente al vero per la deputata: anche se, purtroppo, come troppo spesso si legge sui social (lo specchio più evidente per tracciare un quadro di logomachie e turpiloqui interni), esso non va così distante dal pensiero di molti, troppi elettori ed eletti del Partito Democratico.

Soprattutto, esso si fa portatore di un qual certo elitismo, che – senza naturalmente scadere nell’iperbole di cui sopra – indubitabilmente la deputata Boschi porta con sé. Infatti, poco importa che i cittadini italiani stiano sempre più orientando la loro scelta politica in direzione della Lega e/o di forze parlamentari (e non) diverse dalla sua: l’importante è contrastarne i personaggi, a qualunque costo. Persino, al prezzo di ingoiare il rospo pesante ed indigesto di allearsi con persone che si disprezzano. E non certo per il bene del Paese: non è credibile, è anzi maledettamente ipocrita.

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La frase più sconvolgente ed avvilente della sua dichiarazione è senza ombra di dubbio l’ultima: «Preferisco cercare una soluzione diversa che consegnare il Paese alla destra per i prossimi cinque anni». Anche qui, la traduzione è semplice: questo riposizionamento politico è figlio della volontà sia di non andare alle urne (come tutta la sezione renziana del PD, non quella zingarettiana) sia in generale di evitare che la Lega possa assumere una posizione preponderante nell’esecutivo ed alle Camere. Poco importa che questa, contestabile o meno, sia la scelta dei cittadini: i quali, in qualità di popolo, sono sovrani sul loro territorio, e questo implica anche scegliere i rappresentanti che meglio ne soddisfano le esigenze e le necessità.

Pare quasi un presupposto ontologico: gli elettori di determinate forze politiche vengono visti come intrinsecamente ignoranti e malvagi, ed è per questo motivo che bisogna evitare che coloro che sostengono salgano al potere. Dialettica parlamentare? Riconquista dell’elettorato attraverso azioni concrete sul territorio nazionale? Autocritica se necessaria? Giammai. Ecco, con ogni probabilità, spiegato questo clamoroso opportunismo, che persino altri esponenti del PD, come Luigi Marattin, stanno effettuando.

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Un opportunismo profondamente contestato. Un eventuale governo formato da M5S e PD – come molti sostengono – verrebbe in essere lecitamente perché, in un sistema parlamentare, le alleanze si costruiscono ad elezioni avvenute ed a Camere formate. Tuttavia, come evidenzia molto bene l’avvocato Giuseppe Palma, si tratterebbe invero di una sorta di magheggio (cui, come lo stesso avvocato argomenta, il centro-sinistra ha più volte ricorso, in diverse forme) contrario allo spirito parlamentare. In quanto tale da escludere dal governo la coalizione di centro-destra, ovverosia la vera vincitrice delle elezioni nazionali del 4 marzo 2018. Una coalizione, la cui forza principale – la Lega – ha in effetti partecipato al governo del Paese, con l’alleanza dei giallo-verdi che per 14 mesi hanno retto le redini d’Italia.

Al di là di qualsivoglia argomentazione istituzionale, parlamentare, costituzionale o giuridica, un’alleanza governativa fra MoVimento 5 Stelle e PD non potrebbe che essere, almeno, una palese mistificazione rispetto ai sentori del Paese, alle scelte dei cittadini, sempre più volte verso una determinata parte. Alle elezioni europee, dopo quasi un anno di governo, la Lega ha fatto l’asso pigliatutto, il MoVimento ha perduto una cospicua fetta di elettori ed il Partito Democratico ha guadagnato in termini relativi ma perso in termini assoluti; alle varie elezioni locali, il centro-sinistra sta perdendo persino delle roccaforti storiche, in Emilia Romagna, come in Toscana, sino ad arrivare al Trentino. E di questo – confermato dai sondaggi – non si può non tenere conto: per un discorso sia di logica, sia di onestà intellettuale.

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Che ai rappresentanti politici dei vari partiti, questo orientamento piaccia oppure no, poco dovrebbe importare: democraticamente, i cittadini esprimono le proprie preferenze per le figure dalle quali si sentono maggiormente rappresentati, e dalle quali hanno percepito maggiormente un attaccamento al bene del Paese ed una vicinanza ideologica e pragmatica.

A quanto pare, invece, di questa cosa – per mero tornaconto personale – importa eccome ai vari esponenti: o, quantomeno, importa loro non per analizzare e cercare di capire i propri errori e quindi come riconquistare i cittadini, ma perché essi disprezzano ciò che questi stessi cittadini scelgono, perché diverso. Stante il quadro sopra descritto, non si possono non giudicare le parole di Maria Elena Boschi – nella loro sincerità – come profondamente dispregiative nei confronti di una discreta parte del popolo italiano, la quale ha la colpa di non scegliere la sua parte politica. Oltre che tremendamente opportuniste.

Come candidamente riconosciuto, peraltro, da Carlo Calenda, probabilmente l’esponente più lucido, al giorno d’oggi, del PD, in un suo tweet: «Lezioni apprese in questi giorni 3: “non consegniamo il Paese ai fascisti”. Spiegazione per il cittadino comune: gli avversari sono tutti fascisti per definizione, ma quelli con cui voglio governare per evitare le elezioni assumono lo status di democratici ad honorem». Un perfetto riconoscimento della “reductio ad Hitlerum” e dell’isteria da fascismo buona per ogni momento.

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Infatti, il MoVimento 5 Stelle dovrà pensare non dieci, non cento, non mille, ma infinite volte prima di siglare un patto col Diavolo: un patto con quello che è stato definito “il partito di Bibbiano”, ed alcuni dei cui esponenti trasudano arroganza e spocchia, oltre che un qual certo disprezzo per la democrazia e la libera scelta dei cittadini che la costituiscono e formano.

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La base è in rivolta, maggiormente favorevole o ad una ricucitura con la Lega (con alcune teste “tecniche” mozzate) o, per coerenza, ad andare a nuove elezioni, nonostante la sicura perdita di voti e scranni: con loro, a dire di no al PD ci sono anche figure eccellenti come (con ogni probabilità) lo stesso Di Maio (che sta giocando al rialzo, come Zingaretti), Paragone e Di Battista. Infatti, molti comuni cittadini ed attivisti del MoVimento, piuttosto che allearsi col nemico per eccellenza – la cui supponenza, Maria Elena Boschi ben rappresenta -, preferiscono perdere con dignità sul campo di battaglia, e magari da qui ripartire.

Come ben evidenziato da Savino Balzano su L’Intellettuale Dissidente: «Di rosso, un governo col PD avrebbe soltanto il bagno di sangue cui andrebbe incontro il MoVimento 5 Stelle. Andare al governo con gli amici di Matteo Renzi sarebbe un enorme errore politico, l’ennesimo di Luigi Di Maio. Piuttosto, meglio il voto, con un rinnovato MoVimento 5 Stelle che finalmente costruisca una chiara identità politica a vocazione popolare».

Oppure, come taluni paventano, un’esperienza pentaleghista-bis: senza tecnici, senza traditori o contro-rematori, pienamente populista e più compatta, pronta a giocarsi tutte le sue carte in Europa (vere forche caudine da cui passare per la liberazione), sul suolo nazionale ed in campo internazionale, dove le congiunture si fanno sempre più interessanti.

(di Lorenzo Franzoni)
 

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