C’è chi dice no all’idea che il corpo umano abbia limiti e che le sue potenzialità possano essere espresse solo nell’ambito di una singola esperienza terrena. Per i transumanisti, descritti dal giornalista e scrittore irlandese Mike O’Connell nel saggio Essere una macchina, le regole della partita possono cambiare, grazie a una tecnologia in grado di superare i confini della condizione umana. O’ Connell, al Wired Next Fest di Firenze, spiega che “il libro parla di persone che hanno un’aspettativa speranzosa che un domani si possa sconfiggere la morte. I transumanisti sono coloro che pensano che si possa utilizzare la tecnologia per spingere oltre la condizione umana”. Una spinta a caro prezzo e certamente non alla portata di tutti: non stupisce che a scommettere concretamente sul tema non siano poi i “tecnofreak” ma anche e soprattutto miliardari dalle ingenti risorse.

Come conferma lo scrittore, “questo movimento ha preso piede nella Silicon Valley. Ci sono persone molto potenti e influenti che stanno lavorando a queste soluzioni, per esempio nella ricerca genetica contro il problema dell’invecchiamento”Le conseguenze non sono poi così difficili da immaginare: si rischia di andare  verso uno scenario dove “poche persone privilegiate potranno ottenere vantaggi da questi cambiamenti, un mondo di  super ricchi che potranno trascendere l’umanità”. Ancora sperequazione quindi, sebbene il sogno di vivere per sempre, o sconfiggere la morte, sia abbastanza trasversale e quindi democratico.

Il libro di O’Connell non è solo un’analisi ma anche un reportage, che nasce letteralmente on the road e nel confronto diretto con la comunità dei transumanisti, comunque variegata e affascinante. L’autore spiega alla platea del Wired Next Fest che, pur non essendo uno scrittore che si occupa di fantascienza, ha sempre avuto un forte interesse nei confronti degli esseri umani e della loro ansia di diventare immortali. Una sensibilità che nasce anche dalla consapevolezza di una caduta rispetto a un modello originario perfetto, che abbiamo perso e che ci ha esposti a una natura umana fatta di sofferenze e morte. Il transumanesimo quindi come via per superare e trascendere limiti biologici, vitali.

“Sei anni fa – argomenta lo scrittore – pensavo molto a questi aspetti, mia moglie stava per dare alla luce nostro figlio. C’era quell’ansia che si prova nello sperare che una piccola creatura possa vivere senza paura. Ho cominciato a leggere molte cose sul transumanesimo, mi ha affascinato moltissimo, ho iniziato a occuparmene, finendo in posti strani con gente strana (compreso un laboratorio di criogenesi, a Phoenix, ndr). Ho dedicato due anni al libro, viaggiando in Europa, negli Stati Uniti, andando agli incontri dei transumanisti per parlare con loro e per scoprire le tecnologie che renderanno possibili tutto ciò. Sono persone molto affascinanti”.

Il fascino non manca, ma esistono numerosi problemi, anche etici, se l’uomo cambia natura, diventando sempre più simile a una macchina che può scaricare dati e procedere poi a un upload altrove, anche in un corpo che non è quello originario. Gli scenari da film ci fanno credere che, attraverso la criogenesi, i corpi torneranno in vita ma come conferma l’autore irlandese, in realtà è il cervello la parte utile in quanto “è meno costoso crioconservare solo la testa, il cervello. Le teste occupano meno spazio. Molti transumanisti non sono interessati riportare in vita il corpo, ma lo sono all’idea che il cervello venga scansionato e caricato su un pc. Il concetto dell uploading è un aspetto chiave di questo futuro”.

A sopravvivere saranno i dati, i codici: una visione attraente per chi, afferma O’ Connell, ama i macchinari o condivide una visione strumentalista dell’essere umano. Intervistando chi sta dedicando la sua intera vita all’obiettivo di caricare un cervello umano su una macchina, l’autore ammette di essere a volte arrivato a qualche forma di comprensione. Ma subito dopo ha fatto un passo indietro. Si tratterebbe della “trasformazione più profonda dell’essere umano; la maggior parte dei neuroscienziati la vede come una ipotesi remota, altri teoricamente possibile”.

O’ Connell non giudica il fenomeno ma si dichiara “scettico. Il transumanesimo si presenta come una visione di cambiamertno radicale, la fine di quello che conosciamo, un mondo completamente nuovo. Ma è una rivoluzione che sembra rifarsi più al passato che al futuro”. Vivere più a lungo sì, sognare l’immortalità no, in quanto è uno “scenario che rasenta un incubo pensando anche al cambiamento climatico, alle disuguaglianze”, afferma il giornalista. Il transumanesimo ha i suoi fedeli ma, chiude O’ Connell “non direi che è una religione. Non ha un dio ma intrattiene una conversazione sull’umanità e i suoi limiti”.

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