(foto: Jaap Arriens/NurPhoto via Getty Images)

I materiali avanzati rientrano nel novero di quelle key enabling technologies che costituiscono una leva fondamentale per lo sviluppo e l’occupazione. Lo scorso luglio, numerose personalità del mondo della ricerca hanno partecipato a Oslo al workshop di ambito Ue “Future technology for prosperity – Horizon Scanning”, per indagare quei settori in cui l’industria europea farebbe bene a investire. E si individuavano appunto, fra i cinque framework con il giusto potenziale per creare prosperità sociale ed economica, gli smart material in cui rientrano le plastiche rinnovabili, i nanomateriali intelligenti e la manifattura additiva.

Come per altri vettori di sviluppo, uno dei grandi temi, secondo il report, è favorire la creazione di quelle giuste condizioni affinché le startup europee possano crescere e espandersi senza essere necessariamente acquisite da grandi gruppi statunitensi e asiatici. L’atteggiamento dell’ Europa è in genere più prudente quando si tratta di continuare a investire oltre i primi round di capital funding,su tecnologie che presentano buoni margini ma sono ancora lontane dall’applicazione industriale.

In Italia, tra i player che stanno lavorando nel segmento dei materiali avanzati, attingendo dal settore accademico e dal mondo della ricerca, figura Materias. L’obiettivo di questo early stage combined accelerator – che ha due sedi al Sud, di cui una presso il campus dell’università Federico II a San Giovanni a Teduccio – è sostenere grazie a servizi specifici le attività di ricerca, per far approdare sul mercato prodotti e servizi in grado di riscrivere il destino di diverse macro aree: soluzioni antimicrobiche, agrofood, ingegneria industriale, ambientale e civile, biomedicale, device biomedicale e ingegneria dei tessuti.

Per rendere un po’ meno teorico il quadro, il riferimento va quindi a soluzioni come i microaghi per il rilascio di farmaci; tecnologie 3D per manufatti in cemento armato; tessuti antibatterici ma sono solo alcuni esempi.  Materias, lavora quindi su tre fasi: lo scouting, l’incoming e l’accelerazione per creare il ponte tra ricerca e industria: secondo dati rilasciati la scorsa estate, sono oltre 800 le tecnologie science based analizzate in tre anni.  E se la fase di scouting e di accelerazione è quella tipica di molti altri incubatori, in quella di incoming c’è una peculiare forma di accompagnamento che verte sugli assessment tecnico-scientifici, sulla validazione della tecnologia, sull’analisi brevettuale, sulla cross fertilization. Il team di Materias include ricercatori specializzati in biotecnologia molecolare e cellulare, scienze biologiche, ingegneria dei materiali, scienze e tecnologie per l’ambiente e salute, e nutrita si presenta nel complesso la presenza femminile nel team (una seconda unit è a Bari)

Il 2019 ha visto la nascita della prima startup di Materias, Etesias che, attraverso le tecnologie di fabbricazione digitale, innova nel processo di realizzazione di elementi prefabbricati in cemento armato.

La mission maggiore dell’incubatore presieduto da Luigi Nicolais, professore emerito di scienza e tecnologia dei polimeri all’ateneo Federico II di Napoli (ed ex leader del Cnr), è quindi quella di consentire alle idee più innovative nel segmento degli advanced material di sfuggire alla death valley, quella pericolosa curva in cui per le startup c’è il concreto rischio di non riuscire a spiccare il salto verso capitali più importanti e successivamente sul mercato.

 

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