Nonostante l’avvento dei nuovi meccanismi di consenso, fra cui il Proof of Stake, la variante DPoS (delegated PoS), e tanti altri, la classica Proof of Work continua ad essere utilizzato da centinaia di criptovalute, rendendo possibile il mining.

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Per la gioia dei miner, nel corso degli anni sono inoltre stati sviluppati diversi algoritmi di mining da utilizzare per l’esecuzione della Proof of Work delle varie monete. Vi è poi stata una vera e propria evoluzione dell’hardware utilizzato per minare.

Su alcune monete, bitcoin in particolare, si passati dalla CPU, alle GPU, poi agli FPGA ed infine agli ASIC. Tale processo ha poi coinvolto anche altre valute. Negli ultimi 12-18 mesi poi, sono arrivati gli ASIC anche su altri algoritmi, alcuni ritenuti ASIC Proof, quali il CryptoNight di monero, l’Ethash di ethereum e, ultimo ma non meno importante, l’Equihash di zcash.

Esiste una guida completa sul mining di criptovalute?

Ad oggi non esiste e probabilmente non esisterà mai un’unica guida completa “chiavi in mano” sul mining di criptovalute. Perché? Perché ci sono tanti aspetti da valutare caso per caso.

C’è il minatore che ha corrente elettrica a gratis, quello che ha un budget limitato per l’attrezzatura, quello che vuole minare una certa moneta, quello che mina perché crede nel progetto a lungo termine e quello che mina solo per trarre profitto nel breve termine. Sono solo alcune delle caratteristiche o vincoli del settore. Vi sono anche tante altre altre motivazioni, ma è difficile elencarle tutte.

Tuttavia è possibile selezionare alcune delle strategie/approcci adottate da alcuni minatori di criptovalute. Alcune destinate a massimizzare i profitti, altre destinate a chi crede nei progetti e guarda al futuro. Altre ancora destinate a chi non ha spese per la corrente elettrica e vuole avere degli introiti con una certa costanza.

Le strategie di un minatore di criptovalute

Credere nel progetto ed accumulare, anche in perdita

La prima strategia che riguarda buona parte dei minatori appartenenti alle principali community delle omonime criptovalute. Spesso si tratta di appassionati attivi nel settore che seguono con interesse i principali progetti, le roadmap dei team delle varie monete, news, ecc…

Chi ad esempio segue con interesse e passione monero, ethereum, zcash e tante altre valute, spesso utilizza i propri mining rig domestici per minare monete da accumulare e poi vendere/utilizzare in un futuro lontano. Oppure semplicemente accumula ed utilizza tali monete per effettuare pagamenti ecc…

Ne consegue che l’obbiettivo di tale approccio al mining consista nel minare la maggior quantità di criptovalute, senza troppo badare alla rendita attuale, visto che la visione è spostata vero il profitto a lungo termine.

Proprio per questo motivo, anche nei periodi in cui i mercati sono in “profondo rosso”, spesso si continua a minare, anche se la rendita giornaliera permette a malapena di recuperare i costi della corrente. Lo si fa non solo perché si guarda avanti, ma anche per dare il proprio contributo al network.

E’ chiaro che ovviamente i costi per un mining rig e per la corrente vanno recuperati, ma i classici minatori domestici che magari utilizzano uno o più rig assemblati in casa, aspetteranno comunque momenti migliori per “vendere” (sempre se voluto/necessario). Si può, in un certo senso, fare un parallelismo con gli holder, anche se cambia il metodo utilizzato per ottenere le monete.

Massimizzare l’efficienza dei mining rig

Chi adotta questa scelta di solito, ha come vincolo le spese per la corrente ed, in parte, quelle destinate all’assemblaggio del proprio rig. Spesso si tratta infatti di minatori/appassionati domestici, che quindi avranno una certa spesa per la corrente elettrica. Ovviamente c’è anche chi possiede il proprio impianto fotovoltaico o chi ha qualche contratto vantaggioso sul fronte bollette, ma qui ognuno deve fare i propri conti.

Visti i vincoli, si cerca di massimizzare l’efficienza dei mining rig, trovando il giusto compromesso tra hashrate e consumi. Qualche decina di MHz in meno, qualche milliVolt di undervolt, alimentatori più efficienti, tool per il mining fortemente ottimizzati, modding al BIOS delle schede video e tanto altro. Sono solo alcune delle procedure per massimizzare il rapporto hashrate per watt.

Per esempio, invece che cercare di spremere l’hashrate al massimo si cercherà di trovare il miglior rapporto Hash/Watt, di solito non troppo inferiore alla potenza computazionale di picco. A seconda delle esigenze poi, si è possibile scegliere gli opportuni modelli più o meno energivori, in base anche al budget di investimento iniziale per la realizzazione del rig.

Ovviamente chi ha costi minimi o nulli per la corrente elettrica può spingere la massimo l’hardware, spremendolo fino all’ultimo hash.

Scommettere sulle ultime Altcoin/Shitcoin

Sempre tra i minatori domestici, vi è anche chi prova letteralmente a scommettere la propria potenza computazionale per massimizzare i propri profitti. Minare ethereum, monero ed altre monete principali comporta introiti a volte limitati se non si ha un hardware troppo performante.

Oppure a volte capita di avere guadagni contenuti se relazionati all’investimento iniziale. Perciò, a chi vuole monetizzare vendendo il proprio minato di mese in mese non sempre conviene, visto che, al netto delle spese, rimane ben poco.

Per questo motivo, alcuni miner (di solito quelli con rig poco performanti) cercano sulle principali community (BitcoinTalk e Reddit, prevalentemente) le ultime monete arrivate, valutando l’interesse della gente, la diffusione e quindi, in sostanza la popolarità. Si tratta dunque di vere e proprie Altcoin, alcune anche valide sul fronte tecnico (per esempio quelle che utilizzano algoritmi proprietari ASIC Proof, fra cui Raven), altre invece sono delle vere e proprie “shitcoin”, supportate però da un’ampia community.

Chi ha tempo da vendere e vuole fare una vera e propria scommessa, di solito mina per qualche giorno o al più settimane una di queste nuove monete praticamente sin dal debutto, così da massimizzare l’estrazione di monete senza per forza possedere un elevato hashrate.

All’inizio infatti, l’hashrate complessivo del network sarà molto basso, e dunque i premi per i singoli minatori più consistenti. Si può anche tentare il solo-mining, ovvero senza appoggiarsi ad una pool. Dopo di ché, una volta minate tali monete, si attende il debutto su un exchange decente in cui verranno vendute al primo pump (spesso proprio al debutto).

Chi ha minato sin da subito si ritroverà con una buona quantità di coin prodotta in pochi giorni e da cui, se la scelta si è rivelata azzeccata, potrà ricavare dei buon profitti rispetto al classico mining delle valute più famose. Ovviamente c’è anche il rischio che vada male.

Una svommessa molto difficile

Si tratta di una vera e propria scommessa, a volte può andare bene ed altre volte maleLa difficoltà consiste per prima cosa nel scegliere la moneta da minare. In secondo luogo, inoltre, per fare un buon profitto occorre arrivare quasi per primi praticamente, entro pochi giorni dall’avvio del mining sulla moneta. 

Infine, serve un mix di fortuna, sia per la creazione di una piccola community della moneta, sia per il listing su un exchange. Entrambi infatti saranno cruciali.

Di solito tale approccio è utilizzato in maniera saltuaria nei periodi in cui i mercati non consentono di ottenere i giusti profitti sulle principali altcoin. Si puntano dunque i miner per qualche giorno o settimana su una delle suddette monete e si tenta la fortuna.

Inoltre, con questa strategia anche chi non ha un hardware all’ultimo grido può trarre comunque profitto, a patto di arrivare per tempo.

Poche spese per entrate periodiche

La maggior parte dei grandi investitori che entrano in questo settore lo fanno – giustamente – per avere delle entrate economiche nel tempo. Ne consegue, dunque, che si effettuerà uno studio efficace sull’attrezzatura da comprare, sulla location, sui profitti, su quale valuta minare, le spese e quanto altro.

Vengono spesso scelti posti con costi per la corrente elettrica molto contenuti, molti dei quali all’estero. Si va dal Nord-Est Europa, all’Islanda, al Sud America, alla Cina e tante altre location dove la corrente elettrica ha costi di un’ordine di grandezza inferiore ai prezzi italiani.

Strategie mining criptovalute

Non sempre è necessario spostarsi all’estero, ci sono realtà focalizzate sul mining anche in Italia, magari in zone dove prevalgono un gran numero di fonti energetiche rinnovabili ed a basso costo da sfruttare. Occorre poi trovare i giusti rifornitori di hardware (dalle GPU agli ASIC), così da ottenere le giuste componenti in quantità ed in tempi brevi.

Gli investitori nel mining

Naturalmente in questo caso non si tratta di piccoli minatori casalinghi con 2, 3 o 5mila Euro da investire in attrezzatura per il mining domestico, ma di veri e propri investitori che decidono di dedicare cifre importanti (dai 30-50K Euro in su) in questo settore.

E’ chiaro che dinnanzi ad un investimento del genere, gli ideali e la passione lasciano in parte spazio alla necessità di recuperare la cifra investita e dunque avere introiti con un certa costanza per andare in ROI ed aumentare la capacità computazionale con nuovo hardware ad-hoc.

Alcuni miner vendono di volta in volta il minato (una volta al mese ad esempio). Altri ne vendono solo una parte e mantengono il resto in criptovalute. Oppure, altri ancora seguono gli andamenti del mercato per vendere nei momenti migliori. Ognuno ha le proprie strategie, ma in questo caso si da una certa attenzione alla parte imprenditoriale, cercando di recuperare il prima possibile la cifra investita per eventuali investimenti.

Si può in parte riassumere con un’estrema sintesi l’approccio adottato dagli investitori medi nel mining in questo modo:

  • minimizzare i costi per la corrente elettrica, raffreddamento etc;
  • scelta di location idonee e sicure;
  • acquisto di hardware all’ingrosso al miglior prezzo;
  • mining solamente delle principali valute (monero, zcash, ethereum, bitcoin) e poche altre monete opportunamente valutate. Niente scommesse;
  • recupero periodico della cifra reinvestita dalla vendita del minato.

Gli speculatori dell’hardware

Un altro fenomeno avvenuto più volte in passato riguarda l’acquisto degli ASIC praticamente al debutto o in anteprima.

I più attenti al settore spesso comprano le prime unità (il primo batch) dei modelli dei nuovi ASIC, così da anticipare la diffusione di massa di tali modelli e dunque usufruire di un minimo vantaggio iniziale.

Vengono quindi utilizzati per qualche mese ed infine vengono rivenduti prima del debutto di nuovi modelli, così da minimizzare le perdite dovute alla svalutazione. Si tratta quasi di una vera e propria speculazione sull’hardware dunque.

Tale strategia ormai è prevalentemente limitata a chi ha contatti molto stretti con i rivenditori/produttori ed ha la certezza di avere gli ASIC letteralmente in mano in tempi brevissimi.

Non è dunque applicabile al piccolo minatore domestico ed al neofita che spesso viene attratto dalle rendite mostrate da siti come AsicMinerValue al giorno del debutto dei vari ASIC, rendite che però inizialmente non considerano l’incremento di difficoltà dovuto alla vendita e diffusione dei nuovi device. E’ un approccio rivolto ai più esperti/attenti al settore, di solito.

Di conseguenza, chi ha la fortuna e possibilità di mettere mano sui nuovi ASIC ad alte performance prima della diffusione in massa (ad un prezzo decente), riesce ad ottenere un discreto vantaggio iniziale.

ASIC mining

Vale anche per le schede video

L’ideologia di mettere per primi mano sull’ultimo hardware ad alte prestazioni ed efficienza comprende anche il mercato delle GPU, non solo degli ASIC dunque.

Tuttavia, di solito sulle schede video si ottiene un vantaggio iniziale minore in termini di potenza computazionale rispetto alle precedenti generazioni. Il vero vantaggio, invece, lo si ha sul prezzo delle componenti. Inizialmente infatti, le prime schede vengono vendute ai reali prezzi di listino (teoricamente), per poi rapidamente salire come accaduto a ridosso del 2017/2018 a seguito della scarsa offerta.

A differenza degli ASIC, però, che sono specifici verso un algoritmo, le schede video anche se acquisite a caro prezzo possono comunque essere sfruttate per minare differenti monete (in alcuni casi anche in contemporanea tramite Dual Miner) e possono essere facilmente rivendute, magari prima del ricambio generazionale, così da evitare un maggior deprezzamento.

Cloud Mining

Il cloud mining è la scelta spesso intrapresa da chi non ha le competenze per assemblare un rig, di configurarlo o per chi paga troppo la corrente elettrica.

In sostanza, sfruttando un servizio di cloud mining, l’utente acquista un certo hashrate per un dato periodo di tempo utilizzabile per minare una determinata criptovaluta. Il profitto sarà proporzionale alla potenza computazionale acquisita al netto di alcune fee che verranno trattenute dal fornitore del servizio.

I soldi raccolti dall’azienda vengono in parte utilizzati per il continuo sviluppo e rinnovamento, oltre alla manutenzione della mining farm.

L’utente quindi, non dovrà fare nulla, se non pagare la cifra iniziale. Nessun problema di configurazione, di consumi, guasti etc. Potrebbe quasi venir considerata una soluzione chiavi in mano per minare, anche se in parte è forse in contrasto all’idea di un sistema realmente distribuito.

Esistono diversi fornitori di servizi di cloud mining, fra cui Genesis Mining, Hashflare, NiceHash e tanti altri, diversi dei quali attivi da molti anni ormai. L’unico problema, nonché motivo per cui chi ha la possibilità decide di creare le proprie soluzioni domestiche, riguarda gli effettivi introiti e libertà offerte, inferiori ad una soluzione creata ad hoc da zero.

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