Render del virus del morbillo (foto: Getty Images)

“Il morbillo sta diventando un problema globale. “Epidemia di morbillo a New York, è emergenza sanitaria. “C’è una grave epidemia di morbillo in Madagascar”. C’è poco da girarci intorno: continuano, ahinoi, ad arrivare pessime notizie sul morbillo. L’ultimo bollettino sulla situazione italiana parla di oltre 500 casi nei primi tre mesi del 2019. Tutta colpa, dice l’Istituto superiore di sanità, delle coperture vaccinali ancora troppo basse. Anche oltreoceano non se la passano bene: negli Usa si è registrato il maggiore aumento di casi dagli anni Novanta. E la malattia ha causato la morte di oltre mille persone in Madagascar. Quindi c’era più che mai bisogno di un riepilogo dei cinque miti e luoghi comuni associati a questa malattia, con le relative risposte.

È una malattia (tutto sommato) innocua

“L’ho preso da bambino e oggi sto benissimo”. Pensare che il morbillo sia una malattia da niente è una leggerezza – purtroppo – molto grave. Come ricorda lo European Centre for Disease Control and Prevention (Ecdc, l’agenzia dell’Unione europea specializzata nella prevenzione delle malattie), nel solo 1980, poco prima che il vaccino contro il morbillo fosse disponibile in massa, si sono registrati 2,6 milioni di decessi imputabili alla malattia. L’introduzione del vaccino ha cambiato le cose, anche se c’è ancora chi si ammala: nel 2012 122mila persone, prevalentemente bambini, sono morte di morbillo.

La principale ragione della sottovalutazione del morbillo, paradossalmente, sta proprio nel successo della vaccinazione: la maggior parte della popolazione – specie i nati dopo gli anni Settanta – non ha mai visto una persona infettata dal morbillo e non si rende conto di quanto la malattia potrebbe essere grave. La verità è che il morbillo è un’infezione piuttosto seria, che per di più non può essere trattata direttamente con i farmaci antivirali: al massimo se ne possono curare i sintomi. Il tasso di complicanze – che vanno da infezioni alle orecchie, diarrea e disidratazione, infezioni del tratto respiratorio fino a cecità o encefalite – si attesta intorno al 30%. Ossia più o meno un caso su tre. Altro che malattia da niente.

Meglio immunizzarsi ammalandosi che con il vaccino

Come vi avevamo spiegato qualche tempo fa, commentando la (non) notizia del fantomatico varicella party, la pratica del contagio volontario poteva avere (forse) un senso prima dell’introduzione dei vaccini, grazie al fatto che contrarre una malattia da bambino riduceva sia la probabilità di andare incontro a complicanze sia il rischio di perdere giorni di lavoro a causa del riposo forzato dovuto alla malattia eventualmente contratta in età adulta.

Oggi le cose sono molto cambiate: il vaccino sollecita la risposta specifica del sistema immunitario in modo simile a quanto farebbe un’infezione vera, inducendo il corpo a produrre anticorpi ad hoc, ma evita di patirne i sintomi e di correre il rischio di subirne le complicanze (o meglio, più precisamente: gli effetti collaterali del vaccino sono estremamente più rari rispetto alle complicanze dell’infezione). Per di più, l’immunità acquisita con la vaccinazione aiuta anche gli altri: il vaccino, a differenza dell’infezione, immunizza l’individuo senza renderlo contagioso.

Ci si può immunizzare anche con l’omeopatia?

No. Perché l’omeopatia non funziona, o almeno non funziona più di quanto farebbe un placebo. E un placebo certamente servirebbe a poco per prevenire un contagio virale. Per dirla con le parole dell’Ecdc: “Più volte è stato mostrato che l’omeopatia è inefficace e basata su meccanismi non plausibili. Le sostanze omeopatiche che puntano a rinforzare il sistema immunitario non hanno alcuna efficacia nell’impedire il contagio. L’unico approccio che funziona è quello della vaccinazione”.

Il vaccino Mpr mette a rischio la salute e può provocare l’autismo?

L’Istituto superiore di sanità (Iss) indica nel vaccino tetravalente Mprv (Morbillo, parotite, rosolia, varicella) il mezzo “più indicato” per difendere dal contagio i bambini a partire dagli 11 mesi fino ai 12 anni di età, specificando che “la maggior parte delle persone che si vaccina non presenza reazioni avverse”, anche se “i vaccini, come tutti i farmaci, non sono esenti da rischi potenziali, e, seppur raramente, possono verificarsi reazioni avverse a seguito della vaccinazione. Generalmente queste sono di lieve entità e si risolvono spontaneamente in pochi giorni. Raramente possono verificarsi reazioni più gravi; tuttavia, fare la vaccinazione è molto più sicuro che contrarre la malattia”.

Qualche numero, per essere più concreti: la reazione avversa più comune è un arrossamento nel sito di infezione, che si verifica tra il 7 e il 30% dei casi; seguono la febbre (2-10%) e l’esantema (3-5%); più rare le convulsioni febbrili (8 casi su 10mila) e rarissimi gli effetti gravi come encefalomielite (un caso su un milione), la trobocitopenia (un caso su trentamila) e l’anafilassi (un caso su un milione). Il vaccino contro il morbillo, dunque, è sicuro e non sovraccarica il sistema immunitario. E in nessun modo è correlato all’insorgenza di autismo.

Il morbillo è stato quasi eradicato in Europa, dunque perché dovrei vaccinarmi?

L’obiettivo di diverse nazioni europee era di sbarazzarsi del morbillo entro il 2015, ma al momento la malattia, pur essendo effettivamente abbastanza rara, non può certo dirsi eradicata. Al momento, in Europa solo sei nazioni hanno interrotto la trasmissione dell’infezione per un periodo di almeno di 12 mesi; dal 2005 a oggi si sono registrati diversi focolai in Austria, Belgio, Bulgaria, Danimarca, Francia, Italia, Spagna, Romania, Regno Unito e Svizzera, che hanno causato migliaia di ospedalizzazioni e centinaia di decessi.

In tempi recentissimi le cose sono andate anche peggio, in particolare nel nostro paese: l’Oms ha segnalato che siamo nel mezzo di una epidemia mondiale di morbillo, e l’Iss ha rilevato che l’Italia è tra i dieci paesi d’Europa in cui “il morbillo è endemico”.  Dunque non c’è assolutamente alcuna ragione per non vaccinarsi. Anzi.

The post Miti e luoghi comuni da sfatare sul morbillo, la malattia del momento (purtroppo) appeared first on Wired.



Leggi l’articolo su wired.it