(Immagine: Diana Polekhina/Unsplash)

La tecnologia dei vaccini a mRna non si ferma più. E dopo essersi dimostrata efficace nel contrastare il contagio e i sintomi più gravi di Covid-19, anche nel caso di virus mutato, comincia a essere impiegata anche per l’immunizzazione da altre malattie, prima fra tutte l’influenza. È notizia di oggi l’inizio del primo trial clinico per un nuovo vaccino antinfluenzale a mRna sviluppato da Moderna. È la stessa società statunitense ad annunciarlo con un comunicato stampa ufficiale.

Come da prassi, i primi trial clinici, di fase I e II, sono mirati a valutare anzitutto la sicurezza del vaccino. Solo più tardi, si comincerà a pensare alla sua efficacia. Il preparato, che sarà testato in modo randomizzato e in doppio cieco su un piccolo campione di 180 persone, si chiama mRna-1010 ed è stato progettato specificamente contro quattro ceppi del virus dell’influenza che circolano stagionalmente ogni anno, proprio come i tetravaccini antinfluenzali attualmente sul mercato. I quattro ceppi, riporta Ars Technica, sono quelli identificati dall’Organizzazione mondiale della sanità, ovvero H1N1 e H3N2 (influenza A) e Yamagata e Victoria (influenza B).

In futuro, se il vaccino dovesse risultare effettivamente efficace, potrebbe essere combinato con altri tre preparati (sempre a mRna) progettati per contrastare due virus respiratori che di solito circolano insieme all’influenza, il virus respiratorio sinciziale (Rsv) e il metapneumovirus umano (hMpv), oltre che, naturalmente, il Sars-CoV-2, che a detta di molti potrebbe diventare stagionale. Al momento, non esiste alcun vaccino contro l’Rsv né contro l’hMpv.

“Siamo convinti – ha spiegato nel comunicato Stéphane Bancel, amministratore delegato di Moderna – che i vantaggi dei vaccini a mRna stiano nel fatto di combinare antigeni diversi, in grado di proteggere da diversi virus, e di saper rispondere velocemente all’evoluzione dei virus respiratori come quello influenzale, il Sars-CoV-2 e l’Rsv. Il nostro obiettivo è di sviluppare un vaccino combinato a mRna che possa essere inoculato ai pazienti una volta l’anno, in autunno, e che sia altamente efficace contro i virus respiratori più problematici”. I vaccini antinfluenzali che abbiamo attualmente a disposizione hanno un’efficacia che varia tra il 40% e il 60% (o ancora più bassa, in anni particolarmente sfortunati): gli esperti sperano quindi che, passando alla tecnologia a mRna, si possano raggiungere livelli di efficacia più elevati, così come successo per Covid-19.

Come funzionano i vaccini a mRna

Come vi avevamo raccontato, i vaccini a mRna usano una molecola (l’rna messaggero, per l’appunto) per indurre nell’organismo ospite la produzione di una proteina del virus. Il principio è questo: l’mRna fornisce alle cellule dell’ospite le istruzioni per produrre una proteina del virus (come la famosa spike, quella usata da Sars-CoV-2 per entrare nelle cellule). In questo modo, un pezzettino del virus viene prodotto all’interno del corpo, è riconosciuto come estraneo e induce il sistema immunitario a preparare una risposta. L’mRna viene trasportato nell’organismo impacchettato all’interno di nanoparticelle lipidiche.

Fino al dicembre scorso, quando le autorità regolatorie del Regno Unito diedero il via libera alle prime somministrazioni dei vaccini a mRna anti-Covid, nessun preparato a base di questa tecnologia era mai stato approvato per l’essere umano. Nel caso dell’influenza, i vaccini a mRna potrebbero avere come obiettivo delle proteine che hanno lo stesso ruolo della spike, ossia l’emoagglutinina (Ha o H) e la neuraminidasi (Na o N), le molecole con cui i virus dell’influenza penetrano nelle cellule umane.

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