Fra le tante criptovalute presenti su CoinMartketCap sicuramente non può passare inosservata la moneta Monero. Monero, con simbolo XMR, occupa la dodicesima posizione su CoinMarketCap. Viene spesso chiamata privacy coin, vista la propria natura di tutela dell’anonimato.

E’ una criptovaluta nata infatti per risolvere i problemi di privacy e garantire dunque l’anonimato delle transazioni e wallet. Ciò non è sempre possibile con altre valute, come ad esempio con bitcoin (BTC).

Attualmente Monero è una delle monete più interessanti sia da parte dei miner sia per chi cerca un mezzo di pagamento in grado di garantire un’elevata privacy. Proprio per questo motivo, Monero continua a detenere un importante ruolo all’interno del mondo crypto.

Monero: l’origine da ByteCoin

Monero nasce nell’aprile del 2014 ed è tutt’ora basata sul protocollo CryptoNote con le dovute personalizzazioni del progetto. Come ByteCoin, XMR è stata una delle prime monete basate su questo protocollo incentrato sull’anonimato totale delle parti coinvolte nelle transazioni.

In realtà, Monero è nata da un fork dalla criptovaluta ByteCoin. ByteCoin, infatti, a quel tempo era stata lasciata quasi all’abbandono ed era stata già ampiamente minata, suscitando poco interesse da parte del mercato. Proprio per questo motivo, le due monete inizialmente avevano buona parte del codice praticamente in comune.

Tuttavia, dopo una prima fase in cui il progetto inizialmente chiamato BitMonero sembrava destinato a morire, la community, guidata da Riccardo Spagni, ha deciso di migliorare ed evolvere Monero, risolvendo alcuni dei problemi riscontrati nell’originale ByteCoin, staccandosi in maniera sempre più netta dalle proprie origini.

Protocollo CryptoNote e BulletProofs per la privacy

Le feature chiave di Monero che ne consentono di garantire l’anonimato derivano dal protocollo CryptoNote. In particolare, l’uso della Ring Signature e l’implementazione modificata di Diffie-Hellman, abbinata a tante altri protocolli, ne permettono la garanzia della privacy.

La Ring Signature, infatti, prevede che tutte le transazioni siano firmate a nome del gruppo di appartenenza degli individui. In questo modo durante il processo di verifica risulta praticamente impossibile risalire al creatore originale, in quanto tutte le firme degli appartenenti al gruppo sono fra loro indistinguibili.

Sempre per contribuire alla privacy, in modo tale da garantire che nessuno possa ricostruire tramite le transazioni le identità degli autori, ogni volta che viene eseguita una transazione gli indirizzi vengono rigenerati. Risultano dunque essere sempre diversi seppure associati alle medesime entità. Questo meccanismo è stato introdotto grazie ad una rivisitazione del protocollo di Diffie-Hellman.

In aggiunta, per evitare che il ricevente di una transazione possa riconoscere il mittente e che la quantità di Monero spostati sia visibile a tutti, nel gennaio 2017 è stato introdotto anche il Ring CT.

Il Ring CT è l’applicazione della Ring Signatures alle transazioni. Così facendo, nessuno può quindi verificarne la quantità, se non mittente e destinatario. Ad essa poi si aggiunge un ulteriore sistema, Kovri, per garantire un ulteriore layer di intracciabilità sfruttando l’I2P.

Monero è stata anche la prima criptovaluta ad introdurre le Bulletproofs. Con il fork avvenuto nell’ottobre del 2018, infatti, Monero ha introdotto questo importante protocollo volto a migliorare non tanto la privacy in sé, ma il problema relativo alle dimensioni (in termini di memoria) delle Confidential Transactions sulla blockchain.

Con il fork si è passati dalla Range Proof per verificare che gli input e gli output delle Confidential Transaction alle BulletProofs, consentendo una significativa riduzione dell’uso della memoria da parte delle transazioni eseguite sulla blockchain di XMR.

Le Range Proof, infatti, scalano in maniera lineare rispetto al numero di output e di bit nell’intervallo di verifica (attualmente pari a 64 bit). Ciò causa un grosso utilizzo di memoria all’interno delle transazioni, comportando dunque maggiori fee e più spazio occupato sulla blockchain di Monero.

Le BulletProofs, inventate da Benedict Bunz e Jonathan Bootle, consentono di gestire il meccanismo di verifica delle transazioni confidenziali in maniera più efficiente. Le BulletProofs, infatti, sono letteralmente delle short non-interactive zero-knowledge proofs, ovvero delle prove di verifica non interattive che non richiedono una configurazione affidabile, come invece necessario nella soluzione alternativa SNARK di ZCash.

A differenze delle Range Proof, la dimensione delle BulletProofs scalano logaritmicamente (O(log(m))) con la dimensione dell’intervallo ed il numero di output. Ciò, nel caso di una transazione confidenziale single-output eseguita sulla blokchain di Monero, consente di abbattere lo spazio occupato in maniera drastica, passando dai 13.2 kB di dimensione delle transazioni Range Proofs ai soli 2,5 kB delle BulletProofs. 

Si tratta di una riduzione dell’80% delle dimensioni della transazione, che comporta dunque una riduzione delle commissioni di rete. Come se non bastasse, nel caso in cui si eseguano operazioni multi-output, si ottengono risultati ancor più significativi.

Supply, wallet e mining

Attualmente ci sono ben 17.2 milioni XMR in circolazione. Monero può essere prodotto tramite il mining e utilizza l’algoritmo di mining CryptoNight in una variante modificata semestralmente per boicottare gli ASIC e gli FPGAIn questo modo, la moneta è minabile solamente dalle CPU e GPU, anche se per ottenere profitti occorre affidarsi quasi esclusivamente alle GPU.

Il prossimo autunno probabilmente Monero passerà al nuovo PoW RandomX, che potrebbe rendere nuovamente competitive le CPU nel mining della moneta.

Esistono diversi wallet in grado di supportare Monero, fra cui Exodus wallet. Per i device iOS va segnalato il wallet mobile CakeWallet, mentre per Windows, Mac e Linux è disponibile il wallet ufficiale.

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