(Photo by Win McNamee/Getty Images)

Gli Stati Uniti, visto il numero sempre più alto di positivi e decessi da coronavirus, corrono ai ripari. Tra manovre fiscali e misure per evitare il contatto sociale, il presidente Donald Trump sta pensando anche a come gli ospedali del paese reagiranno a questa emergenza sanitaria, in vista del picco dei contagi. Martedì la Casa Bianca ha fatto un appello alle società statunitensi perché donino ventilatori polmonari agli ospedali del paese. Richiesta subito accolta da General Motors e dalla Ford.

A questi due colossi industriali, poche ore fa, s‘è aggiunto anche il patron di Tesla, Elon Musk. Rispondendo a un utente su Twitter, ha dichiarato di essere disposto a produrre maschere respiratorie da distribuire negli ospedali, qualora ve ne fosse effettivo bisogno. Musk ha sottolineato che, per un’azienda dall’alto potenziale tecnologico come la sua, non sarà difficile realizzare qualcosa del genere. C’è solo bisogno del tempo tecnico di conversione da una produzione industriale all’altra.

I tweet di Musk non hanno fornito ulteriori dettagli su come e quando la Tesla inizierà a produrre e distribuire mascherine, ma l’azienda in California continua a lavorare a pieno regime, nonostante l’epidemia in corso. L’imprenditore sudafricano, nei giorni scorsi, ha criticato le nuove misure intraprese dal governo americano dicendo che il panico del virus è più dannoso della malattia stessa.

Il caso di Tesla non è l’unico. Aziende che riforniscono la Apple e Foxconn, come riporta l’agenzia stampa Reuters,  hanno modificato le linee di produzione per fabbricare maschere e articoli di tipo sanitario da distribuire a ospedali e cittadini. Anche in Cina, l’azienda di veicoli elettrici Byd, realizza dall’inizio dell’epidemia di Covid-19, 5 milioni di maschere e circa 3mila bottiglie di disinfettanti per le mani al giorno.

 

 

 

 

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