(foto: bill_posters_uk/Instagram)

La lotta ai deep fake arriva al Congresso americano. La deputata dei democratici Yvette Clarke ha presentato una proposta di legge per contrastare la disinformazione dovuta alla diffusione di contenuti video in cui si vedono persone vere fare (o dire) cose che non hanno mai fatto (o detto). Il Deep Fakes Accountability Act si compone di 25 pagine circa ma, come nota TechCrunch, si basa innanzitutto su due pilastri.

Il primo prevede l’obbligo per ogni persona che crea un deep fake, di dichiarare che il video è stato alterato attraverso “filigrane digitali irremovibili e descrizioni testuali”. Chiunque non lo farà, commetterà un reato federale; il secondo, invece, dà la possibilità a chi è stato danneggiato dalla diffusione di questi video di fare causa a chi l’ha creato.

La proposta arriva in un momento particolare negli Stati Uniti. Nel corso delle ultime due settimane sono apparsi due deep fake sulla rete. In uno si vede Nancy Pelosi, speaker della Camera e tra i politici più influenti dei democratici, parlare a un incontro pubblico in maniera poco lucida, come se fosse ubriaca; nell’altro, invece, il protagonista è Mark Zuckerberg, il fondatore di Facebook. Nel filmato – falso, creato dagli artisti  artisti Bill Posters e Daniel Howe – Zuck dichiara che ha il controllo di un quantità immaginabile di dati personali e può usarli come e quando vuole per controllare il futuro. Il 13 giugno la commissione dell’intelligence della Camera ha convocato alcuni esperti per discutere sui rischi legati alla tecnologia in vista delle prossime presidenziali, compresi i deep fake.

Devin Coldeway di TechCrunch pensa sia improbabile che l’Accountability Act risolva il problema dei deep fake, per almeno due motivi: innanzitutto, chi crea e diffonde questi video non ha nessuna intenzione di essere identificato (Jordan Peele, l’attore e regista americano che nel 2017 ha creato grazie alla sua casa di produzione un deep fake dell’ex presidente degli Stati Uniti Barack Obama per rivelare i pericoli di questi video, è in questo senso un’eccezione) perché questo significherebbe ammettere che il video è falso e fare l’opposto di ciò che si era ragionevolmente prefissato: disinformare.

In secondo luogo, scrive Coldeway, non esistono filigrane digitali “irremovili”. Anche chi non è un esperto di informatica può toglierle,  così come si possono rimuovere scritte e loghi senza grandi difficoltà. Una persona potrebbe quindi creare un deep fake rispettando la legge ma generare ugualmente enormi danni, perché altri hanno rimesso le mani sul video e lo hanno modificato, rendendolo più verosimile.

La legge non è però inutile; Coldeway la considera, infatti, un punto di partenza e riconosce a Clarke, la deputata che lo ha proposto, due meriti: quello di provare a regolare la tecnologia con gli strumenti legislativi e quello di identificare una nuova fattispecie di reato, dando alle vittime la possibilità di rifarsi a un tribunale per il riconoscimento dei propri diritti.

Le altre proposte sui deep fake

Clarke non è l’unico legislatore che ha provato ad arginare il fenomeno dei deep fake attraverso la legge. Come riporta Axios, lo scorso mese il senatore Ben Sasse ha presentato una legge per criminalizzare la creazione e la distribuzione di questi contenuti. Una proposta simile è arrivata anche nello Stato di New York: punisce, paragonandolo ad un truffatore, qualsiasi persona crei di proposito video, audio o immagini falsi senza il consenso dell’interessato e dà alle vittime la possibilità di essere risarcite.

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