Il segretario alla salute britannico Matt Hancock ha riferito alla Camera dei Comuni dell’esistenza di una nuova versione di Sars-Cov-2, che in poco tempo ha causato più di mille infezioni registrate in 60 diverse località tra Londra e il Sud dell’Inghilterra. Non ci sono prove che sia più mortale o che possa eludere la protezione dei vaccini – ha dichiarato – ma dalle prime analisi potrebbe essere più trasmissibile. Gli esperti, però, invitano alla calma, anche perché pare che la variante non sia affatto nuova.

N501Y, una nuova mutazione di Sars-Cov-2?

A sequenziare il genoma virale della nuova variante sarebbe stato il Covid-19 Genomics Uk Consortium (Cog-Uk), che sta portando avanti l’attività di monitoraggio di Sars-Cov-2 proprio per identificare velocemente l’insorgere di mutazioni. Nel comunicato si legge che la nuova variante si sta diffondendo rapidamente nel Sud-Est dell’Inghilterra e che a questa si associa un set di mutazioni tra cui spicca la N501Y che modifica la proteina spike del virus nel suo sito di legame ai recettori umani.

“Sono in corso sforzi per confermare se qualcuna di queste mutazioni stia contribuendo o meno ad una maggiore trasmissione”, si legge nel comunicato pubblicato da Cog-Uk. “Al momento non ci sono prove che questa variante (o qualsiasi altra studiata fino ad oggi) abbia un impatto sulla gravità della malattia o che renderà i vaccini meno efficaci, sebbene entrambe le domande richiedano ulteriori studi. Forniremo ulteriori aggiornamenti man mano che le nostre indagini procedono”.

Né il Cog-Uk né Hancock hanno però fornito ulteriori informazioni. Il che deve aver stuzzicato non poco la curiosità di chi da mesi lavora sul genoma di Sars-Cov-2 e tiene traccia delle sue minime variazioni. Così dall’annuncio delle autorità britanniche la genetista Emma Hodcroft si è messa sulle tracce della nuova mutazione scoprendo che non sembra essere proprio nuova: si registrano casi in crescendo almeno dallo scorso settembre, e la stessa variante ha fatto la sua comparsa da poco in Sudafrica e si è già estinta in Australia. Non solo, dunque, non sarebbe nuova, ma non sarebbe nemmeno un’esclusiva Uk né poi più pericolosa o contagiosa.

No panic

La relazione di Hancock al parlamento ha però scatenato i media britannici, molti dei quali hanno sparato titoli allarmistici. La comunità scientifica britannica e non solo ha dovuto così intervenire immediatamente e la risposta è stata corale: senza dati che provino diversamente, siamo di fronte solo a un altro atteso esempio dell’evoluzione del virus. Quindi no panic.

“È incredibilmente frustrante avere dichiarazioni del genere senza nessuna prova associata”, ha commentato a caldo a Business Insider la genetista Lucy van Dorp. “È troppo presto per essere preoccupati”.

Anche se la mutazione N501Y fosse stata davvero nuova, l’emergere di mutazioni fa parte della storia naturale dei virus, e anzi questo coronavirus muta più lentamente rispetto ai virus dell’influenza. Si tratta dunque di un evento atteso e che possiamo persino prevedere. Pare infatti che esista già un modello della mutazione N501Y nei topi in grado in effetti di aumentare la trasmissibilità del virus, ma se questo avvenga anche nell’essere umano è tutto da appurare ancora.

Le mutazioni della sequenza originale di Sars-Cov-2 sono già parecchie – sottolinea la comunità scientifica – e praticamente tutte sono risultate innocue finora (c’è ancora dibattito su un’eventuale maggiore trasmissibilità della variante 614G).

I vaccini saranno efficaci?

Per il momento non ci sarebbero preoccupazioni sull’efficacia dei vaccini. L’immunologa dell’università di Birmingham Zania Stamataki ricorda che l’esperienza con altri coronavirus ci ha insegnato che mutazioni come N501Y non sono così influenti e che i vaccini attuali dovrebbero comunque fornire una protezione adeguata.

Non bisogna tuttavia abbassare la guardia, per questo è necessario tenere sott’occhio Sars-Cov-2 e studiarne le mutazioni proprio per individuare per tempo quella variante che potrebbe eludere le nostre difese, così da adeguare le piattaforme per la produzione dei vaccini all’evoluzione del coronavirus. Proprio come accade ogni anno per il vaccino antinfluenzale.

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