(foto: Frank Bienewald/Getty Images)

Meglio sgombrare subito il campo da equivoci: nonostante molte cose positive possano essere dette dello zenzero e dei suoi effetti benefici sull’apparato digerente – in alcuni casi anche con adeguato fondamento scientifico – affermare che il rizoma della pianta abbia proprietà antitumorali al pari (o addirittura di molto superiori) dei trattamenti chemioterapici è del tutto falso. Eppure, la tesi secondo cui ingerire regolarmente zenzero porterebbe a sconfiggere il cancro “con un’efficacia 10mila volte superiore alla chemioterapia sta continuando a circolare online e viene regolarmente ripresa da siti e testate giornalistiche.

L’ultimo esempio, in termini cronologici, è quello del portale statunitense Feature Remedies, che a fine agosto ha pubblicato un articolo (qui il link alterato e una copia d’archivio) in cui lo zenzero viene descritto in toni più che trionfalistici, affermando che riuscirebbe a uccidere le cellule tumorali risparmiando quelle sane, a partire da un paio di paper scientifici veri ma liberamente reinterpretati. In questo momento il contenuto sfiora già le 700mila letture, e sta raggiungendo una discreta viralità anche sui social.

Cosa dicono davvero gli studi?

Secondo quanto è possibile ricostruire, le false tesi sullo zenzero sono state ricavate a partire da due pubblicazioni scientifiche uscite rispettivamente nel 2012 e nel 2015, in cui le affermazioni degli autori sono state del tutto decontestualizzate e mal riportate, al punto da trasformare serie valutazioni scientifiche in slogan privi di senso.

La tesi del “10mila volte meglio”, in particolare, deriva da uno studio liberamente accessibile sulla rivista PlosOne, condotto in India e finanziato con fondi governativi. Va detto, anzitutto, che la ricerca è stata condotta totalmente in vitro, quindi non ha riguardato la sperimentazione su animali o persone, e si è limitata al confronto con un particolare chemioterapico (il taxolo) e per un solo tipo di cellule prelevate da un carcinoma mammario. Oltre a rappresentare un caso estremamente specifico e a uno stadio molto preliminare della sperimentazione, anche il numero 10mila è del tutto frainteso: lo studio afferma più semplicemente che il taxolo si è dimostrato inefficace anche se usato in concentrazione 10mila volte superiore rispetto al principio attivo ricavato dallo zenzero (il 6-shogaol), ma non compara affatto l’efficacia generale dei due trattamenti.

Un’altra affermazione ricorrente nelle fake news che circolano online è che lo zenzero “riduce i tumori alla prostata del 56%”. Come ricostruito dal sito di debunking Hoax-Alert, l’affermazione è con tutta probabilità stata estratta da un paper pubblicato 7 anni fa da un team di ricerca statunitense. Seppur il numero citato sia stato effettivamente scritto dagli scienziati, il suo significato è stato stravolto: ciò che è stato misurato come effetto è un rallentamento nell’ingrandimento della massa tumorale del 56%, dunque il decorso negativo della malattia non è stato affatto ribaltato, e nemmeno arrestato. Per di più, l’esperimento era limitato al solo tumore alla prostata, ed è stato eseguito solo sui topi.

Nonostante i due esperimenti meritino senz’altro ulteriori studi di approfondimento (tutt’ora in corso, dato che il filone di ricerca pare senz’altro promettente soprattutto per il tumore alla mammella), citare queste due pubblicazioni per millantare sicure proprietà curative dello zenzero non ha alcun senso. Anche perché, leggendo con attenzione gli studi, si apprende che i trattamenti non sono stati fatti con lo zenzero che si può trovare in commercio, ma con il già citato principio attivo 6-shogaol, uno specifico derivato che viene ricavato dalla pianta con un opportuno processo.

Perché la bufala sullo zenzero può essere pericolosa

La questione è analoga a quella sollevata dai trattamenti omeopatici. Nonostante consumare zenzero possa essere di per sé non-nocivo per la salute (a patto di non eccedere nelle dosi, magari accanto a un buon sushi), il vero rischio delle fake news sui presunti super-alimenti è che lascino pensare che si possa fare a meno della chemioterapia, di fatto sottraendo i pazienti alle cure più efficaci oggi a disposizione.

Se da un lato è del tutto plausibile che in un futuro imprecisato la chemioterapia venga superata con altri tipi di approccio, magari anche di minor tossicità per il paziente, al momento resta la miglior tipologia di trattamento possibile, almeno in base alle evidenze scientifiche finora raccolte. Riguardo allo zenzero, invece, gli studi sono a uno stadio troppo precoce perché se ne possa inferire un’efficacia certa, e qualunque stima quantitativa della possibile efficacia sulle persone è al momento impossibile.

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