Redatto da Oltre la Linea.

L’unica vicenda che mi pare assimilabile a quella che stiamo vivendo in questi giorni è quella dello scandalo P2 dei primi anni ’80 del secolo scorso”. Queste le parole del leader di Magistratura Democratica, Giuseppe Cascini. Si è diffusa oggi la notizia di un vero e proprio “centro di potere” esterno al consiglio supremo della magistratura.

In seguito allo scandalo, sono stati defenestrati, tra dimissioni e auto sospensioni, i seguenti consiglieri: Luigi Spina, Gianluigi Morlini, Corrado Cartoni, Antonio Lepre e Paolo Criscuoli. Seguendo le indagini, il giro di accordi ruotava attorno a Luca Palamara, ex presidente dell’Associazione Nazionale Magistrati ed ex consigliere CSM già indagato per tangenti al consiglio di Stato, e il faccendiere Fabrizio Centofanti, quest’ultimo legato alla magistratura.

Centofanti, attraverso un’associazione che organizzava seminari e corsi giuridici, aveva dato vita ad una fitta rete di rapporti che tra le varie iniziative puntavano a decidere le nomine del CSM. Attraverso questo sistema era entrato in contatto con Palamara, il quale risulta corrotto per la somma di 40.000 euro (sebbene gli indagati smentiscano questo particolare). Le indagini sono proseguite fino a scoprire che Palamara, Spina e i consiglieri Corrado Cartoni e Antonio Lepre erano in contatto con i parlamentari PD Cosimo Ferri e Luca Lotti (sotto processo per il caso Consip) per le nomine della procura di Roma.

A seguito di ciò, tutti i consiglieri in carica del CSM hanno emanato un documento in cui i fatti “seppur irrilevanti” gettano “discredito sull’Istituzione in cui si incarna la Magistratura Italiana”. Dunque si impone “un serio, profondo, radicale percorso di revisione critica e autocritica, di riforma e autoriforma dell’autogoverno, dei metodi di selezione delle rappresentanze dell’etica e della funzione […] La delicatezza della situazione impone di eliminare ogni ombra sull’Istituzione di cui siamo componenti, che deve essere e apparire assolutamente indipendente, libera di approfondire e di valutare, nell’ambito delle competenza che la legge attribuisce al Consiglio superiore della magistratura, quanto sta emergendo anche riguardo ai comportamenti di magistrati che del Consiglio fanno parte”.

(di Antonio Pellegrino)

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