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L’ennesimo presunto complotto ordito dal governo e dalle autorità sanitarie ai danni dei cittadini è già stato smentito. Non è vero che il Ministero della salute ha vietato le autopsie sui corpi di chi, purtroppo, ha perso la vita a causa di Covid-19 e per rendersene conto basta leggere il testo della circolare, la n.15280 del 2 maggio 2020. Ecco i punti salienti della sezione C relativa a esami autoptici e riscontri diagnostici, quella sotto accusa.

Al punto 1 della circolare si legge:

“1. Per l’intero periodo della fase emergenziale non si dovrebbe procedere all’esecuzione di autopsie o riscontri diagnostici nei casi conclamati di Covid-19, sia se deceduti in corso di ricovero presso un reparto ospedaliero sia se deceduti presso il proprio domicilio”.

L’espressione che ha generato il fraintendimento – chiamiamolo così, volendo lasciare la presunzione di buona fede – è quel “non si dovrebbe”, un condizionale che in lingua italiana non corrisponde a un divieto o a una proibizione senza possibilità di appello.

E infatti la circolare prosegue:

“2. L’Autorità giudiziaria potrà valutare, nella propria autonomia, la possibilità di limitare l’accertamento alla sola ispezione esterna del cadavere in tutti i casi in cui l’autopsia non sia strettamente necessaria. Analogamente le Direzioni sanitarie di ciascuna regione daranno indicazioni finalizzate a limitare l’esecuzione dei riscontri diagnostici ai soli casi volti alla diagnosi di causa del decesso, limitando allo stretto necessario quelli da eseguire per motivi di studio e approfondimento”.

Dal testo si evince quindi che gli esami post mortem sono (e sono sempre stati) consentiti, a discrezione delle autorità giudiziarie e delle direzioni sanitarie nei casi in cui fossero necessari o per accertare la causa della morte o per fini di studio e approfondimento.

Le limitazioni alle autopsie additate dai complottisti come la prova nero su bianco che ci stanno nascondendo la verità sul coronavirus si spiegano al punto 3 della circolare ministeriale:

“3. In caso di esecuzione di esame autoptico o riscontro diagnostico, oltre ad una attenta valutazione preventiva dei rischi e dei vantaggi connessi a tale procedura, devono essere adottate tutte le precauzioni seguite durante l’assistenza del malato. Le autopsie e i riscontri possono essere effettuate solo in quelle sale settorie che garantiscano condizioni di massima sicurezza e protezione infettivologica per operatori ed ambienti di lavoro: sale BSL3, ovvero con adeguato sistema di aerazione, cioè un sistema con minimo di 6 e un massimo di 12 ricambi aria per ora, pressione negativa rispetto alle aree adiacenti, e fuoriuscita di aria direttamente all’esterno della struttura stessa o attraverso filtri Hepa, se l’aria ricircola. Oltre agli indumenti protettivi e all’impiego dei Dpi, l’anatomo patologo e tutto il personale presente in sala autoptica indosseranno un doppio paio di guanti in lattice, con interposto un paio di guanti antitaglio”.

Da questo passaggio è palese che non esiste alcun divieto di eseguire esami post mortem a patto che possano essere operati in condizioni di massima sicurezza sia per il personale sia per l’ambiente di lavoro: le autopsie, per esempio, possono essere eseguite solo in sale con determinate caratteristiche (adeguato sistema di aerazione o di filtri per l’aria), e deve esserci disponibilità di dispositivi di protezione individuale (citati in dettaglio nei punti successivi, che descrivono anche tutta un’altra serie di precauzioni e procedure più tecniche, senza dimenticare la sanificazione degli ambienti al termine).

In questo modo il Ministero risponde all’esigenza più impellente di tutelare i vivi, a fronte delle ancora incomplete conoscenze sul nuovo coronavirus e delle oggettive carenze del sistema sanitario, che si riflettono anche in questo ambito, come testimonia la denuncia della Società italiana medici legali e assicurativi (Simla).

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