(foto: Mammiya via Pixabay)

La matematica torna al servizio della lotta alla pandemia. Un gruppo di matematici, informatici e infettivologi di varie università italiane ha realizzato un modello che dimostra come nella delicata fase dell’inizio della campagna vaccinale nella popolazione generale le misure restrittive, fra cui mascherine, distanziamento e altre limitazioni, mantengono un ruolo centrale. In particolare servono a evitare che nuove varianti del coronavirus Sars-Cov-2, magari più sfuggenti ai vaccini, possano prendere piede. E magari creare una crepa nella riuscita della vaccinazione su vasta scala. I risultati della ricerca, svolta dall’università di Trento, di Udine, dal Politecnico di Milano e dall’ospedale San Matteo e l’università di Pavia, sono pubblicati su Nature Medicine.

Vaccinazione, varianti e restrizioni

I ricercatori hanno creato un sistema matematico che combina un modello da loro creato nel 2020 e chiamato Sidarthe, che fornisce una previsione della diffusione delle infezioni da coronavirus, con un nuovo modello che tiene conto dei decessi, del numero di posti letto e delle terapie intensive oggi, in una simulazione che riproduce vari scenari di evoluzione della pandemia. Il periodo considerato è quello che parte adesso, nell’aprile 2021, nel momento in cui la vaccinazione comincia ad essere fornita a una più ampia serie di categorie di persone. Negli scenari gli autori tengono conto di vari fattori: in particolare studiano cosa succede al variare del numero Rt, della presenza o l’assenza di misure restrittive e della velocità con cui procede la campagna vaccinale, che a sua volta dipende dalla distribuzione e da eventuali blocchi dei vaccini.

Se le restrizioni pesano più del vaccino

I nostri risultati – si legge nella pubblicazione – dimostrano che gli interventi non farmacologici [dunque non i vaccini ndr] hanno un effetto maggiore sull’evoluzione dell’epidemia rispetto alla vaccinazione da sola, un elemento che spinge a raccomandare la necessità di tenere in atto queste strategie nella prima fase della campagna vaccinale”. Il dato non indica in alcun modo che la vaccinazione non sia essenziale o che sia meno efficace delle mascherine e delle altre misure, ma fotografa una scena in cui, quando tutti contemporaneamente applicano le regole per un periodo prolungato di tempo, l’impatto nel combattere  l’epidemia è maggiore di quello della vaccinazione (ricordando che non è possibile vaccinare l’intera popolazione nello stesso momento).

Fra le restrizioni gli autori indicano, oltre alle mascherine e al distanziamento, la chiusura delle scuole, di ristoranti, negozi e luoghi di intrattenimento. Se (ipotesi assurda) nel periodo da aprile 2021 a gennaio 2022 non avessimo alcun vaccino e non applicassimo le restrizioni potremmo ritrovarci a gennaio 2022 con quasi 300mila morti, stando alle proiezioni dello studio – uno scenario per fortuna irrealistico. Ora considerando una rapida campagna vaccinale, ma senza restrizioni o comunque con regole molto blande, il numero dei decessi scenderebbe a 51mila, sempre secondo il modello. Mentre applicando misure rigide sarebbe di 30mila e includendo anche una campagna vaccinale rapida arriveremmo a 18mila morti, spiegano gli autori, ricordando ovviamente che si tratta di proiezioni statistiche e che nella realtà purtroppo dietro ai numeri ci sono le persone. Considerando una campagna vaccinale veloce, il confronto fra la presenza di misure cautelative forti – 18 mila decessi – e l’assenza – 51 mila decessi – indica chiaramente l’importanza di tenere in atto le misure.

La ricerca statistica presenta ovviamente dei limiti dovuti al fatto che tiene conto di parametri fissati e non di scenari reali in cui conta molto anche l’adesione alle regole o alla campagna vaccinale da parte degli individui e in cui si possono manifestare vari fattori imprevisti.

Meglio prima chiudere e poi riaprire

Un altro elemento di interesse riguarda la scelta temporale delle chiusure e delle riaperture. I ricercatori indicano che a parità di periodi di chiusure e aperture, è meglio optare per una chiusura tempestiva e precoce, seguita da un periodo di apertura, invece che il contrario. In altre parole quando iniziano a manifestarsi segnali di crescita della diffusione del virus, temporeggiare in attesa di vedere come evolve la situazione non è la scelta migliore, mentre decidere per applicare regole rigide all’inizio e poi rilassarle in tempi relativamente brevi (dopo un mese) consente comunque di contenere di più il contagio.

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