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Se ne parlò fin da subito, quel 15 aprile, quando ormai era palese che ben poco sarebbe rimasto del tetto e della guglia di Notre Dame. Un’anima di oltre 300 tonnellate di piombo fusa dall’incendio, e polveri e detriti dispersi nell’aria non poteva che essere una situazione da monitorare. Sebbene i primi controlli avessero rassicurato autorità e cittadini, a distanza di quasi due mesi torna l’allerta, dopo che nel sangue di un bimbo residente nell’Ile de la Cité (il fulcro antico della città di Parigi dove si trova la cattedrale) sono stati riscontrati livelli di piombo superiori al limite consentito. L’Agenzia sanitaria regionale (Ars) dell’Ile de France ha predisposto nuovi monitoraggi e emesso nuove raccomandazioni, consigliando controlli per bambini sotto i sette anni e donne incinte, per i quali il pericolo di avvelenamento è più elevato.

Monitoraggi ambientali

I controlli ambientali sugli inquinanti (primo tra tutti il piombo) erano partiti già due giorni dopo l’incendio di Notre Dame, il 17 aprile. I risultati avevano rassicurato la città: le misurazioni effettuate dal Laboratorio centrale della prefettura di polizia di Parigi avevano mostrato concentrazioni di piombo nell’aria e nelle polveri depositate non preoccupanti, al di sotto della soglia normativa (0,25 microgrammi al metro cubo per l’aria e 0,3 grammi al chilo per le polveri). A eccezione delle aree prospicienti alla cattedrale, il piazzale e alcuni edifici in affaccio, da subito dichiarate inagibili e chiuse al pubblico: qui la presenza di piombo al suolo raggiunge i 10-20 grammi al chilo. La bonifica comunque – fanno sapere dall’Ars – dovrebbe iniziare nei prossimi giorni.

Principio di precauzione

Nonostante i dati non allarmanti, il ritrovamento di livelli di piombo anomali (oltre 50 microgrammi per litro) nel sangue di un bambino residente nell’Ile de la Cité ha fatto scattare ulteriori misure di sicurezza: va appurato infatti quali luoghi il bambino abbia frequentato, i quali andranno controllati e sarà valutato se per caso non esistano altre fonti di contaminazione.

Controlli, dunque, e per precauzione l’Ars ha ribadito le raccomandazioni igieniche generali (pulire le case con panni umidi evitando scope e aspirapolveri, togliersi le scarpe all’ingresso in casa, lavarsi frequentemente le mani, lavare spesso i giochi dei bambini che possono entrare a contatto con la bocca, tenere le unghie corte e evitare di mangiarsele) e invitato in particolare le donne incinte e i bambini minori di 7 anni che vivono nell’Ile de la Cité a consultare il proprio medico e farsi prescrivere esami del sangue per la valutazione del piombo.

Avvelenamento da piombo

Come riferisce ancora l’Ars, le condizioni del bambino non destano preoccupazione: sebbene il suo stato di salute debba continuare a essere monitorato, per il momento non necessita di terapie mediche.

Il piombo è un elemento tossico per l’organismo umano, che in linea generale non dovrebbe contenerne tracce. Le polveri di piombo sono invisibili a occhio nudo, inodori e tendenzialmente insapori per cui è difficile accorgersi della loro presenza. Per questo è importante evitare le fonti di contaminazione e attuare le misure preventive. Il piombo può essere assorbito attraverso le mucose, la cute e l’apparato digerente e a seguito di esposizione continua e duratura (l’avvelenamento acuto è molto raro, in genere per atto volontario, e spesso mortale) può accumularsi nell’organismo dando origine a una condizione nota come saturnismo.

L’intossicazione cronica da piombo, in poche parole, si manifesta come pazzia, disturbi mentali e psicologici simili a quelli della schizofrenia, ma provoca anche danni all’apparato osseo e muscolare, a quello gastro-intestinale, al sistema circolatorio, ai reni e all’apparato riproduttivo, e altro ancora.

La terapia è, in primis, l’allontanamento dalla fonte di esposizione a cui si accompagna la somministrazione di farmaci chelanti, cioè capaci di sequestrare il piombo accumulato nel corpo.

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