(foto:Emanuele Cremaschi/Getty Images)

L’infezione da nuovo coronavirus preoccupa cittadini e governi su scala mondiale e le esortazioni a limitare i rischi, ai fini della prevezione del contagio, interessano tutti senza distinzione. Tuttavia, è chiaro che ci sono soggetti che hanno peculiari motivi per nutrire ulteriore preoccupazione. Il riferimento va quelli più esposti per  motivi anagrafici o perché soffrono di patologie pregresse, come i pazienti oncologici ad esempio.

La Fondazione Airc, sul suo sito ma anche sui canali social, ha colto l’occasione per affrontare il tema e offrire anche dei suggerimenti ai pazienti oncologici. Un’opportunità di approfondimento che ha visto il coinvolgimento di tre esperti, come Giovanni Maga, direttore del laboratorio di virologia molecolare presso l’Istituto di genetica molecolare del Cnr di Pavia, Michele Milella, a capo del dipartimento di oncologia dell’università di Verona e Francesco Perrone, che dirige l’unità sperimentazioni cliniche dell’Istituto nazionale tumori di Napoli.

In linea di massima, un paziente oncologico è più esposto al rischio di infezioni: vale in generale, quindi, non solo per Covid-19. Quest’ultimo però, è nuovo per gli esseri umani. Ogni malato oncologico ha la sua storia, i tumori non sono tutti uguali e nemmeno le terapie che le persone affrontano. Verosimilmente, secondo Maga, “maggiore è la gravità del tumore sottostante e maggiore sarà il rischio di andare incontro a un decorso dell’infezione da Covid-19 più grave rispetto a una persona sana”. Così come “è ragionevole pensare, per analogia con quanto accade nel caso dell’influenza stagionale, che in presenza di immunosoppressione da chemioterapia ci possano essere più complicanze e che il loro andamento clinico possa essere peggiore”.

Cosa devono fare quindi i malati di tumore? Sicuramente rispettare le prescrizioni che interessano tutti gli altri: lavarsi spesso le mani, non toccarsi il volto con le mani sporche, pulire le superfici, attenersi ai protocolli per segnalare eventuali problemi, come la presenza di febbre, tosse ecc.

Il paziente oncologico che contrae il virus, spiega Milella, sarà curato prioritariamente per la nuova patologia, rispetto a quella oncologica già esistente, ma lo stesso “avviene in caso di polmonite di origine batterica”. Ecco quindi che “il rischio legato al coronavirus è un elemento in più tra i tanti che già entrano a far parte della valutazione tra rischi e benefici che il medico fa continuamente insieme a ciascuno dei propri pazienti”.

I malati devono fare attenzione, ma anche chi li assiste deve porsi  le giuste domande: oltre alle buone prassi di sempre, familiari e caregiver devono mantenere le distanze dal malato se hanno sintomi di infezione e rispettare tutte le regole del caso, evitando di esporsi al contagio. Essersi sottoposti al vaccino antifluenzale dovrebbe essere già parte della normale routine per chi fa assistenza. La mascherina, secondo Perrone, per chi assiste pazienti in condizione di immunosoppressione da chemio, è “misura che viene consigliata da tempo e indipendentemente dalla attuale emergenza sul coronavirus”.

L’informazione è un aspetto importante in questa fase, e tutti devono informarsi dai canali ufficiali e dagli organismi informativi centrali.

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