(foto: Philippe Huhuein/Getty Images)

Un periodo così, per l’omeopatia, quando ricapita? In un colpo solo, istituzioni, giornali e finanziamenti hanno a modo loro detto  alla medicina alternativa che Samuel Hahnemann teorizzò un paio di secoli fa, senza che nel frattempo sia stato raccolto uno straccio di prova scientifica che ne dimostri l’efficacia. E nonostante la comunità scientifica riconosca (in larghissima – ma proprio issima – maggioranza) che i rimedi acqua-e-zucchero possono generare al più un effetto placebo, negli ultimi giorni abbiamo assistito all’ennesima serie di strizzate d’occhio al mondo omeopatico, da intendersi come una comunità trasversale che include gruppi di pazienti, di medici, di aziende e di centri in cui si praticano terapie non convenzionali.

Finanziamenti a go go in Toscana

L’ultima notizia, almeno in ordine cronologico, è quella relativa alla regione Toscana, per la quale si è appreso ieri dello stanziamento di centinaia di migliaia di euro per condurre studi sulle potenzialità delle terapie omeopatiche nel “contrastare gli effetti avversi della chemioterapia”. Anche se il bottino è da dividere con l’agopuntura (per la quale rimandiamo a un nostro vecchio articolo), si parla di un totale di circa 570mila euro, attraverso due progetti chiamati ChemocimFair Ac. Il primo, secondo ciò che ha riportato Repubblica, è un lavoro proposto in modo congiunto “dal centro per le terapie complementari di Lucca, da quello di medicina integrata di Pitigliano, dall’anestesia e rianimazione del Santa Chiara di Pisa e dall’Istituto tumori toscano”. Il secondo, invece, fa capo alla Asl Toscana sud-est.

A quanto si apprende dai documenti ufficiali, una parte dei fondi sarà destinata a capire se e quanto il deterioramento cognitivo (chemo brain) provocato dalla chemioterapia possa essere ridotto o contrastato grazie ai preparati omeopatici. Il problema, però, è che non si tratta affatto di un filone di ricerca promettente, nel senso che non esiste alcuna evidenza pratica o valutazione teorica che possa far immaginare una qualsivoglia efficacia delle terapie – sempre al netto dell’effetto placebo.

Per di più, il protocollo dello studio prevede uno strano mix tra terapie omeopatiche, sessioni con il neuropsicologo, sedute di agopuntura, adozione di particolari regimi alimentari e sessioni di attività fisica, in modo che alla fine non sarà né applicato il metodo del doppio cieco né si potranno fare confronti rigorosi con un gruppo di controllo. Tutti i pazienti, infatti, proveranno diverse strade, dunque non si capisce affatto come si potrà stabilire che cosa abbia (eventualmente) funzionato e che cosa no. Insomma, fondi che nella migliore delle ipotesi probabilmente si tradurranno in un nulla di fatto, o che addirittura genereranno risultati confusi da sfruttare a uso e consumo da chi promuove i preparati omeopatici.

Le esaltazioni in sordina al Senato

Forse lo ricorderete: lunedì scorso, il 28 ottobre, era il giorno del leggendario convegno sull’omeopatia in Senato, promosso soprattutto dalla senatrice pentastellata Virginia La Mura. Come sempre accade in casi come questo, è il fatto stesso che il convegno esista (all’interno di un contesto istituzionale) a far guadagnare implicitamente credibilità e legittimazione alle pratiche omeopatiche, al di là di ciò che viene effettivamente detto nel corso dell’evento. Non è un caso, infatti, che gli organizzatori abbiano diramato comunicati altisonanti e con toni trionfalistici, rilanciati poi da diversi giornali specializzati in ambito sanitario.

Ma come è andata, effettivamente? Il primo elemento degno di nota è il ridimensionamento della portata del convegno, che emerge per esempio nella sostituzione del titolo originale L’omeopatia quale prospettiva di crescita per il Ssn: il punto di vista medico e politico con un più vago L’uso della medicina omeopatica in Italia ed aspetti normativi. Così come è stato eliminato il riferimento alle prospettive di crescita, sono spariti anche i riferimenti sulla locandina al Movimento 5 stelle, sia come promotore dell’evento sia come responsabile dell’organizzazione. Certo, è rimasta la senatrice La Mura (che resta pentastellata), è rimasta la sede in una delle sale che afferiscono al Senato e non sono stati più di tanto rivisti i contenuti, ma almeno dall’esterno si è notato un certo ritirar di mani dopo aver lanciato il sasso.

Non sono comunque mancate alcune affermazioni degne di nota (in senso ascientifico), come “la medicina omeopatica agisce subito, è immediata”  e “dopo qualche ora il farmaco va cambiato e sostituito con un altro farmaco”, che naturalmente non sono basate su alcuna evidenza scientifica e quindi sono sostanzialmente tesi campate in aria. Addirittura, riporta Next Quotidiano, la senatrice avrebbe affermato che [l’omeopatia] è una medicina complementare che forse ha un valore maggiore rispetto alla medicina allopatica convenzionale, che oggi purtroppo è arrivata al suo tempo di maturità”, cercando di valorizzare le pratiche omeopatiche attraverso lo screditamento della medicina supportata da evidenze scientifiche. Ecco perché, infine, è stato proposto di includere l’omeopatia come “nuova disciplina sanitaria nel sistema sanitario nazionale”, alludendo probabilmente all’idea che anche i trattamenti omeopatici possano essere rimborsati ai pazienti con denaro pubblico: una discreta strizzata d’occhio alle aziende del settore, ahinoi ben poco sensata se si intende impostare il nostro sistema sanitario su pratiche che godano del consenso scientifico.

Lo sbandieramento dell’efficacia dimostrata

Qui il protagonista è l’ormai celebre Luc Montagnier, premio Nobel 2008 per la medicina grazie all’aver isolato il virus dell’hiv ma già da tempo schierato a favore delle pratiche omeopatiche. Le frasi pronunciate da Montagnier in un convegno spagnolo a inizio ottobre sono state riprese da Repubblica lo scorso martedì 22, e negli ultimi giorni sono diventate virali in rete.

In questo caso i paradossi (o, se preferite, le criticità mediatico-scientifiche) sono due. Il primo è il messaggio stesso proposto da Montagnier, secondo cui l’omeopatia non andrebbe affatto ignorata poiché ha una base scientifica. Secondo il luminare, infatti, la validità sarebbe dimostrata attraverso studi sui “segnali elettromagnetici di bassa frequenza” indotti “in soluzioni acquose altamente diluite”, che in qualche modo manterrebbero “memoria delle caratteristiche del dna stesso”. Peccato però che questo fenomeno non sia stato affatto dimostrato, e l’unico studio pubblicato in cui se ne parla sia firmato dallo stesso Montagnier e sia stato accettato solo da una rivista con scarsa autorevolezza e dedita alla pratica delle pubblicazioni predatorie. Il metodo adottato nello studio, recentemente raccontato in dettaglio da Open, è talmente folle da non aver dimostrato alcunché. E inoltre, aggiungiamo noi, resta comunque un enorme vuoto a livello logico tra questi fantomatici “segnali elettromagnetici di bassa frequenza” e i millantati effetti sulla salute, privi non solo di riscontro scientifico ma anche di una spiegazione razionale.

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L’articolo pubblicato sull’edizione cartacea di Repubblica

Il secondo paradosso è prettamente giornalistico. Anche se chi rilancia le affermazioni di un guru dell’omeopatia lo fa in modo fedele alla cronaca e ne sottolinea tra le righe le criticità, titolare un articolo sulla carta stampata con un virgolettato pro-omeopatia significa comunque far emergere l’opinione personale di un singolo scienziato, penalizzando dunque in visibilità quella che è la posizione di gran lunga più diffusa (e verificata) nella comunità scientifica. Non è un caso, infatti, che sui social i sostenitori dell’omeopatia abbiano rilanciato soprattutto il titolo e le prime righe del testo, ignorando tutto il resto dello scritto. La credibilità dell’omeopatia è basata unicamente sulla percezione, e questa percezione si nutre proprio di sparate pseudo-autorevoli come questa.

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