(foto: Paul Bris via Getty Images)

Il contagio da persone asintomatiche ma positive al nuovo coronavirus è “raro o molto raro”: queste sono le ultime affermazioni dell’Organizzazione mondiale della sanità (Oms), nella conferenza dell’8 giugno, che però non trovano d’accordo tutti gli scienziati. Fin dall’inizio l’Oms e l’Istituto superiore di sanità hanno sostenuto che il contagio da asintomatici non rientra fra le principali vie di trasmissione del virus e non c’è stato alcun cambiamento di idee su questo punto. Tuttavia, qualche scienziato italiano solleva dei dubbi sostenendo che i contagi da asintomatici sono possibili e non rari.

Asintomatici, il contagio è raro per l’Oms

All’inizio dell’epidemia l’Oms spiegava che il contagio avviene soprattutto da persone con febbre, tosse e altri sintomi comuni, anche se in forma lieve. In base a quanto già noto sugli altri coronavirus (Sars-Cov-1, causa della Sars, e il virus responsabile della Mers) la trasmissione da asintomatici risulta possibile ma non frequente. Anche se qualche studio riporta che si può essere infettati da persone che non hanno sintomi, come ricorda l’Oms, non si conosceva, all’inizio dell’epidemia, e non si conosce tuttora, la frequenza con cui questo avviene, pertanto sono necessari ulteriori approfondimenti. A oggi non ci sono prove sufficienti per cambiare questa idea: per questo nella conferenza dell’8 giugno 2020, Maria van Kerkhove, epidemiologa e responsabile tecnico dell’Oms, ha ribadito che, pur continuando un monitoraggio continuo sui vari casi, la trasmissione da asintomatici risulta tuttora “molto rara”. “È comunque una domanda ancora aperta”, ha chiarito Van Kherkhove, che rimarca che “l’Oms continua a raccogliere dati e ad analizzarli per accumulare ulteriori prove”.

Non solo l’Oms, ma anche altre autorità sanitarie, come l’European Centre for Disease Prevention and Control e l’Istituto superiore di sanità, fin dalle prime fasi della diffusione di Covid-19, hanno rimarcato che questa via di contagio sembra meno probabile e non è fra le principali. Fra le ragioni può esserci anche il fatto che se non si hanno sintomi e dunque se non si starnutisce e non si tossisce, è più difficile che le goccioline di saliva contenenti il virus – i famosi droplet – vengano trasmessi e contagino altre persone.

Le critiche

Ma non tutti gli scienziati sono d’accordo con l’affermazione dell’Oms e alcuni esperti ribadiscono che la trasmissione da asintomatici è possibile e che dunque non è il caso di abbassare la guardia. Fra questi, il virologo Andrea Crisanti dell’università di Padova che in un commento su AdnKronos ha criticato la dichiarazione dell’Oms. L’esperto si rifà all’esempio dello studio a Vo’ Euganeo, comune fortemente colpito da Covid-19. Dai dati su diverse migliaia di persone è emerso che circa il 43% erano asintomatiche e contagiose come quelle sintomatiche.

Nella ricerca, poi, sono stati messi a fuoco 8 casi comparsi fra due diverse riprese dello studio, di cui 5 asintomatici. In 2 casi non è stato possibile ricostruire la catena del contagio, in 3 casi è avvenuto da familiari sintomatici e in 3 casi da asintomatici. La statistica è ancora molto ridotta ma indicherebbe che il contagio da asintomatici non è inesistente o molto raro.

Tutto sta forse nel capire cosa si intende per “raro”, la parola utilizzata dall’Oms, e saranno necessari altri studi per accumulare dati e avere maggiori prove e più dati,he ancora non sono sufficienti, seppure saranno limitati a una determinata zona geografica.

Distinguere gli asintomatici

Peraltro bisogna anche intendersi su cosa si intende per asintomatici: in questo caso stiamo parlando di persone che pur avendo il virus non svilupperanno mai la malattia e non hanno sintomi. Ma anche chi invece è stato contagiato e avrà la malattia per un periodo di tempo – l’incubazione – è asintomatico: gli studi hanno stimato che in questi casi la persona sia contagiosa circa 2-3 giorni prima della comparsa del primo sintomo. E anche dopo la guarigione clinica, si può essere asintomatici ma ancora positivi al virus. In questo caso è necessario attendere la negativizzazione del tampone, anche se le ricerche mostrano che se non si ha alcun sintomo da almeno 3 giorni e la prima manifestazione clinica è avvenuta più di 10 giorni prima è ragionevole pensare che la probabilità di trasmettere il virus sia molto bassa.

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