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Il compromesso da trovare, questa volta, non riguarda dati o privacy, ma il caricabatterie. Gli attori in campo sono l’Unione europea e Apple. La prima, nei panni della Commissione, vorrebbe una standardizzazione degli strumenti per caricare smartphone e tablet, in un’ottica di riduzione dell’impatto ambientale e dell’ammontare dei rifiuti elettronici. La seconda invece sostiene che uniformare i caricabatterie significhi di fatto frenare l’innovazione e, quindi, non intende farlo. Seppur ancora tutto sia in via di sviluppo, si può iniziare a trarre un bilancio della vicenda.

Ad oggi ci sono tre tipologie di caricatori: micro Usb, Usb-c e lightning. I primi due utilizzati da Android e il terzo usato da Apple, almeno dalla produzione di iPhone 5. I legislatori europei si sono lamentati del fatto che gli utenti sono spesso tenuti a trasportare caricabatterie diversi per dispositivi simili. Da Bruxelles, poi, c’è soprattutto la volontà di ridurre i rifiuti elettronici standardizzando la ricarica. Secondo Roza Thun und Hohenstein, vicepresidente della commissione per il mercato interno del Parlamento europeo, “la quantità di caricatori gettati via ogni anno è inaccettabile”. All’ultima plenaria, l’europarlamentare, sottolineando la necessità di agire nel settore, ha chiosato: “Nonostante il caricatore sia molto piccolo, il problema per l’ambiente è molto grande”.

Stabilire così un caricatore uguale per tutti risolverebbe non solo il problema dell’e-waste (per cui si stimano 12 milioni di tonnellate entro il 2020 nell’Ue, a fronte di 50 milioni generate a livello globale ogni anno) ma anche pratico: non dover portarsi dietro caricatori diversi. Come fa notare The Verge, non si tratta della prima azione europea. Da tempo, infatti, Bruxelles spinge per un’omogeneità di questi dispositivi. Per Maroš Šefčovič, vicepresidente della Commissione europea, ulteriori regolamenti sono necessari, visto che gli accordi volontari fra gli attori del settore non sono stati sufficienti. Apple, Google, Lenovo, Lg, Motorola, Samsung e Sony avevano concordato volontariamente nel 2018 di standardizzare una qualche forma di ricarica da Usb-c entro il 2021. Di fatto, anziché cambiare la porta nel dispositivo si sono diffusi vari adattatori per le differenti tipologie di caricatore.

Apple non ci sta

Per l’azienda di Cupertino, che si prepara alla battaglia, però il cammino proposto dall’Ue non tiene conto di un fattore per loro essenziale: la capacità di innovare. “Crediamo che questa regolamentazione che forza la conformità dei caricatori per tutti gli smartphone soffocchi l’innovazione anziché incoraggiarla e soprattutto danneggi i consumatori europei e tutta l’economia” scrive Apple in una nota. Di fatto, essere costretti a utilizzare uno standard comune potrebbe trasformare un prodotto che l’azienda della mela vende a prezzi elevati in un prodotto comune, tagliando così il suo profitto. Di fronte a questo timore – negli ultimi sette anni sono stati prodotti oltre un miliardo di device con connettore lightning – la nota si rifugia ancora nella volontà di offrire un servizio orientato al cliente: “Speriamo che la Commissione continuerà a cercare una soluzione che non impedisca all’industria di portare al cliente nuove e entusiasmanti tecnologie”. La questione però è tutt’altro che chiusa.

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