Il nuovo mantra è tutto nel titolo: “Il futuro è privato”, e la scritta campeggia a caratteri cubitali alle spalle del padre-padrone. Succede all’F8, l’ottava conferenza annuale di Facebook dedicata agli sviluppatori che si è tenuta lo scorso 30 aprile a San Jose, California.
La nuova parola d’ordine di Facebook è questa: privacy, e per distrarre i più scettici sull’effettiva applicabilità del proposito – in una fase storica in cui i social diventano attori in una guerra di spionaggio che sfocia nella geopolitica – la presentazione quest’anno è stata ricca di distrazioni: la messa in vendita di nuovi visori Oculus, l’arrivo di Portal in Europa, il focus sulle app di messaggistica istantanea del gruppo, che cambiano faccia e aggiungono funzioni. Con tutto questo Zuckerberg prova a tornare alle origini, e descrive la sua creatura più famosa come uno strumento nato per “connettere le persone tra loro”. Può permetterselo, soprattutto, perché i numeri gli danno ragione.
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