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Perso il conto dei calciatori positivi al coronavirus, appena appresa la notizia della positività di Federica Pellegrini e Valentino Rossi, giunge ora l’allerta di alcuni ricercatori dei Centers for Disease Control and Prevention statunitensi: le manifestazioni sportive indoor (anche amatoriali) possono trasformarsi in eventi di superdiffusione, specialmente quelle di sport faticosi e di contatto come l’hockey su ghiaccio.

Il caso di Tampa Bay

È successo a giugno a Tampa Bay, in Florida, infatti, che 14 giocatori di hockey su ghiaccio su 22 (tutti maschi tra i 19 e i 53 anni) e un addetto di pista abbiano sviluppato sintomi riconducibili a Covid-19 nei cinque giorni dopo una partita. Come riferiscono nel Morbidity and Mortality Weekly Report i ricercatori del Florida Department of Health che hanno seguito il focolaio, il giorno dopo l’incontro sportivo uno dei giocatori ha manifestato sintomi riconducili alla malattia da Sars-Cov-2 ed è poi risultato positivo al tampone. Nei giorni seguenti 8 suoi compagni di squadra, 5 avversari e un addetto di pista hanno cominciato ad accusare malessere. Su 15 casi – rendono noto i ricercatori – la diagnosi di Covid-19 è stata confermata in 11, mentre per 2 non è stato possibile l’accertamento (i giocatori asintomatici, invece, non sono stati testati, pertanto non si può dire se siano stati contagiati e non abbiano sviluppato sintomi oppure se non siano stati infettati dal coronavirus).

Considerato il fatto che, a detta dei giocatori, non ci sono stati altri momenti di condivisione tra tutte le persone coinvolte, secondo gli esperti si tratta di un evento di superdiffusione di Sars-Cov-2, probabilmente legato al tipo di attività sportiva (l’hockey su ghiaccio è particolarmente impegnativo, la respirazione si fa profonda e pesante, e spesso i giocatori entrano a stretto contatto tra loro) e allo spazio di gioco.

“La pista di pattinaggio sul ghiaccio costituisce un luogo che è probabilmente adatto alla trasmissione di Covid-19: un ambiente interno in cui si verifica respirazione profonda e le persone sono vicine l’una all’altra”, si legge nel report. Oltretutto ci sarebbero evidenze scientifiche sul fatto che le basse temperature facilitino la diffusione del virus (ipotesi già emersa allo scoppiare di focolaio di Covid-19 in diversi impianti di lavorazione della carne), e che in determinate condizioni il patogeno possa viaggiare nell’aria a una distanza di più di 2 metri.

Altri eventi di superdiffusione

Esistono altri report che descrivono focolai scoppiati a seguito di manifestazioni sportive, diversi sempre collegati a partite di hockey. Ma eventi di superdiffusione si sono verificati anche in altri contesti al chiuso – casi che hanno poi portato alla decisione dei Cdc di riconoscere la diffusione aerea del coronavirus. A Washington, per esempio, la primavera scorsa 53 membri di un coro su 122 si sono ammalati di Covid-19 e 2 sono deceduti; e il focolaio della Casa Bianca, quello che ha visto vittima anche il presidente Donald Trump, si sarebbe alimentato durante una cerimonia.

E non è successo solo negli stati Uniti: anche la Corea del Sud ha segnalato eventi di superdiffusione legati all’attività sportiva indoor: durante una lezione di danza e fitness si sono infettate 57 persone.

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