(foto: Westend61 via Getty Images)

La malattia da nuovo coronavirus, Covid-19, alla data del 13 febbraio conta più di 60mila casi confermati. E dal 12 al 13 febbraio, in un solo giorno, ha fatto registrare un aumento di quasi 15mila nuove diagnosi. Apparentemente in controtendenza con l’andamento della settimana precedente, in cui il numero di casi sembrava in fase di stabilizzazione. Ma come si spiega questo aumento? Non c’è stata un’impennata dei contagi, ma un cambiamento nei criteri diagnostici del nuovo coronavirus, annunciato dalle autorità sanitarie cinesi in una nota ufficiale della mattina del 13 febbraio. Ecco quale.

L’impennata dei casi

Se si osserva il grafico del numero dei contagi, quella dal 12 al 13 febbraio è la crescita giornaliera finora più alta riferita dalle autorità (e riportata qui nella mappa e nel grafico dell’andamento dei contagi). Mentre dal 7 al 13 febbraio il numero di nuovi casi giornalieri sembrava in fase di stabilizzazione con pochi nuovi contagi (dall’11 al 12 febbraio 400 nuovi casi contro i quasi 15mila dal 12 al 13). E anche il numero di nuovi decessi, 242, è alto e balza all’occhio. Insomma, la fotografia della situazione al 13 febbraio colpisce l’attenzione. Ma questi aumenti non sembrano dovuti a un improvviso aggravamento o a nuovi focolai della malattia, ma a una variazione nel criterio con cui vengono identificati i casi, di fatto una riclassificazione diagnostica.

casi coronavirus

Nuovi criteri diagnostici a Hubei

Nella mattina del 13 febbraio la Commissione sanitaria della provincia di Hubei, il cui capoluogo è Wuhan, la città da cui è partito il contagio e maggiormente colpita dall’epidemia, ha notificato 14.840 nuovi casi. Le autorità hanno annunciato nuovi criteri per la diagnosi che riguardano soltanto la provincia di Hubei: nell’ultimo protocollo, come si legge su China.org, hanno il Covid-2019 sia le persone risultate positive al test utilizzato finora sia quelle positive alla tac polmonare. E questo ampliamento secondo gli esperti contribuisce all’aumento del numero di casi notificati.

Curare meglio i pazienti

Ma perché questa variazione? Le autorità hanno spiegato che questo cambiamento, serve a “assicurare che i pazienti ricevano trattamenti standardizzati, in linea con quelli per i casi confermati, quanto prima possibile per migliorare il tasso di successo delle terapie”, come riportano China.org e numerose testate internazionali. Insomma, va nell’interesse delle persone, perché quanti più malati vengono identificati tanto meglio si riesce a curarli. Inoltre, la dichiarazione rimanda al fatto che probabilmente nella provincia di Hubei il numero di casi del nuovo coronavirus è stato finora sottostimato, come riferisce Time, e che la revisione dei criteri è utile “per rimanere in linea con la classificazione diagnostica utilizzata dalle altre province nel paese”.

L’interpretazione del cambiamento

In pratica, i criteri basati esclusivamente sulla positività al test per il nuovo coronavirus non sarebbero sufficientemente inclusivi, almeno a Hubei, la più colpita. Secondo quanto dichiarato al Time da Ben Cowling, docente di epidemiologia delle malattie infettive all’università di Hong Kong, la Cina semplicemente non avrebbe la capacità per testare tutti i casi sospetti. E sempre in base alla sua opinione ha senso includere anche le persone probabilmente infette e non solo quelle sicuramente infette, come avvenne anche nel caso della Sars.

“L’estensione dei criteri diagnostici nella provincia di Hubei è una misura appropriata”, ha spiegato a Wired Pier Luigi Lopalco, epidemiologo e professore di Igiene all’università di Pisa. “Come è avvenuto anche in altre situazioni epidemiche è opportuno che chi abbia sintomi conformi a quelli del nuovo coronavirus e sia venuto in contatto con altri contagiati – la probabilità è molto alta a Wuhan e nella provincia di Hubei – riceva una diagnosi di Covid-2019 per poter accedere alle cure adeguate”. A livello globale, inoltre, i vari paesi si stanno preparando e stanno mettendo in campo tutti gli strumenti per affrontare i diversi scenari possibili, conclude l’esperto, incluso quello di una pandemia.

The post Perché i casi di coronavirus sono schizzati a 60mila in un solo giorno appeared first on Wired.



Leggi l’articolo su wired.it