(foto: Robert Alexander/Getty Images)

Quando salite su un aereo vi sembra di dover aspettare troppo prima di vederlo decollare? O di rimanere parecchio tempo in attesa prima di poter scendere dopo l’atterraggio? Potrebbe non essere solo un’impressione data dalla scomodità del viaggio. Il New York Times scrive che questi tempi morti di rullaggio – che in inglese si chiamano taxi time – negli ultimi anni sono aumentati considerevolmente, motivo per cui i tempi totali di percorrenza si sono considerevolmente allungati.

In attesa

L’articolo del quotidiano statunitense si basa su una serie di dati fra cui quelli dell’Airlines for America, la più grande associazione di categoria delle compagnie aeree statunitense. Dal 1990 al 2018, il taxi time è aumentato del 19% negli aeroporti più grandi e del 24% negli hub di medie dimensioni. Per fare un esempio: se qualche anno fa, al Tacoma International Airport di Seattle gli aerei passavano in pista una media di 9 minuti prima di decollare o di ricevere dalla torre di controllo l’autorizzazione per dirigersi verso un gate, oggi questo dato è quasi triplicato e si arriva a 26 minuti.

La ragione principale per cui ciò avviene è l’aumento costante dei passeggeri e dei voli. Il fatto che sempre più persone abbiano deciso di utilizzare l’aereo come mezzo di trasporto ha congestionato gli aeroporti e il traffico aereo.

Ovviamente, più voli effettua una determinata compagnia, più guadagna; se invece il volo rimane a terra, la situazione com’è evidente si complica. Inoltre, dal 1987, ogni compagnia aerea è obbligata a dire a che ora il volo è arrivato a destinazione e quali sono state le cause del ritardo, nel caso in cui questo abbia superato i 15 minuti; se un volo domestico tarda più di tre ore o un volo internazionale arriva quattro ore dopo il previsto, la compagnia deve pagare una sanzione: per tutti questi motivi, le aziende hanno aggirato il problema, allungando i tempi di percorrenza così da far risultare tutti i voli in orario.

Funziona?

In alcuni casi, questa strategia può rivelarsi efficace. Come sottolinea Mark Hansen, professore e direttore del Centro nazionale di eccellenza nella ricerca dell’aviazione (National Centre of Excellence in Aviation Operation Research), la durata di un volo si basa su delle previsioni – spesso basate su condizioni ottimali, come buone condizioni meteo – ma è molto variabile. Se una compagnia la dilata, si tutela da eventuali imprevisti. Questa pratica può però risultare in un aumento generale dei costi: tempi di volo più lunghi significano stipendi più alti per il personale di bordo e una maggiore spesa per il carburante, tra le altre cose.

Inoltre, tutto questo può causare ritardi: può capitare infatti che un volo per il quale la compagnia ha previsto una durata più lunga arrivi in anticipo e il pilota debba attendere alcuni minuti in pista prima di dirigersi al gate per lo sbarco, perché quest’ultimo è occupato da un altro aereo.

Secondo uno studio – tra i cui autori figura anche Hansen – i ritardi aerei pesano per 32 miliardi di dollari sull’economia americana. Circa 8,3 di questi ultimi sono attribuibili alle compagnie aeree, e la metà di questi a voli per i quali è stata prevista una durata più lunga.

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