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La campagna vaccinale in SudAfrica sarebbe dovuta partire nei prossimi giorni con un milione di vaccini somministrati al personale sanitario. Ma è stata sospesa temporaneamente a causa della efficacia limitata del vaccino prodotto da AstraZeneca e l’Università di Oxford, contro una variante del coronavirus, la cosiddetta variante sudafricana, appunto. A riferirlo è stato il ministro della Salute Zweli Mkhize, dopo l’uscita di uno studio, non ancora sottoposto a peer-review, svolto dall’Università del Witwatersrand a Johannesburg ( e anticipato dal Financial Times) che suggerisce come non ci siano prove sufficienti per determinare se questo vaccino possa essere efficace contro la mutazione sudafricana. Come annunciato dal capo dell’unità di crisi Maria Van Kerkhove in un’intervista rilasciata alla Cbs News, ora l’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) ha deciso di discutere in modo specifico, con il suo gruppo indipendente di studio, sull’efficacia del vaccino su questa variante.

I dati delle sperimentazioni del vaccino di AstraZeneca sono stati discordanti fin dall’inizio. Come racconta Science, infatti, i risultati preliminari nei diversi paesi suggerivano un’ampia e diversificata gamma di percentuali di successo contro malattie lievi e moderate, ma anche che ci sono state non poche difficoltà nell’interpretare i dati a causa delle differenze nella dose, degli intervalli di tempo tra le somministrazioni e delle varianti in circolazione. Nello studio preliminare in questione, che ha coinvolto circa 2mila volontari, la maggior parte giovani (età media di 31 anni) e in salute, è emerso che il vaccino offrirebbe “una protezione minima contro la malattia lieve e moderata” causata dalla variante sudafricana (circa del 10%). “Il vaccino AstraZeneca è apparso efficace contro il ceppo originale, ma non contro la variante”, ha precisato Mkhize. “Abbiamo deciso di sospendere temporaneamente il lancio della campagna vaccinale”. In altre parole, quindi, non è stato possibile valutare e accertare la protezione e l’efficacia contro casi gravi della malattia e nei casi di ospedalizzazione perché i volontari esaminati erano giovani, ed era quindi improbabile che si ammalassero gravemente.

Un’altra questione, al centro di numerosi dibattiti, è anche quella secondo cui ritardare la seconda dose del vaccino Astrazeneca potrebbe aumentarne la protezione. A suggerirlo è un recente documento, in pre-print, nel quale è stato evidenziato come somministrare la seconda dose a una distanza di 12 settimane dalla prima la renderebbe molto più protettiva e raggiungerebbe un’efficacia pari all’82%. Non solo: rianalizzando dei dati di fase 3, i ricercatori dell’Università di Oxford hanno suggerito che una sola dose offrirebbe una notevole protezione (circa il 76% dopo 22 giorni dalla somministrazione) e che il vaccino avrebbe efficacia anche sulla trasmissibilità del virus. “Da un’analisi di ulteriori dati provenienti dalle sperimentazioni in corso del vaccino è emerso che l’efficacia del vaccino è maggiore a intervalli più lunghi tra le due dosi e che una singola dose di vaccino è efficace al 76% da 22 a 90 giorni dopo la vaccinazione”, spiegano i ricercatori. Dati, tuttavia, che fanno discutere (come sottolinea il biologo Enrico Bucci). Per esempio, gli intervalli di confidenza attorno a tutti i valori di efficacia misurati al variare di ogni variabile testata nello studio sarebbero infatti molto ampi. Ma si resta ovviamente in attesa di nuovi dati e nuove analisi.

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