(Foto: Pier Marco Tacca/Getty Images)

Tornare come a marzo dello scorso anno, con un lockdown rigido per tutta l’Italia. Anche se la curva epidemiologica sta rimanendo sostanzialmente stabile. È questa la proposta lanciata nei giorni scorsi da diversi esperti. In primis da Walter Ricciardi, consigliere del ministro della Salute Speranza, secondo cui sarebbe necessaria una chiusura totale di alcune settimane per riuscire a riportare la diffusione del coronavirus al di sotto dei 50 casi ogni 100mila abitanti. Ad accodarsi oggi sono anche gli esperti del gruppo Italian Renaissance Team, che ha lanciato un appello al governo per l’adozione, in tempi rapidi, di misure più restrittive, tra cui l’obbligo di mascherine Ffp2 al chiuso, somministrazione di tutti e tre i vaccini disponibili per gli over 70, l’incremento dei tamponi e l’eventuale estensione del lockdown su tutto il territorio nazionale, con lo scopo di tenere la situazione epidemiologica sotto controllo e provare a limitare la diffusione delle varianti del coronavirus in Italia.

Ma perché questa preoccupazione, a tal punto da proporre un altro lockdown totale? Quello che impensierisce gli esperti, divisi tra la chiusura generale e il rafforzamento delle misure già in atto con interventi chirurgici e ad hoc, è la diffusione delle varianti del coronavirus sul territorio nazionale, che sappiamo ormai essere molto più contagiose rispetto al ceppo originale. Secondo la recente indagine dell’Istituto superiore di sanità, il 17,8% dei casi positivi (quasi un quinto) è dovuto alla cosiddetta variante inglese, più trasmissibile almeno del 50%. E che quindi potrebbe diventare in poco tempo il ceppo prevalente nel nostro Paese, portando potenzialmente a un nuovo picco di contagi e a un aumento dei ricoveri e dei decessi. Questa variante è stata individuata infatti, in circa l’88% delle regioni prese in esame dallo studio dell’Iss, con una prevalenza regionale molto diversificata, con stime che vanno dallo 0 al 59%.

Da qui, una nuova richiesta: “considerata la circolazione nelle diverse aree del paese si raccomanda di intervenire al fine di contenere e rallentare la diffusione della variante Voc 202012/0 [quella inglese, ndr], rafforzando o innalzando le misure in tutto il paese e modulandole ulteriormente laddove più elevata è la circolazione, inibendo in ogni caso ulteriori rilasci delle attuali misure in atto”, si legge nel documento dell’Iss. Anche il Centro europeo per la prevenzione e il controllo della malattie (Ecdc), a causa della rapida diffusione delle varianti, ha di recente aggiornato il rischio di un’ulteriore diffusione del coronavirus nell’Ue come alto-molto alto. “A meno che le misure non farmacologiche non vengano continuate o addirittura rafforzate, nei prossimi mesi dovrebbe essere previsto un aumento significativo dei casi e dei decessi correlati alla Covid-19, scrive in una nota la direttrice Andrea Ammon.

A ritenere necessaria e urgente un nuovo lockdown è anche Andrea Crisanti, virologo dell’Università di Padova, secondo cui le zone rosse non bastano per contenere le varianti. “Il lockdown andava già fatto a dicembre, ora è fondamentale una chiusura dura per evitare che la variante inglese diventi prevalente e abbia effetti devastanti. D’altronde così è in Germania, Francia e Inghilterra”, riferisce l’esperto intervistato dalla Stampa. Anche l’infettivologo Massimo Galli è della stessa opinione, dichiarando a Tv2000 che il sistema delle Regioni colorate non sta funzionando e che le nuove varianti ci sono già “e vogliono dire quasi certamente più infezioni e più problemi. E purtroppo la conclusione non può che essere qualcosa di simile alla soluzione paventata dal collega Ricciardi. Mi fa zero piacere dire questa cosa, però temo che sia nelle evidenze e riflette quelle che sono state le esperienze della Francia e dell’Inghilterra prima di noi”.

Più contenuta, invece, è l’opinione di Fabrizio Pregliasco. Riferendosi alla proposta del lockdown totale, il virologo ha commentato a RaiRadio1 che “è quello che ha maggiore efficacia, Ricciardi ha ragione ma mi rendo conto che c’è una rabbia sociale di chi è in sofferenza da mesi. D’altra parte i dati sono in peggioramento, in Lombardia con la variante inglese pare siamo al 30% dei casi, la situazione va affrontata con attenzione”.

A non essere d’accordo, invece, è Francesco Vaia, direttore sanitario dello Spallanzani di Roma, secondo cui un lockdown totale non servirebbe, ma basterebbero chiusure chirurgiche laddove diventi necessario. “Non si tratta, di aggravare le misure, ma applicare con severità quelle che abbiamo”, ha detto l’esperto a RaiNews24. “Non ci fate vedere più scene di assembramenti, così riguadagneremo spazi di libertà”. Anche secondo l’opinione di Massimo Andreoni, primario di Infettivologia al Policlinico Tor Vergata di Roma, discutere nuovamente della possibilità di un lockdown non serve a nulla.  “Abbiamo una situazione epidemiologica di stallo, in cui i numeri si stanno mantenendo costanti”, ha riferito all’AdnKronos. “Questo può essere letto in modo positivo da una parte e negativo dall’altro, perché è partita anche la campagna vaccinale e fare le immunizzazioni mentre il virus circola aumenta la capacità delle varianti di resistere. È quindi obbligatoria una cautela”.

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