Redatto da Oltre la Linea.

La definizione di follia, come dice la frase erroneamente attribuita ad Einstein, è fare sempre la stessa cosa e aspettarsi un risultato diverso.

Ma i Democratici sono impazziti? Vogliono davvero proporre contro Trump nel 2020 lo stesso tipo di candidato che hanno proposto nel 2016? Il partito vuole davvero nominare Hillary 2.0?

Come altro descrivere Joe Biden, l’ex vice presidente ed ex senatore del Delaware attualmente in testa ai sondaggi, il quale ha lasciato intendere che entro “poche settimane” potrebbe candidarsi alla presidenza?

Lasciate perdere il suo aspetto da persona comune. Ignorate anche la sua recente, e ridicola, dichiarazione di essere “il candidato più progressista di sempre”. Considerate, invece, il grande numero di somiglianze che sembra avere con l’ex candidata presidenziale del 2016.

Supporter della guerra in Iraq? Si. Clinton è stata messa alla gogna sia dalla destra che dalla sinistra come un irriducibile falco; il suo voto a favore dell’invasione dell’Iraq l’ha tormentata durante le campagne del 2008 e del 2016. Infatti, uno studio realizzato nel 2017 ha dimostrato “una significativa correlazione tra le perdite militari subite da una comunità e il suo supporto per Trump”, e ha suggerito che se il Pennsylvania, il Michigan e il Wisconsin “avessero sofferto meno perdite” avrebbero potuto “mandare Hillary Clinton alla Casa Bianca”.

Mettiamo una cosa in chiaro: se dovesse candidarsi, Biden sarebbe l’unico candidato – tra i venti che attualmente corrono per la presidenza – ad avere votato in favore della guerra in Iraq. In quanto influente capo del Senate Foreign Relations Committee durante l’invasione, Biden ha (falsamente) sostenuto che gli Stati Uniti non avessero “altra scelta che eliminare la minaccia” di Saddam Hussein. Un ex ispettore dell’ONU ha anche accusato l’allora senatore di avere redatto un “rapporto-truffa” per fornire “copertura politica all’attacco militare contro l’Iraq”.

Amico di Wall Street? Si. La Clinton aveva un problema con Goldman Sachs; Biden ha un problema con MBNA [ex holding bancaria per la concessione di carte di credito, ndt]. Acquartierato nel suo stato del Delaware, MBNA è stato il suo principale finanziatore. Nel 2005, Biden ha usato la sua influenza per far firmare all’allora presidente Bush una legge che proteggeva le compagnie di carte di credito a spese dei creditori. National Review ha soprannominato Biden “il senatore della MBNA”. Suo figlio Hunter, addirittura, è finito a lavorare per la compagnia proprio mentre il padre firmava una legge che la proteggeva.

Proprio come nel 2016, Bernie Sanders attacca frontalmente le banche; e proprio come nel 2016, Joe Biden le difende. “Io amo Bernie, ma non sono lui”, ha detto Biden in un discorso del maggio 2018. “Non penso che 500 miliardari siano la causa dei nostri problemi. La gente in alto non è cattiva”.

Campione delle incarcerazioni di massa? Si. La Clinton è stata bersagliata per avere sostenuto la legge del 1994 che ha aumentato drasticamente la popolazione carceraria, introdotto nuovi crimini passibili di pena di morte e esacerbato le disparità razziali nel sistema di giustizia criminale. E Biden? Beh, lui quella legge l’ha scritta!

Ricordate come il sostegno a quella legge ha tormentato Hillary Clinton durante la sua campagna del 2016? “Non sono più gang minorili”, ha detto, “sono delle specie di bambini chiamati superpredatori… dobbiamo metterli in ginocchio”. Non pensate che la decennale retorica di Biden verso la “durezza della legge” lo tormenterà durante la campagna? Specialmente per quanto riguarda il voto delle minoranze?

Non mi interessa perché qualcuno è un malfattore”, ha detto Biden nel 1993, definendo “Democratici pazzi” quelli che cercavano di capire le cause della criminalità. “Non mi interessa capire perché qualcuno è antisociale. Non mi interessa capire perché è un sociopatico. Noi abbiamo l’obbligo di tenerli lontani dal resto della società”.

Nel 2007 ha detto alla National Sheriff’s Associations che “la legge del 1994 è il mio più grande successo”. Milioni di elettori neri si sono rifiutati di sostenere Hillary nel 2016. Perché non dovrebbero fare lo stesso con Biden?

Amico dell’establishment? Si. I Clinton sono arrivati a Washington D.C. nel 1993; la Clinton ha speso otto anni al Senato e quattro nel governo di Barack Obama. Biden è arrivato a Washington D.C. nel 1973; ha speso 36 anni al Senato e otto anni nel governo di Barack Obama.

Quando Trump cercherà di farsi passare come candidato anti-establishment nel 2020, quale sarà la risposta di Joe Biden? E la base Dem sosterrà un candidato che è stato amico e difensore del noto segregazionista Strom Thurmond, e i cui alleati dicono che è “un tizio che va molto d’accordo con Mitch McConnell e un gran numero di Repubblicani”?

Prono alle gaffe? Si. Pensate che il “miserabili” di Hillary Clinton sia stato pessimo? L’ex vice-presidente ha una lunga lista di “bidenismi”. Ricordate quando ha chiesto a un senatore in sedia a rotelle di “alzarsi e farsi vedere da tutti”? O quando ha detto a un pubblico principalmente afro-americano che “Mitt Romney gli avrebbe rimesso le catene”? O quando ha detto che “non puoi andare in un 7-Eleven o in un Dunkin’ Donuts se non hai un forte accento indiano”? E potrei continuare.

Perché candidare alla presidenza un uomo che farebbe sembrare Trump… qual è la parola… normale?

Perdente? Si. La Clinton ha vinto la nomination nel 2016 al secondo tentativo, dopo essere stata battuta da Obama otto anni prima. Per Biden, questa sarebbe la terza volta. I suoi sostenitori non vogliono che ve lo ricordiate, ma ha già corso alla presidenza due volte: nel 1987 è uscito dalle primarie del Partito Democratico dopo essere stato accusato di avere plagiato una parte del suo discorso. Nel 2008 ha lasciato la corsa dopo essere arrivato quinto al caucus dell’Iowa, ottenendo meno dell’1% dei voti.

Eppure, ora sembra che lui e i suoi supporters credano seriamente che questo perdente seriale sia l’unico candidato Democratico in grado di vincere il voto della classe lavoratrice bianca e trionfare alle elezioni presidenziali del 2020.

Ci sono prove a sostegno di quest’idea? Tanto per cominciare, un recente sondaggio ha dimostrato che “qualunque potenziale candidato Democratico per le elezioni del 2020 batterebbe Trump in un testa-a-testa”. Il grosso problema è che Biden non è la risposta a nessuna domanda. Davvero non hanno imparato nulla dalla lezione di tre anni fa?

(da The Intercept – traduzione di Federico Bezzi)

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