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Sebbene non sia ancora stato autorizzato dall’Agenzia europea del farmaco (Ema), differentemente da quelli di Pfizer-BioNtech e Moderna, il vaccino anti-Covid di AstraZeneca torna a far discutere. Questa volta non per questioni di sicurezza ed efficacia, ma per motivi di dosi. Nei giorni scorsi, infatti, la Commissione europea ha aperto un aspro dibattito con l’azienda farmaceutica dopo la dichiarazione che non avrebbe potuto fornire all’Europa la quantità di dosi del suo vaccino, più economico e più facile da gestire, pattuita negli scorsi mesi. E ora da Bruxelles, secondo fonti Ue, arriva una richiesta: quella di rendere pubblico il contratto che, secondo le recenti dichiarazioni dell’amministratore delegato di AstraZeneca Pascal Soriot, non conterebbe alcun obbligo nei confronti dell’Europa.

Ricordiamo, infatti, che ad agosto scorso la Commissione europea aveva ordinato ben 300 milioni di dosi del vaccino anti-Covid messo a punto da AstraZeneca e dell’Università di Oxford. Tuttavia, venerdì scorso l’azienda farmaceutica ha annunciato che, nel primo trimestre di quest’anno, fornirà ben il 60% in meno delle dosi inizialmente previste, passando dagli 80 milioni che dovevano arrivare entro la fine di marzo a 31 milioni. Forniture, quindi, che potrebbero non bastare e ritardare ulteriormente la campagna vaccinale. Ma perché? A chiederlo direttamente ai dirigenti dell’azienda farmaceutica sono stati alcuni rappresentanti della Commissione europea durante due incontri avvenuti nei giorni scorsi, che però non è andato affatto a buon fine. “Il confronto con AstraZeneca di oggi è stato insoddisfacente, con mancanza di chiarezza e spiegazioni insufficienti”, commenta in un tweet Stella Kyriakides, commissaria europea per la Salute. “Gli stati membri dell’Ue sono uniti: i produttori di vaccini hanno responsabilità contrattuali e sociali da rispettare”.

Il sospetto europeo è che AstraZeneca voglia vendere le dosi del suo vaccino in altri Paesi, che presumibilmente avrebbero offerto maggior denaro. Per questo motivo, all’azienda stata richiesta una maggior trasparenza e una documentazione dettagliata delle dosi prodotte e di quelle consegnate finora. Non solo: per avere un maggior controllo, la commissione valuterà l’attivazione di un sistema in cui tutte le aziende che producono vaccini contro il coronavirus nell’Ue dovranno fornire una notifica tempestiva ogni volta che decideranno di esportare i loro prodotti nei paesi extraeuropei.

Dopo qualche giorno, è arrivata la risposta di AstraZeneca: secondo le ultime dichiarazioni di Soriot, non ci sarebbe nel contratto alcun obbligo sulla consegna delle dosi, mentre la commissaria Kyriakides insiste su un accordo basato sul “best effort” (il “migliore sforzo“) che potesse garantire la produzione dei vaccini prima ancora dell’approvazione del vaccino stesso da parte dell’Ema. E la situazione, secondo l’Europa, non rispetterebbe il contratto. Ci sarebbero stati, invece, ritardi e intoppi di varia natura, aggiunge, precisando che l’azienda farà del suo meglio per produrre le quantità di dosi previste. In un’intervista rilasciata ai giornali del consorzio Leading European Newspaper Alliance (Lena), l’amministratore delegato di AstraZeneca ha chiarito: “appena avremo l’approvazione dell’Ema, nei giorni successivi invieremo subito 3 milioni di dosi in Ue, poi ci sarà un’altra fornitura corposa nella settimana successiva e così nella terza e quarta settimana del prossimo mese. L’obiettivo è recapitare all’Unione europea 17 milioni di dosi entro la fine di febbraio. Di queste, faccio una stima superficiale perché l’esatta allocazione la fa l’Ue, 3 milioni di dosi in Germania, 2,5 circa in Italia e 2 in Spagna”.

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