Certi amore non finiscono, fanno dei giri immensi e poi ritornano. Un po’ come quello del governo Conte per le autocertificazioni: con il Dpcm del 4 novembre, dopo una pausa di più di sei mesi, per i cittadini delle regioni rosse è tornato l’obbligo di giustificare i propri spostamenti, mentre per quelli delle regioni gialle e arancioni è necessario farlo solamente durante le ore di coprifuoco. Nonostante le numerose manifestazioni di dissenso per le nuove restrizioni e gli interventi nei talk show di giornalisti, immunologi e altri personaggi portati alla ribalta dalla pandemia, a nessuno sembra esser venuto in mente di mettere in discussione il sistema delle autocertificazioni. Già, perché quella che per noi italiani è diventata un’abitudine, nel resto dell’Europa è una pratica (quasi) sconosciuta. Perché siamo uno dei pochi paesi a usare (di nuovo) le autocertificazioni? Ma soprattutto, perché siamo gli unici a usare solamente autocertificazioni cartacee?

In Europa solo in Italia, Francia e Grecia sono obbligatori i moduli da mostrare alle forze dell’ordine nei periodi di lockdown, ma soltanto nel nostro paese non c’è ancora un’alternativa al foglio stampato. Nel Regno Unito non si è obbligati ad averli con sé, ma gli spostamenti devono comunque essere motivati da situazioni di necessità e i cittadini possono essere multati o arrestati dalle forze dell’ordine. In Germania, il sito Correctiv.org ha confermato che non c’è bisogno di compilare nessun modulo, anche se ogni stato federale ha le sue regole specifiche.

In Catalogna, la Generalitat ha messo a disposizione un’autocertificazione per motivare gli spostamenti dei cittadini durante il coprifuoco, mentre per gli spostamenti per motivi di lavoro sono disponibili dei fac-simile per i lavoratori essenziali sul sito della Gazzetta ufficiale del governo spagnolo. Nel resto della Spagna, tuttavia, non è necessario un modulo specifico per gli spostamenti quotidiani e gli agenti fanno affidamento su scontrini, ricette mediche e cartelle sanitarie.

Oltralpe le autocertificazioni sono apparse per la prima volta a marzo, ma con più di qualche differenza rispetto all’Italia: in Francia è obbligatorio uscire di casa con il modulo compilato – pena una multa di 135 euro (200 euro per la seconda infrazione, 3.750 euro e fino a sei mesi di carcere se si arriva a tre infrazioni nell’arco di un mese) – ma da aprile i francesi possono compilare un’autocertificazione digitale sul sito del ministero dell’Interno: inserendo i propri dati in un generatore automatico, è possibile scaricare una versione pdf dell’autocertificazione provvista di un Qr code simile  a quello che si usa nei biglietti dei treni.

Gli agenti delle forze dell’ordine sono muniti di uno scanner per verificare le informazioni riportate sul file: oltre all’orario inserito dai cittadini, i Qr code riportano anche l’ora in cui è stato effettivamente generato il documento per evitare frodi. “Durante i primi giorni del lockdown, ho respinto l’opzione di un’autocertificazione digitale che aveva preso piede su Internet perché pensavo che non proteggesse i dati personali”, aveva dichiarato l’ex ministro dell’Interno Castaner in un comunicato. Questa soluzione, invece, “è una fedele traduzione della versione cartacea: nessun dato è trattenuto o trasmesso ai server del governo”.

In Grecia, il sistema di certificazioni dell’esecutivo di Kyriakos Mitsotakis si è dimostrato molto innovativo: oltre alle classiche autocertificazioni, i cittadini greci  infatti motivare i propri spostamenti mandando un sms al governo. Funziona così: nel messaggio bisogna specificare nome e indirizzo, indicando un numero da 1 a 6. A ogni numero corrisponde uno dei motivi per cui è permesso uscire (andare in farmacia, al supermercato, e via discorrendo). Questo sistema, lanciato durante il primo lockdown a marzo, ha avuto un enorme successo: in totale, la popolazione ha inviato 110 milioni di sms in 42 giorni e il governo ha ricevuto in media 1,818 messaggi al minuto. “[Il digitale] è diventato una necessità e stiamo cercando di fornire più servizi possibile ai cittadini”, ha raccontato  il ministro greco per l’innovazione digitale Kyriakos Pierrakakis a Euronews. In risposta alla pandemia, da marzo nel paese è anche operativo un sistema di ricette mediche online, insieme a centinaia di applicazioni per i servizi amministrativi e anche un’iniziativa per il turismo digitale.

Ma torniamo all’Italia. Nel nostro paese, i moduli di autocertificazione hanno debuttato il 9 marzo, dopo aver ricevuto il via libera dall’Autorità garante per la privacy  che consente “alle autorità pubbliche impegnate nel contrasto dell’epidemia di raccogliere informazioni anche sensibili”. Tuttavia, come spiegato dall’ex presidente dell’Autorità garante per la protezione dei dati personali Antonello Soro, all’inizio della pandemia i destinatari di questi moduli erano la Protezione civile e il personale sanitario, mentre i controlli oggi vengono effettuati dalle forze dell’ordine: si tratta infatti di un evento che “non era stato specificato, benché naturalmente la nozione di autorità pubblica sia ampio”. Inoltre, sempre agli albori dell’emergenza,  l’opzione di una versione digitale – e nello specifico, di un’applicazione per smartphone – era stata prontamente esclusa dal ministero dell’Interno perché avrebbe potenzialmente esposto la privacy degli utenti, si disse. In un articolo diffuso il 24 marzo viene spiegato infatti che “i dati contenuti nel modello consentono di rivelare, infatti, non soltanto la frequenza e la tipologia dello spostamento dell’individuo ma anche le ragioni – personali e riservate – che giustificano lo spostamento”. Inoltre, il formato digitale, sempre a detta del ministero, “non consente di essere acquisito in originale dall’operatore di polizia” e non permetterebbe quindi eventuali verifiche della sua validità.

Con il senno del poi, visto il fallimento del sistema Immuni, sviluppare un’altra app per generare autocertificazioni poteva in effetti non essere la migliore delle idee. Tuttavia, neanche escludere – per di più, a priori – l’uso della tecnologia in questo campo è una scelta vincente, soprattutto alla luce dei proclami sulla digitalizzazione che vengono spesso ribaditi dal governo.

Per sfruttare al meglio le possibilità tecnologiche in Italia, il digital evangelist Michele Vianello propone allora un’autocertificazione digitale, che consisterebbe in un “accesso al modello di autocertificazione utilizzando l’identificazione attraverso Spid“. Lo Spid (Sistema pubblico di identità digitale) – già utilizzato dagli italiani per accedere a vari servizi online dell’amministrazione pubblica come l’Inps, l’Agenzia delle Entrate e molti altri – “genererebbe una autocompilazione di alcuni dati richiesti (ricavati direttamente dal sistema Spid) e il cittadino dovrebbe solo compilare on line alcuni altri campi”, come le motivazioni del suo spostamento. Lo Spid, come ha spiegato Vianello a Wired, “equivale ai sensi del codice civile a ciò che avviene attraverso a una presenza allo sportello, a una forma scritta tradizionale”, è un sistema sicuro che genera una password valida una sola volta (Otp) e tiene conto del luogo e dell’ora in cui viene utilizzato. Dopo averlo compilato, il cittadino potrebbe scaricare sul telefono il modulo in formato pdf da mostrare alle forze dell’ordine, mentre una copia di questo rimarrebbe comunque nel database del ministero (al quale verrebbe esteso l’accesso agli agenti).

In questo modo, il sistema Spid, oltre a velocizzare e digitalizzare la compilazione delle autocertificazioni, “consentirebbe di centralizzare il flusso di conoscenze a disposizione delle autorità per comprendere meglio i nostri spostamenti, le loro motivazioni”, sovrapponendosi, forse con più fortuna, alle funzioni svolte da Immuni. “Lo Spid è un animale multifunzione, bisogna imparare a utilizzare tutte le sue diverse valenze” ha affermato Vianello, aggiungendo che questa soluzione sarebbe anche un incentivo a dotarsi di Spid per chi ne è ancora sprovvisto. Per gli ostinati, il sistema di compilazione digitale potrebbe essere esteso anche alle carte d’identità elettroniche: l’importante, per Vianello, “rimane incentivare la digitalizzazione in Italia”. Il nostro paese infatti, è venticinquesimo su 28 stati europei per innovazione digitale, davanti solo a Romania, Grecia e Bulgaria.

In linea con questa soluzione, anche la Commissione europea si sta muovendo decisa verso il digitale: lo scorso 28 ottobre infatti la presidente Ursula Von Leyen ha annunciato un nuovo pacchetto di misure per far fronte alla seconda ondata dell’epidemia sul territorio europeo, tra le quali spicca la proposta dell’European Passenger Locator Form, un’autocertificazione digitale unitaria per permettere viaggi nell’area Schengen. Nel comunicato stampa, la Commissione europea ha posto l’accento sull’opzione digitale, spiegando che semplificherebbe il processo burocratico e lo renderebbe accessibile a tutti i cittadini europei. Questa soluzione andrebbe a sostituire il Passenger Locator Form, promosso da Iata (International Air Transport Association),  dall’Icao (International Civil Aviation Organization) e dall’Oms.

 

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