(Foto: Nicolò Campo/Sipa Usa)

5.793 studenti e 1.020 insegnanti positivi al 10 ottobre. Sono questi gli ultimi numeri disponibili sui contagi da nuovo coronavirus nella scuola, dopo la riapertura iniziata lo scorso 14 settembre. Numeri che riassumono il monitoraggio che il ministero dell’Istruzione esegue con la collaborazione dei dirigenti scolastici. Numeri poveri, che ci dicono ben poco su cosa stia accadendo nelle scuole. Da un lato perché manca ogni riferimento alla tipologia di istituto, dall’altro perché racchiudono una situazione nazionale, senza alcun distinguo locale. Ci sono stati più contagi nelle scuole elementari o in quelle superiori? Abbiamo province o regioni più in difficoltà o la distribuzione è uniforme su tutto il territorio?

Non lo sappiamo. E chissà quando lo sapremo, perché, scrivono da viale Trastevere, quasi come contraltare al nostro recente appello proprio su questi dati, “il ministero dell’Istruzione comunica di aver condiviso, fin dall’inizio, i risultati del monitoraggio condotto attraverso i dirigenti scolastici con l’Istituto superiore di sanità, per contribuire alle analisi epidemiologiche”, secondo un comunicato diramato nella serata del 29 ottobre dallo staff della ministra Lucia Azzolina. In parole povere, il ministero raccoglie i dati ma li dà solamente all’Iss. All’opinione pubblica al momento deve bastare lo scarno riassunto, come se questi numeri non fossero di interesse collettivo.

È giusto che l’Istituto superiore di sanità li usi per le indagini epidemiologiche (e si spera ne arrivi presto una dedicata alla scuola), ma questo non esclude che possano e debbano essere di dominio pubblico, in formato aperto. Potrebbero infatti servirci per avere la prova che le scuole non stiano avendo alcun ruolo nella diffusione del contagio (cosa che ovviamente speriamo tutti, ma che sembra poco credibile). Ma potrebbero anche essere utili per dirci che non stiamo facendo abbastanza e dobbiamo cambiare strategia (e questo non significa necessariamente chiusure generalizzate). 

È essenziale che i dati siano in mano all’Istituto superiore di sanità, che ci aggiorna costantemente con elaborazioni e infografiche sui contagi in Italia. Peccato che generalmente questi siano forniti in comodi pdf, già impacchettati o comunque in formato chiuso. Lo stesso avviene sul sito di Epicentro, dedicato proprio al controllo epidemiologico dell’Iss. In virtù di una comunicazione trasparente e aperta, l’Organizzazione mondiale della sanità a questo riguardo ha ampi database utilizzabili e tra questi anche i numeri su Covid-19, facilmente reperibili e scaricabili. Sarebbe quindi ora che l’Italia si adeguasse, sorpassando un’incomprensibile gelosia per i propri numeri, soprattutto durante una crisi sanitaria come quella che stiamo vivendo.

Per queste ragioni Wired ha deciso di sottoporre il ministero dell’Istruzione e l’Istituto superiore di sanità a una richiesta secondo il Foia (Freedom Of Information Act) per l’accesso ai dati scolastici relativi ai contagi, per categoria di istituto e comune di appartenenza. Lo stesso Foia che era stato sospeso durante la prima fase acuta dell’epidemia di Covid-19 e che speriamo sia tenuto in maggiore considerazione durante questa seconda ondata. Perché abbiamo, ancora, bisogno di trasparenza.

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