(foto: Soumyabrata Roy/NurPhoto via Getty Images)

Le aziende Pfizer e BioNTech hanno appena reso noto che stanno lavorando per fornire un vaccino anti-Covid a mRna contro Covid-19 aggiornato, per renderlo ancora più efficace contro la variante delta. A questo scopo le due case produttrici hanno richiesto l’approvazione delle autorità regolatorie statunitensi per dare il via ad un trial clinico sul vaccino aggiornato. A detta delle compagnie la sperimentazione potrebbe partire già nel mese di agosto. L’annuncio arriva in un comunicato ufficiale delle aziende il cui l’obiettivo è quello di migliorare ulteriormente la protezione contro la delta, a fronte delle recenti notizie di un calo della copertura (ma di quella non contro le forme gravi che rimane elevata).

I vaccini attuali contro la delta: quanto sono efficaci?

Se i test di laboratorio hanno mostrato che due dosi del vaccino di Pfizer-BioNTech è efficace anche contro la variante delta, oggi la maggiore attenzione deriva dagli ultimi dati riferiti dalle autorità sanitarie israeliane (ricordiamo che Israele è stato molto rapido nella campagna vaccinale). Il ministero della Salute israeliano ha dichiarato che risulta un possibile calo della protezione contro la malattia Covid-19 causata dalla delta: si parla di una diminuzione del 30% dell’efficacia, che si attesterebbe dunque al 64% contro le forme sintomatiche. Ma le autorità rimarcano che la copertura contro le forme gravi rimane al 93%, altro motivo per cui la vaccinazione con due dosi resta fondamentale.

Aggiornare il vaccino

A fronte di questi dati e dell’aumento dei casi associati alla delta in vari paesi, fra cui l’Italia, Pfizer e BioNTech hanno adattato il vaccino alla nuova variante, ricordando che con i nuovi vaccini a Rna messaggero un cambiamento di questo genere è più semplice e rapido di quanto avvenga con i vaccini tradizionali. Ferma restando la maggiore velocità, l’arrivo effettivo del nuovo vaccino dipende dai tempi impiegati dalle autorità sanitarie per la valutazione e l’autorizzazione alla nuova immissione sul mercato, che sarebbe probabilmente comunque più veloce rispetto a quella iniziale del prodotto nuovo. Finora sappiamo che il trial clinico basato sulla nuova formulazione dovrebbe cominciare, se tutto procede come previsto, in agosto.

I dati sulla terza dose

In generale i test di laboratorio sono andati bene: uno studio della University of Texas Medical Branch, pubblicato su Nature, ha messo in rilievo che due dosi del vaccino di Pfizer-BioNTech in test di laboratorio stimolano la produzione di un alto quantitativo di anticorpi (o meglio un elevato titolo anticorpale) contro la variante delta. Anche per queste ragioni le compagnie anticipano che una terza dose potrebbe ulteriormente potenziare la risposta immunitaria, un po’ come si è dimostrato per la variante beta (ex sudafricana). Per questo sono in corso studi preclinici e clinici sull’ulteriore richiamo.

Pfizer e BioNTech anticipano che i dati preliminari degli studi sulla terza dose sono promettenti, anche se si tratta solo di un annuncio e questi risultati non sono ancora pubblicati. Le due compagnie fanno sapere che prevedono di richiedere a breve un’autorizzazione per l’uso d’emergenza – come tutti i vaccini che abbiamo contro Covid – anche per una nuova somministrazione. Tuttavia, ad oggi le autorità regolatorie Usa, i Centri per il controllo e la prevenzione delle malattie (Cdc) e la Food and Drug Administration (Fda), hanno scritto in una dichiarazione congiunta che gli americani che hanno già ricevuto due dosi non devono sottoporsi alla terza dose, per il momento.

Riguardo all’eventuale scelta del vaccino per questo ulteriore richiamo, inoltre, bisogna ricordare che di recente due scienziati, Antonio Cassone e Roberto Cauda, hanno ipotizzato che, per chi ha ricevuto due le prime due dosi di vaccino a mRna, la terza potrebbe essere effettuata con un vaccino non a mRna, visto che dall’ultimo rapporto dell’Agenzia italiana del farmaco effetti collaterali come febbre e dolori muscolari, anche di entità intensa, sembrano aumentare al crescere del numero di dosi.

Quando si farà la terza dose?

Anche sulle tempistiche del richiamo in più e sulla durata dell’immunità, i dati a cui fanno riferimento Pfizer e BioNTech sono quelli presentati da Israele. “Come osservato dai dati di vita reale rilasciati dal ministro della Salute israeliano – scrivono le aziende – l’efficacia del vaccino è diminuita a distanza di 6 mesi dalla vaccinazione, mentre nel frattempo la variante delta è diventata dominante nel paese”. Questi risultati, spiegano, sono in linea con quelli rilevati dallo studio condotto dalle aziende: “Questa è la ragione per cui abbiamo affermato e continuiamo a ritenere che sia probabile, sulla base dell’insieme complessivo dei dati raccolti, che una terza dose sia necessaria fra i 6 e i 12 mesi dopo la vaccinazione completa”.

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