Philippe Starck presenta la sedia progetta con l’AI al Salone del Mobile di Milano (foto: Paolo Armelli/Wired)

Al Salone del Mobile 2019, subito dopo il taglio del nastro inaugurale, c’è stata la presentazione del nuovo progetto della design star Philippe Starck, che ha di recente compiuto 70 anni e ancora continua il suo lavoro di creativo infaticabile. Attento da sempre alla ricerca estetica così agli ultimi trend del mercato, il designer ha lanciato proprio in occasione della fiera milanese il suo ultimo progetto per Kartell, con cui ha realizzato in passato diverse collaborazioni divenute celebri, come ad esempio le sedie Masters.

E anche questa volta a venire presentata è una sedia, la cui particolarità sta però nella sua progettazione: è il primo prodotto dell’azienda a venire interamente concepito dall’intelligenza artificiale. A Starck infatti è venuta l’intuizione di sollecitare un software di disegno informatico a cui ha affidato un compito essenziale: realizzare una seduta comoda che impiegasse la minor quantità di materiale e di energia possibile. Il risultato, interamente progettato dalla macchina, si vede qui sopra e sarà messo in commercio a breve.

Tutto è stato possibile grazie alla collaborazione con Autodesk, gigante dei software di design per costruzioni, progetti ed effetti speciali. “Con Stark è stato un dialogo continuo durato più di un anno e mezzo, abbiamo dovuto incontrarci a metà strada fra le sue necessità e ciò che il computer poteva fare effettivamente. Abbiamo dovuto insegnare alla macchina ciò che doveva fare come se fosse un bambino a cui insegnare a mangiare da solo, e continuerà a migliorare anche in futuro“, dice Mark Davis, responsabile dell’area design research di Autodesk. Anche per lo stesso Stark è stato un processo progressivo, anche se coerente con la sua visione globale del design: l’abbiamo intervistato per capire meglio la genesi e le ricadute del progetto.

Philippe Starck: “ecco la prima sedia progettata dall’intelligenza artificiale”
La sedia progettata dall’intelligenza artificiale nell’iniziativa di Philippe Starck, Kartell e Autodesk

Philippe Starck, com’è la nata l’idea di lavorare con l’intelligenza artificiale?

“È semplice: da 30 anni io e i miei colleghi designer creiamo dei mobili, delle sedie, lo facciamo molto bene, ma alla fine sono cose sempre uguali perché escono sempre dal mio cervello, dalla stessa cultura, della stessa memoria. È per tutti così. Siccome non mi piace annoiarmi e voglio sempre fare esperienze nuove, due anni fa ho cercato Autodesk e gli ho fatto una sola, semplice domanda: è stato complicato perché all’inizio l’intelligenza artificiale non conosceva nulla e per due anni gli abbiamo insegnato le funzioni base del design”.

È la prima volta che si tenta un progetto del genere?

“Oggi è un giorno importante perché segna la demarcazione di un’era: prima c’erano i designer intelligenti che facevano cose altrettanto intelligenti, ora c’è l’AI che è ancora più intelligente e fa cose che prima non riuscivamo a concepire. È un po’ come quando alla fine degli anni Novanta il campione di scacchi Kasparov perse contro un computer. Anche io oggi sono stato in qualche modo battuto dalla macchina. Oggi i limiti dell’immaginazione umana sono stati superati”.

In questo scenario come cambia il ruolo del designer quando le macchine possono potenzialmente sostituirlo?

“All’inizio succederà come nel mio caso: il designer deve porre una domanda intelligente alla macchina per ottenerne una risposta intelligente, altrimenti il risultato sarà stupido come la domanda. Quando l’AI sarà diventata abbastanza intelligente ci proporrà lei stessa delle soluzioni”.

Quindi lei prospetta la fine dei designer umani in qualche modo?

“Certamente, è una prospettiva che non mi fa paura. Nessuno ha mai detto che il designer esiste per disegnare delle sedie, il designer deve aiutare la società a vivere meglio. Quando io disegno qualcosa ad esempio mi circondo di ingegneri per degli aspetti che non conosco, e se oggi c’è qualcuno che può aiutarmi a porre soluzioni migliori allora è logico che io mi farò da parte”.

Philippe Starck: “ecco la prima sedia progettata dall’intelligenza artificiale”

La richiesta fatta all’AI di progettare col minimo impiego di energia e materiali ha a che fare con una sua preoccupazione per l’ambiente?

“Sicuramente, la mia volontà era di aprire le porte in futuro a un’intelligenza infinita, per trovare nuove soluzioni. È una preoccupazione filosofica si potrebbe dire, ma anche ecologica ed educativa, perché la macchina può imparare solo se noi stessi impariamo”.

Qual è dunque il suo rapporto con la tecnologia in generale?

“Prima nella mia creatività era inesistente: il miglior computer per il mio lavoro ero io stesso, perché solo lavorando senza computer ma con una matita e un pezzo di carta posso sentirmi davvero libero. Altrimenti avrei lavorato all’interno di un programma inventato da un altro, sarebbe stato comunque limitante. Ma allo stesso tempo cominciavo ad annoiarmi, dunque sono entrato anche io in una nuova era, ora ho un nuovo amico molto più intelligente di me”.

È soddisfatto della sedia realizzata dall’AI?

“In tutto e per tutto, per essere una prima volta abbiamo avuto un ottimo risultato. Abbiamo dovuto solo renderla liscia un po’ perché il progetto della macchina era piuttosto grumoso, ma per il resto è così come è venuta fuori dal computer: il primo caso di prodotto di design per il mercato non pensato da un cervello umano”.

In passato ha progettato di tutto, dagli yacht agli spremiagrumi, dai ristoranti agli smartphone, dagli occhiali alle stazioni spaziali: c’è ancora qualcosa che le manca da disegnare?

“Vorrei creare una società davvero civilizzata, moderna, intelligente e umana. Purtroppo non lo so fare e in generale nemmeno gli altri, vedo: siamo in una terribile fase regressiva in cui riemergono gli aspetti più deteriori dell’umanità. Vent’anni fa potevamo avere avuto la speranza di una società rivolta alla scienza, al futuro e alla condivisione, invece oggi torniamo a essere egoisti, nazionalisti, razzisti. È evidente che sia anche questa una fase, ma spero proprio che si concluda senza violenza dato che questi sentimenti sono gestiti proprio da persone aggressive e che la violenza la cercano in ogni modo”.

L’arte e la cultura possono fare qualcosa per interrompere questo ciclo?

“Non credo che siano esattamente l’arte e la cultura a poterci salvare, piuttosto l’intelligenza in ogni ambito: ognuno di noi, a qualsiasi livello, deve risvegliarsi da questo incubo. E per fare questo credo che l’unico modo sia ascoltare gli scienziati: sono gli unici a sapere le cose, a mantenere la calma e a porsi in maniera apolitica, umanista, pensando a lungo termine. Bisognerebbe fare un nuovo Rinascimento in cui i governi siano affidati agli scienziati. Ho speranza solo nella scienza. E nell’amore”.

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