(foto: Vincenti/Ruscio)

Milioni di bambine nel mondo giocano con Barbie e sognano di diventare astronaute e dottoresse ma a un certo punto, già verso i sei anni, interviene il dream gap. Ossia si smette di credere che certi traguardi siano possibili per una donna e si prendono altre strade. Il risultato? Ci sono poche donne nell’area Stem, quella che include scienze, tecnologia, matematica, ingegneria. È una situazione che va cambiata e su cui aprire un dibattito.

Al Wired Next Fest 2019 il tema è al centro della tre giorni grazie a More Women in Stem: The Dream Gap Project. Donne protagoniste della scienza e della tecnologia discutono di come colmare questo divario di prospettive, incentivando le ragazze a impegnarsi in campi considerati tradizionalmente “maschili”.

Una discussione avviata anche dal main partner Barbie, la bambola più famosa al mondo e amata da generazioni di fanciulle. Il marchio iconico di Mattel si è reinventato veicolando alle bambine il messaggio: sognate di essere quello che volete. Un auspicio ribadito sul palco del Wired Next Fest 2019 da Richard Dickson, presidente e chief operating officer di Mattel.

Un mondo di possibilità

Come spiegato da Dickson, “Barbie riflette un mondo di possibilità e ha deciso di contribuire al dibattito culturale. La bambola è stata protagonista di numerose reincarnazioni ed è diventata sempre più un modello di empowerment, leadership e diversity. Il motivo lo spiega Dickson: “Barbie si è mossa tra le epoche ed è stata oggetto di controversie. Cosa fa realmente per le donne, come le ispira? Dobbiamo insegnare a una nuova generazione di donne cosa significa giocare con una Barbie, coinvolgere le famiglie in una nuova conversazione” che comprende anche la domanda: “Cosa succede quando le donne sono libere di immaginare cosa desiderano essere?”.

Il brand ha deciso di svoltare, “transitando da un’eredità che amiamo all’essere parte di una nuova narrativa”, e ha scelto di “dare alle ragazze la possibilità di scegliere, perché anche i corpi sono diversi”. Ad aiutare la transizione concettuale anche una community di influencer che dialoga con Mattel, apportando valore.

Modelli di vita

Le ambizioni si possono scegliere, così come le vie per perseguirle. Lo dimostrano le tanti imprenditrici, scienziate, dirigenti e innovatrici ospiti del Wired Next Fest 2019.

Come Giulia Baccarin, imprenditrice e innovatrice in ambito biomedico. O Sandra Savaglio, astrofisica. O come Francesca Pasinelli, direttore generale di Fondazione Telethon. Tre protagoniste che nel primo giorno del Wired Next Fest hanno lanciato un messaggio: scommettete sul talento che riconoscete fin da giovani, cogliendo anche i cambiamenti normativi e sociali.

Che cosa provoca un più lento aggancio delle donne alle carriere in ambito tecnico-scientifico? Secondo l’astrofisica Sandra Savaglio le cause si possono ricercare nell’assenza di role model, nella discriminazione e nella mancanza di autostima. Tuttavia, spiega la scienziata che ha fatto ritorno in Calabria dalla Germania, non sempre l’ambiente fa la differenza, anche se l’incoraggiamento conta, ed è importante ascoltarsi.

“Per me la motivazione (di fare scienza, ndr) è stata l’eleganza del ragionamento logico matematico. Partire da una domanda e avere una risposta attraverso un processo pulito”, racconta Savaglio.

La inner voice è importante, così come rifiutare, anche da adulte, dice Giulia Baccarin, “il framing, la cornice che ci vuole incorniciare in un modello di realizzazione scritto per noi”. Alle ragazze la fondatrice di Mipu consiglia anche di cogliere l’opportunità dell’intelligenza artificiale che “costituisce una modalità nuova di fare di viaggio di conoscenza del mondo. La vera scoperta è  vedere quello che nessuno ha visto in quello che tutti abbamo guardato e con l’Ai si può. Ci sono migliaia di posti di lavoro che non sappiamo a chi dare in area Stem: il mio appello accorato è alle donne perché considerino questi percorsi”.

Scenari in cambiamento

I numeri stanno comunque migliorando, rispetto a diversi anni fa: basti guardare quelli della comunità medica. Il tasso di donne cresce quando si abbassa l’età anagrafica. Ma non è casuale, perché, spiega Francesca Pasinelli, direttore generale Fondazione Telethon, numerose dinamiche incidono. Non è un caso che le donne abbiano scalato alcune facoltà accademiche, quando sono stati introdotti gli esami di accesso: ecco uno dei sistemi per ritrovare, in proiezione, più donne nell’area Stem.

Non mancano ovviamente altri temi, sottolinea Pasinelli, come quello della conciliazione, “perché contano anche i fattori abilitanti: ovvio che avere un asilo nido in una facility scientifica favorisce la continuità rispetto agli esperimenti per una ricercatrice”. Confrontarsi continuamente fa parte del gioco, ribadisce Savaglio: “Spesso ho discussioni con gli uomini e non è facile farsi ascoltare”.

In un’epoca dove fatti e percezioni sono spesso disallineati nel grande pubblico, è importante anche ribadire che il tema delle scarsa presenza di donne negli ambiti scientifici esiste davvero, non è un mero discorso teorico. Lo dimostrano ad esempio i dati Uis (Unesco institute for statistics) secondo cui meno del 30% di ricatori al mondo è donna. I numeri sono chiari ma non sempre è facile capire le ragioni. Lo conferma, sul palco Y del Wired Next Fest, anche Cecilia Laschi, professore ordinario di bioingegneria industriale all’Istituto di biorobotica della scuola superiore Sant’Anna di Pisa: “Opero sono in un settore, quello ingegneristico, in particolare la robotica,  prettamente maschile. Sono di ritorno dalla conferenza principale della società mondiale di robotica e automazione e di donne c’erano davvero poche. I dati sono chiari, il perché non lo è. Nella mia esperienza personale, si vedono numeri abbastanza diversi. Sono docente e vedo che nei corsi dove c’è la componente bio, come la bioingegenria, la biorotica, le studentesse sono tante, quasi il 50%, quindi c’è assoluta parità. Non è certo il caso negli altri corsi di laurea in ingegneria”. Insomma, ragazze, continuate a insistere.

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