(Foto: Mufid Majnun on Unsplash)

Vaccini e giovani, è arrivato il tempo di discuterne. Se infatti fin a qualche mese fa era considerato ancora prematuro, in attesa che arrivassero vaccini indicati anche per i giovanissimi, ora non più. Negli Usa il vaccino di Pfizer-BioNTech ha ricevuto l’autorizzazione all’uso in emergenza anche per gli adolescenti, ed è ragionevole pensare che stessa sorte toccherà a Moderna, dopo l’annuncio dei risultati di efficacia anche nei giovanissimi. Realisticamente a seguire, prima o poi, lo stesso avverrà anche in Europa. Ma il dibattito su quanto sia giusto e opportuno vaccinare ora anche i più giovani – in attesa delle nuove autorizzazioni, prove di vaccinazione tra i giovani sono già in corso, come l’iniziativa di aprire ai maturandi nel Lazio i primi di giugno – continua.

Lo aveva fatto nei giorni scorsi l’Organizzazione mondiale della sanità invitando i paesi a donare le dosi di vaccini più che procedere con le somministrazioni nelle fasce più giovani, per bocca del suo numero uno, il direttore Tedros Adhanom Ghebreyesus. L’invito era quello di donare attraverso Covax, il programma per la distribuzione equa dei vaccini ai paesi più poveri. Un’iniziativa ambiziosa e minata da non poche criticità, come raccontavamo, dalla mancanza di fondi alla disponibilità appunto di vaccini.

Tanto che le dosi attualmente distribuite attraverso il programma ammontano a poco più di 70 milioni: circa 100 milioni in meno di quante avrebbero dovuto essere, ha denunciato l’Unicef, partner operativo del progetto. “Capisco perché alcuni paesi vogliano vaccinare i propri ragazzi e adolescenti, ma li esorto a ripensarci e donare piuttosto i vaccini al Covax – aveva chiesto Tedros Adhanom Ghebreyesus – perché nei paesi a basso e medio reddito, la fornitura di vaccini anti-Covid non è stata sufficiente neanche a immunizzare gli operatori sanitari e chi si occupa di assistenza, e gli ospedali sono stati sommersi da persone che hanno bisogno di cure salvavita”.

A peggiorare la situazione è stata la terribile ondata di Covid-19 che ha colpito l’India che ha bloccato le esportazioni dal paese dei vaccini destinati al programma. Ma non solo questo: Henrietta Fore, direttore esecutivo dell’Unicef, ha ricordato come il nazionalismo vaccinale,il  sotto finanziamento e le ridotte capacità produttive sono minacce che rischiano di rallentare ancora il programma. I paesi del G7 e quelli dell’Unione Europea potrebbero arrivare a donare più di 150 milioni di vaccini nel corso dell’estate, senza sostanzialmente intaccare le loro campagne vaccinali, ha aggiunto Fore.

Qualche risposta pare essere arrivata: gli Usa hanno annunciato l’intenzione di donare 80 milioni di dosi, e dall’Europa è arrivato l’impegno a donare 100 milioni di vaccini entro l’anno, soprattutto tramite il programma Covax, pur non avendo nascosto tra le sue priorità quella di vaccinare giovani e bambini, il “prima possibile”. Come evolverà la situazione staremo a vedere.

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