Redatto da Oltre la Linea.

Carola Rackete è sempre andata a braccio con la propaganda mediatica immigrazionista. Sin dalle sue prime apparizioni, da quel fine giugnio 2019, quando lamentava settimane in mezzo al mare per i “profughi”, ben consapevole che il governo italiano non voleva concederle di sbarcare sulle coste siciliane. Ebbene, dopo appelli strappalacrime, “blocchi forzati” (un modo come un altro per descrivere una violazione della legge italiana), speronamenti di motovedette, arresti temporanei e libertà, la “capitana”  sarà protagonista anche di un documentario, destinato a mitizzare ancora di più la sua figura.

“Sea Watch 3”: ecco il docu-propaganda su Carola Rackete

Si chiamerà “Sea Watch 3” il film di propaganda su Carola, e sarà presentato nel giorno di apertura del Festival dei Popoli a Firenze. Una pellicola che accelera il processo di beatificazione della Rackete, già ai massimi livelli l’estate scorsa. “La pellicola, girata dai giornalisti-registi Jonas Schreijag e Nadia Kailouli che erano a bordo dell’imbarcazione nei concitati giorni di giugno, racconta in presa diretta il salvataggio in mare di 53 migranti, l’arrivo della polizia e l’irruzione della nave sulle coste di Lampedusa.”, si legge su il Giornale.

Ma la propaganda per Carola Rackete è il pane quotidiano, e il film a Firenze non è che l’ultima delle sviolinate. La “capitana” era stata inviata anche al Parlamento europeo per parlare delle sue attività di salvataggio, ed era pure stata accolta con scroscianti applausi. Non dopo aver lanciato la solita patetica accusa all’Italia di “essere fuori dal diritto internazionale”.

Pietismi e sensi di colpa: così la propaganda immigrazionista si traveste da solidarietà

Con il documentario su Carola Rackete la propaganda immigrazionista fa un ulteriore passo avanti: dall’indottrinamento mediatico a quello culturale. Non che non sia mai avvenuto prima, basti pensare alla penosa fiction televisiva di mamma Rai Lampedusa, con Claudio Amendola nei panni di un maresciallo che scopre – guarda un po’ – il valore dell’accoglienza indiscriminata. Oppure Contromano, mediocre commediola di Antonio Albanese il cui protagonista – riguarda un po’ – scopre il valore dell’ “integrazione”.

Roba di basso livello, per carità. Forse con “Sea Watch 3” si punta in alto. Non solo a mitizzare il personaggio di Carola Rackete, ma anche a rendere prassi pseudo-scientifica l’idea dell’importazione di schiavi, chiamata ovviamente in altri modi.

E comunicata sempre con la tattica del pietismo e del racconto drammatico. Come fece Carola Rackete al Parlamento Europeo: “Abbiamo vissuto delle situazioni alienanti, abbiamo dovuto legare i corpi affinché non affondassero intorno a noi. Ho visto persone lasciate sole in mare o riportate nella Libia da cui erano appena fuggite. Ma nessuna esperienza è stata pesante come Sea Watch 3 con a bordo i migranti per giorni che nessuno voleva”.

“Una vergogna” diceva a quell’assemblea che recepiva con giubilo e quasi contentezza le accuse, applaudendo come se non ci fosse un domani: una scena quanto meno bizzarra.

Forse più del documentario su Carola. La cui reazione alla visione, se non altro, sarà lineare, comunque la si veda.

(di Stelio Fergola)

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