(foto: Commissione Europea)

La normativa europea sull’intelligenza artificiale (Ai Act) potrebbe portare all’Unione una perdita di circa 31 miliardi di euro nei prossimi 5 anni e causare una riduzione del 20% degli investimenti in queste tecnologie. Ancora prima dell’approvazione del nuovo Artificial Intelligence Act, proposto ad aprile dalla Commissione europea, il centro di ricerca Centre for Data Innovation ha pubblicato una serie di previsione sui costi che il regolamento potrebbe comportare una volta in vigore. Il progetto europeo, se approvato, sancirà la nascita delle più severe norme mondiali sull’uso dell’intelligenza artificiale, con una portata rivoluzionaria e unica nel settore.

L’obiettivo dell’Artificial Intelligence Act è di fornire un set di regole condivise che facilitino l’ingresso sul mercato europeo di nuovi prodotti e servizi, anche garantendo aiuti economici e organizzativi alle startup e alle pmi, in modo tale da aumentare il grado di fiducia degli utenti nell’uso di queste tecnologie. Proprio la mancanza di fiducia può infatti danneggiare le imprese una volta che questi prodotti e servizi diventeranno di massa. Inoltre, il regolamento sancisce il primato della sicurezza e della salvaguardia dei diritti fondamentali delle persone sullo sviluppo e sull’uso dell’intelligenza artificiale, per scongiurarne possibili effetti negativi e distorsioni nell’utilizzo. L’Ai act mira quindi, da una parte, a fornire una legislazione del mercato interno in questa materia e, dall’altro, a regolamentare l’uso dell’Ai in alcuni specifici casi, a seconda di diversi gradi di rischio. I rischi vanno da un grado “minimo”, in cui l’utilizzo di Ai è sempre consentito, a un grado “inaccettabile”, in cui l’Ai viene totalmente vietata, come nel caso dei sistemi di sorveglianza in luoghi pubblici.

Tuttavia, secondo gli autori dello studio pubblicato dal Centre for data innovation, approvare la nuova legislazione comporterebbe altissime perdite nelle tasche dei consumatori e delle imprese, andando in realtà a disincentivare l’innovazione e l’utilizzo di queste tecnologie. “La Commissione ha ripetutamente affermato che il progetto di legislazione sull’Ai sosterrà la crescita e l’innovazione dell’economia digitale europea” ha detto Ben Mueller, coordinatore dello studio “ma un’analisi economica realistica suggerisce che queste dichiarazioni sono ingenue o false”. Secondo Muller, l’Ai act sarebbe in conflitto con l’obiettivo del Decennio digitale dell’Unione di far usare l’Ai al 75% delle aziende europee entro il 2030. Per l’autore infatti, servirebbero investimenti 10 volte superiori a quelli attuali e, anche se ci fossero, i costi per rispettare le regole di conformità europee assorbirebbero il 20% di questi investimenti. In questo modo le imprese più piccole sarebbero disincentivate a entrare nel mercato, avendo meno risorse per affrontare questi costi che potrebbero arrivare fino a 400 mila euro in caso di tecnologie considerate “ad alto rischio”.

Nella proposta della Commissione, come detto, esistono diversi livelli di rischio che comportano limitazioni e spese per adeguarsi al rispetto dei diritti individuali. Le applicazioni ad “alto rischio” sono definite come potenzialmente pericolose per la salute delle persone o per i diritti fondamentali, per questo l’impostazione normativa prevede che le aziende attive in questo settore non possano essere esentate dal rispetto dei diritti fondamentali a causa delle loro dimensioni. Tuttavia, lo studio ha contestato l’attuale definizione di “alto rischio” come troppo ampia, prevedendo che potrebbe coprire più di un terzo dell’economia dell’Ue, escluso il settore finanziario. Di conseguenza, Mueller ritiene che i concorrenti stranieri potrebbero strappare grandi quote di mercato alle imprese europee, limitate dalla regolamentazione.

Lo studio ha incontrato la critica dell’Organizzazione europea dei consumatori, che ha definito “sconcertante vedere come anche la regolamentazione dei settori più pericolosi venga respinta”. “Seguendo questa logica” ha dichiarato a Euractive il rappresentante dell’organizzazione Kasper Drazewski “non sarebbe nemmeno sufficiente avere un Ai Act ridotto all’osso, ma l’intera proposta dovrebbe essere gettata in un tritacarne in modo da non influenzare i profitti dell’industria.

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